All'Opera Cafè in mostra le opere di Maurizio Ortuso, chef e artista

 LUCCA. "Sono tornato" si legge nella prima opera della serie di 15 collage esposti all'Opera café, in via di S. Croce (ingresso libero; apertura dalle 8 alle 21,30 da domenica a mercoledì, fino a mezzanotte e mezza da giovedì a sabato). In realtà Maurizio Ortuso, titolare della gastronomia Danne (a pochi passi dall'Opera café) e artista dell'esposizione "Lei passerà di qua", non è mai andato via. Durante i suoi frequenti spostamenti - Francia, Regno Unito, Svezia - dalla sua casa non è mai uscito, lui, che si definisce «cittadino europeo» e «migrante da generazioni». E dalla girandola di materiale vario (ritagli di giornale, cartoline, libri, francobolli, lettere, locandine) emerge questa identità multiculturale, figlia del globale e di nessuna nazione in particolare. Anche perché è l'Arte, a cui Ortuso rivendica l'appartenenza, a non avere una specifica razza.  I collage di Ortuso raccolgono, come ha scritto il critico Carmine Leta, «un numero sconfinato di frammenti, tutti rigorosamente bidimensionali, sapientemente appiattiti su tela o su qualsiasi altro supporto». Si tratta di «stratificazioni del vissuto», realizzate «inseguendo un'idea di bellezza di volta in volta ridefinita». Nella mostra è la parola a catturare la scena. Impressa in grossi caratteri tracciati col nero, si mescola e si rincorre con l'immagine, attivando con quest'ultima numerosi, e di volta in volta diversi, percorsi di comprensione dell'opera. Così, a titolo d'esempio, in un quadro al centro della serie si legge "non sappiamo più dove andare": la frase rimbalza nella testa del fruitore mentre il suo sguardo si sposta fra donne che si sfilano le mutandine, ragazze intente a pesarsi, bambini sbigottiti e famiglie aristocratiche in ceramica, imbalsamate. È la famiglia che ha perso la bussola, nel caos ordinato di Ortuso come in quello, poco artistico in realtà, della società attuale.