Un'altra estate senza sagre paesane. "Le regole ancora troppo incerte"

I Cugini di Campagna alla sagra del pioppino con polenta di Antraccoli il 29 agosto 2019

Saltano gli appuntamenti ad Aquilea e Santa Maria del Giudice. Ci sono invece spiragli per la manifestazione di Antraccoli

LUCCA. Nell’epoca dell’emergenza sanitaria e del distanziamento sociale, sembra quasi una foto d’epoca quella che immortala i Cugini di Campagna alla sagra del pioppino con polenta di Antraccoli al termine del loro applauditissimo show. Eppure era solo il 29 agosto 2019, nemmeno due anni fa, la quasi vigilia inconsapevole dell’era Covid. Quali possibilità hanno oggi le sagre di ricominciare, dopo avere già saltato il 2020? Ad oggi, lo dicono gli organizzatori, la possibilità è pari a zero per quelle che si sarebbero dovute svolgere nella prima parte dell’estate. Se una piccola chance c’è, a Lucca, è proprio per la sagra del pioppino con polenta, che arriva a cavallo tra agosto e settembre e che quindi, eventualmente, potrà beneficiare di tempi e limitazioni più elastiche di quanto lo siano adesso che, gli organizzatori si augurano, potranno essere contenute nel nuovo decreto Covid del governo.

«Per ora siamo al palo – spiega Paola Balducci dell’associazione La Biribaola, che organizza ad Antraccoli la sagra del pesce in giugno e quella del pioppino con polenta –. Di sicuro non riusciremo a organizzare la sagra del pesce; per quella di agosto per ora non abbiamo deciso niente. Lasciamo uno spiraglio per settembre: se non cambia niente nella normativa, sarà molto difficile. Siamo tutti volontari e dietro di noi non abbiamo una “macchina” tale da poter cambiare tutta l’organizzazione. Bisognerà poi vedere se tutti a fine estate saranno vaccinati: la maggior parte dei volontari sono anziani».

«Non si fa niente, l’incertezza è totale – dice Stefano Battistini, del gruppo che organizza la sagra della zuppa di Aquilea, manifestazione la cui eco ha sempre risuonato molto oltre Lucca –. Rimaniamo in vigile attesa del decreto di giugno. Ma noi abbiamo sempre apparecchiato con i tavoli lunghi: come dovremo fare adesso? Dividerli? Si può fare tutto, ma per prima cosa dobbiamo parlare di numeri. Noi abbiamo sempre fatto sei serate della sagra, mettendo a tavola in media ottocento persone ogni volta. Senza questi numeri non rientriamo con le spese: non dimentichiamo che ci sono tante autorizzazioni da chiedere, che hanno un costo, c’è tutto il lavoro di montare, smontare e ripulire che è tanto davvero. E poi bisognerà vedere a che punto saremo con i vaccini». Battistini si sofferma anche su un altro aspetto, quello dei ristori, «dai quali le associazioni sono escluse. Ma le sedi c’è da mantenerle: cosi di manutenzione, bollette per le utenze. Abbiamo un fondo di riserva cui attingere, per fortuna. Mi dispiace per tutti i lavori che si potevano fare con i ricavi della sagra, lavori che andavano a beneficio del paese. Anche quest’anno non li potremo fare».

Possibilità zero anche per la sagra della zuppa di Santa Maria del Giudice, che fino al 2019 ha scandito il mese di agosto a Lucca. «Tutte le sagre vivono sul volontariato – spiega Gianni Giannini, consigliere comunale di Santa Maria del Giudice – e per fare una sagra servono soldi per le spese iniziali. Sono circa mille euro: come si potrebbe spendere questa cifra oggi senza sapere con quali numeri e regole si potrà organizzare qualcosa più avanti. Quindi anche quest’anno la sagra di Santa Maria del Giudice non si farà, ed è un vero peccato, perché la forza di aggregazione che una sagra esercita sulla comunità è grande e bellissima. Senza contare che poi, due mesi fa, la sagra ha perso il suo personaggio di riferimento, l’amatissimo Michelangelo Benedetti, depositario de segreti della nostra zuppa». — RIPRODUZIONE RISERVATA