Un latitante lucchese in guerra sul fronte ucraino

Andrea Palmeri in Ucraina

L'estremista di destra Andrea Palmeri, fuggito nonostante la condanna per associazione a delinquere e violenze, sarebbe l'unico volontario italiano arruolato nelle milizie filo-Putin. Sposato con una russa «mi sono “sbattezzato” per convertirmi alla fede ortodossa. La cosa più importante è combattere Obama e Bruxelles». Il leader del Donbass: «Orgoglioso di avere un vero fascista»

LUCCA. Da “generalissimo” dei Bulldog ad appuntato nell'esercito della Nuova Russia, combattente in Ucraina a fianco delle milizie filo-Putin. L'estremista nero Andrea Palmeri, 35 anni, al centro di numerose vicende giudiziarie, nell'estate scorsa è sparito da Lucca - di fatto evadendo da casa sua - per andare a fare la guerra.

Due processi in corso e una condanna in secondo grado per associazione a delinquere, l'ex leader degli ultrà della Lucchese era infatti sottoposto a obbligo di dimora: non doveva allontanarsi da casa nelle ore notturne - dalle 21 alle 8 - né lasciare la città. Nessuno però aveva pensato a togliergli il passaporto, così nel giugno scorso Palmeri è partito indisturbato dall'Italia e poche settimane dopo ha fatto sapere d’essere in Ucraina. Ora rilascia interviste e posta messaggi e foto su Facebook mostrandosi a torso nudo mentre imbraccia il mitra.

Nessuno lo sta cercando, a parte i giornalisti. «Contro di lui non ci sono sentenze esecutive - spiega il suo avvocato Emanuele Fusi - e la violazione dell’obbligo di dimora deve essergli notificata personalmente». Poco probabile, dunque, che qualcuno vada a consegnargli un avviso del genere, in piena zona di guerra.

Intanto Andrea Palmeri fa notizia per essere l'unico volontario italiano arruolato nelle milizie del Donbass. A colpire è soprattutto il fatto che un militante di estrema destra abbia scelto i filo-russi anziché i battaglioni privati di Kiev che sbandierano simboli nazisti. E se la presenza del lucchese crea qualche imbarazzo nel composito fronte dei ribelli filo-Mosca (dove ci sono anche fazioni di sinistra), il leader Pavel Gubarev si è però detto orgoglioso di avere nella sua milizia «un vero fascista italiano».

Palmeri spiega la scelta un po’ con ragioni affettive - è sposato con una donna russa con la quale ha un figlio, quindi, dice, ama il popolo russo, tanto che si è appena “sbattezzato” per convertirsi alla fede ortodossa - e un po’ con motivi politici: gli piace Putin e soprattutto vuole lottare a fianco di chi difende la propria terra. Ma la cosa più importante - aggiunge - è combattere Obama e Bruxelles: «il problema, scrive su Fb, non sono gli ucraini ma i porci americani, sono loro il cancro del pianeta e qui non c'entra fascismo o comunismo, quelle ormai sono parole utili solo per la reciproca propaganda».

Andrea Palmeri (primo a sinistra) in Ucraina con i commilitoni

In un’intervista online, Palmeri ha raccontato che nella regione di Lugansk vive a casa di una contadina dove non ci sono né acqua né luce, il telefono non funziona e non esiste collegamento a internet. All'inviato del Foglio Andrea Sceresini che è andato a intervistarlo, ha parlato dei suoi duri inizi da soldato: l’hanno spedito subito in prima linea e il suo primo giubbotto anti-proiettile non era altro che un pacco di vecchi libri tenuti insieme col nastro adesivo.

La guerra comunque gli fa schifo, dichiara; non altrettanto si può dire delle le armi e dei modi violenti, a giudicare dai tanti pestaggi di cui si è reso protagonista. Di lui si comincia a parlare all'inizio degli anni Duemila, come capo incontrastato dei Bulldog 98, gli ultrà della Lucchese che - diranno poi i giudici - «operavano come struttura verticistica quasi militare e facevano della violenza il loro cavallo di battaglia». Intimidazioni, minacce e botte escono però ben presto dal recinto calcistico: la notte di Ferragosto del 2004 i militanti neri picchiano a sangue Edoardo Seghi, un giovane dei centri sociali. Tre anni dopo scatta l'agguato della gang contro Emanuele Pardini, architetto-operaio: è l'inverno del 2007 e la tranquilla Lucca scopre le svastiche sui muri, le prepotenze a scuola e per la strada, la paura. Palmeri si fa punto di riferimento di adolescenti incerti e suggestionabili che mischiano la politica al bullismo e al tifo. Per le aggressioni compiute coi Bulldog “il generalissimo” è condannato in secondo grado a cinque anni e sei mesi per associazione a delinquere finalizzata a violenza, percosse, lesioni gravi: l’ultima parola è ora della Cassazione.

E non è finita: nel novembre 2012 con un tirapugni Palmeri ferisce un giovane davanti a una discoteca; nel marzo 2013 aggredisce il cameriere Stefano Benassi rovinandogli un occhio. Per questa vicenda, condannato in primo grado a tre anni e dieci mesi, finisce in carcere e poi ai domiciliari. Però si pente subito, dice di non ricordare niente e promette che terrà le mani a posto: così il giudice gli impone soltanto l’obbligo di soggiorno. E lui taglia la corda per riciclarsi come combattente. Ora spiega in vari siti che a guerra finita tornerà a Lucca perché qui ha la famiglia e gli amici, e se dovrà scontare qualcosa per i suoi errori lo farà a testa alta, e comunque tra un carcere italiano e la guerra è sempre meglio il carcere: si mangia di più e non si rischia la vita. Intanto si gode la nuova notorietà da “foreign fighter”.