LUCCA. «I tempi sono maturi per creare il biglietto unico dei musei lucchesi. E gli strumenti ci possono essere. Il mio è un impegno personale in questo senso. Bisogna fare rete tra soggetti coinvolti, unire gli sforzi. Partire con un accordo preliminare e poi dare il via a una gara di evidenza pubblica per trovare un partner privato che gestisca la parte dell’accoglienza. A noi rimarrebbe quella della progettazione e della programmazione. Penso che sia l’unica strada da percorrere oggi».
Più chiare non potrebbero essere le parole della dottoressa Antonia d’Aniello, direttore dei musei nazionali lucchesi (Palazzo Mansi e Villa Guinigi) e funzionario della Soprintendenza per la sezione beni artistici storici ed etnoantropologici. Chiare in merito a un problema che chiede immediata risoluzione: la scarsità di forze di cui ciascun ente (musei, amministrazione) dispone allo stato attuale per fornire un’offerta turistica dignitosa. Dispiace alla dottoressa d’Aniello ammettere che per la carenza di custodi i musei nazionali possono aprire soltanto pochi giorni di festa durante l’anno.
Infatti nelle festività di Pasqua, Villa Mansi e Palazzo Guinigi potranno essere aperti al pubblico solo la mattina del Lunedì dell’Angelo (dalle 8,30 alle 13,30). E già è un grande sforzo: l’anno scorso furono chiusi sia a Pasqua che a Pasquetta. «Purtroppo - spiega la direttrice dei musei - per il lavoro su turno esistono tetti massimi per i festivi. In passato ci si fermava al 50%, l’anno scorso al 30. Quest’anno l’accordo specifico non è stato ancora raggiunto. Abbiamo un numero risicato di addetti: 17 in un museo e 16 nell’altro; lavorando su tre turni, sono pochissime unità. Fino ad alcuni anni fa erano venti almeno per ciascun museo. I dipendenti fuoriusciti non sono stati sostituiti. Per eventi straordinari, come è stato per la mostra di Battista di Gerio, abbiamo avuto il supporto degli Amici dei Musei. Cercheremo di concentrare le aperture in alcuni periodi, tipo l’estate. Il supporto dei volontari non basta: la tutela dell’edificio, la sicurezza, compete al personale, e noi abbiamo collezioni vaste, palazzi molto grandi».
Per la penuria di custodi, i musei non potranno così stare aperti a Pasqua, il 25 Aprile, nemmeno domenica prossima, il 24 marzo, in occasione della giornata del Fai. Forse potranno aprire il Primo maggio, se sarà confermato un progetto nazionale.
Secondo la dottoressa d’Aniello altra strada non c’è, in particolare in questo momento storico.
«Si potrebbe pensare di inserire il privato nella gestione dei musei, lasciando a noi la gestione della programmazione culturale - ribadisce la funzionaria della Soprintendenza -. Sarebbe un grande respiro per tutti, si abbatterebbero i costi e si darebbe un servizio migliore. Perché chi viene a Lucca vorrebbe un’offerta culturale adeguata. È un peccato che non possiamo darla. Qualche parola sull’ipotesi del partner privato è però già stata spesa, tra la Soprintendenza e il sindaco. Vediamo se il progetto riesce ad andare in porto».
«Forse la crisi riesce a far aprire gli occhi - conclude la direttrice dei musei nazionali lucchesi -. Credo che senza fare rete, veramente, non si possa più andare avanti. Del resto, ce lo insegnano le imprese. Da più parti ormai si apprende che aziende dello stesso settore fanno sistema per dividere costi, unire gli sforzi e ottenere così risultati migliori per tutti».
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