Il comandante e la hostess, quell’amore nato nei cieli

Dopo la pensione si sono trasferiti a Lucca, lui era  nato a Saltocchio nel 1932: «Siamo grati ad Alitalia per quello che ci ha dato e amareggiati per la sua fine»

LUCCA. Al terzo piano di una centralissima via del centro storico di Lucca vivono una hostess e un comandante pilota dell’Alitalia, entrambi in pensione. Dopo una vita a volare nei cieli, Gianna (all’anagrafe Giovanna) Traverso e Massimiliano Coli hanno deciso di fermarsi a Lucca.

«Lui ha voluto tornare nella città dove è nato», dice Gianna.

«Non è esatto – precisa Massimiliano – non sono nato a Lucca, ma a Saltocchio nell’anno 1932 in una casa sulla strada nazionale. Mio padre, Decimo, lavorava per un’industria di Ponte a Moriano. Fin da piccolo ho sempre avuto la passione per gli aerei e durante la guerra, quando sentivo il loro rumore, salivo di corsa sul tetto di casa per guardarli “più da vicino”. Ho fatto le scuole medie in Corte Portici a Lucca. Al suono della sirena d’allarme, uscivo di corsa per tornare a casa. Finite le medie, ho frequentato l’istituto tecnico, dove ho conseguito il diploma di geometra. Alla chiamata alle armi ho scelto di fare il servizio militare in Aviazione e finalmente ho cominciato a volare. Risale al 1952 il mio primo volo, il battesimo dell’aria. Per cinque anni sono rimasto nell’aviazione militare, per passare successivamente a quella civile, entrando in Alitalia. Ho amato il mio lavoro. Sono stato eletto presidente dell’Associazione nazionale professionale aviazione civile (Anpac)».

È emozionato il comandante Coli nel ricordare la sua vita di pilota e fa un elenco degli aerei che ha pilotato.
«Nel 1984 – prosegue – dopo 16000 ore di volo sono andato in pensione. E dopo una vita di orari e turni di volo, mi volli cimentare nello studio. A Roma, dove abitavo, mi iscrissi alla facoltà di Lettere e mi laureai discutendo una tesi sulla storia di Lucca, precisamente sul “Monastero domenicano di San Giorgio di Lucca”. La tesi è stata poi pubblicata dall’Accademia lucchese di scienze, lettere e arti».

Intanto Gianna, sua moglie, torna a raccontarci la loro esperienza lavorativa e, mostrando un libretto e altri ricordi scritti da suo marito, dice: «Se vuol sapere qualcosa di più, legga queste pagine».
E proprio in quelle righe troviamo l’inizio della loro bella storia.

«Ci siamo incontrati in aereo nel 1963 – racconta – Io l’ho avuto subito antipatico perché era molto rigido. Ma alcuni anni dopo, siamo nel 1966, accadde un evento memorabile: eravamo un gruppo di colleghe, una sera decidemmo di andare a cena assieme, al ristorante incontrammo alcuni comandanti che festeggiavano la promozione di un collega. Ci invitarono al loro tavolo dove c’era anche Massimiliano. E da allora non ci siamo più lasciati».

«Sono nata a Genova, dove ho studiato fino al diploma – spiega – Mio padre, giornalista, aveva capito il mio desiderio di uscire dalla famiglia fin dal momento in cui ero partita per fare la “ragazza alla pari” a Londra. Mamma e nonna erano contrarie. Io giocai la carta dell’età, al mio ritorno dall’Inghilterra avevo 21 anni. Ero maggiorenne, cioè potevo decidere io. Al lavoro ben presto divenni riferimento valido per le colleghe. Come segretaria nazionale della mia categoria firmai il primo contratto con carriera e retribuzione uguali per uomini e donne: 27 gennaio 1970. Feci una buona carriera in azienda fino a diventare uno dei capi dell’addestramento assistenti di volo».

Finito il loro racconto, chiediamo qualcosa sulla compagnia di bandiera che ha chiuso per sempre i portelloni per lasciare i cieli a Ita. «Noi – rispondono i coniugi – siamo grati all’Alitalia per quello che ci ha dato. E amareggiati per la sua fine».

Così Gianna ci congeda con la dolcezza di quel sorriso che accompagnava i passeggeri in volo: «In pensione abbiamo gioito per la nostra decisione di trasferirci a Lucca, dove entrambi ci siamo occupati e ci occupiamo dei problemi del centro storico»