Federico Conforti, dal David di Donatello con Jeeg Robot ai prossimi progetti

Livorno, intervista al giovane montatore che non ha ritirato la sua statuetta: «volevano che la pagassi, non l'ho fatto perché mi spettava di diritto»

LIVORNO. Ammirazione, orgoglio, e tanta commozione. Questi stati d'animo hanno caratterizzato l'incontro che si è tenuto al Nuovo Teatro delle Commedie in onore di Federico Conforti, un giovane livornese che ha raggiungo dei grandi traguardi professionali. È stato un incontro informale, come fossimo stati sul divano di casa. A presentarlo l'assessore alla cultura del comune di Livorno, Francesco Belais. Fra il pubblico in sala la madre, colei che ha dato il là affinché si tenesse l'incontro. Federico ha appena vinto il David di Donatello come montatore del film "Lo chiamavano Jeeg Robot" insieme al collega Andrea Maguolo. Poiché l'organizzazione del premio, consegna un solo premio per ciascuna categoria, per Federico l'unica possibilità di avere il suo David sarebbe quella di pagarselo.

Ecco che entra in scena la madre che chiede aiuto alle autorità come il presidente Mattarella o il sindaco Nogarin. Purtroppo Federico non è riuscito ad avere il suo premio, visto che non ha voluto pagare una cosa che gli spettava di diritto. Nonostante ciò, il Comune di Livorno ha voluto omaggiare il giovane, creando una serata in suo onore. E consegnandogli una statuetta a forma di Oscar come riconoscimento simbolico."Ero a Los Angeles, quando sono stato chiamato da New York per sapere che il presidente del mio paese di origine era stato scomodato affinché mi aiutasse a ricevere gratuitamente quel premio che per me era un onore ricevere - racconta fra una risata e una lacrima Federico - il cuore di mamma ha smosso tutto il possibile….vorrà dire che mi farò una foto con Andrea".

Come è nata la passione per il cinema?

"Da bambino andavo al cinema e ogni volta rimanevo folgorato da tantissime cose" - racconta Federico. Dopo la laurea triennale al CMT di Pisa (Cinema Musica e Teatro) sono andato a Roma dovo ho seguito un corso della a New York film Academy. Anche questo fu un corso a pagamento che mi portò tante conoscenze ma zero lavoro. Ma sono rimasto a Roma cominciando a girare le varie case di produzione col curriculum in mano. Qualche lavoro l'ho fatto, tanti anche a gratis, come è abitudine in Italia".

Com'è che poi è arrivato al lavoro su Jeeg Robot?

"Forse ero nel posto giusto al momento giusto, tutto qui. Il regista di Jeeg Robot era già cliente della casa di produzione per la quale lavorava a Roma. È stato per caso che Andrea Maguolo mi ha proposto di collaborarci”.

Mentre lavoravi sul film si rendeva conto di avere per le mani un’opera da David di Donatello?

"Non tutti i film sono belli, ma conoscendo il regista sapevo che sarebbe stato un ottimo lavoro anche se non avrei mai pensato al David".

Come funzona il suo lavoro?

“È un connubio di tecnica, di amicizia e anche di psicologia. Se è vero che ognuno ha il suo stile, è vero anche che non è un lavoro che si svolge in solitaria. Il montatore si guarda tutte le ore di girato e poi cerca di tagliare e cucire per dare un certo ritmo all'insieme. Solo il regista può poi avere l'ultima parola sul montato essendo lui la testa del film. Per questo anche al montatore viene richiesta una certa psicologia per capire cosa fare per avvicinarsi al meglio ai desideri del regista”.

Ma le parti che non vengono usate per il film che fine fanno?

"Vengono archiviate ma tenute. Non si sa mai se in futuro possano servire".

Perché ha deciso di andare a vivere a Los Angeles?Il premio le ha aperto nuove strade in Italia e in America?

"No, in Italia i grandi continuano a lavorare con altri grandi. In America non sono interessati ai premi che vinci, ma solo al lavoro che sai fare lì, in America".

Cosa ha in cantiere?

“Prima di rientrare in Italia per queste vacanze ho concluso tutti i lavori. A gennaio quando tornerò in California mi rimetterà in gioco, trovando nuovi ingaggi e nuovi obiettivi da raggiungere».

Con quale film è nato l'amore per il cinema?

«Il film con cui è nato l'amore è stato Matrix, ce l'ha portato il padre. Ha detto che con la visione di quel film aveva visto qualcosa di eccezionale».