Lo spogliatoio di Ferro: «Così abbiamo svoltato»

Un colpo di testa di Andrea Ferretti, 36 anni, capocannoniere del campionato di Eccellenza

«Livorno, i gol e quel muro di tifosi. Decisivo il patto dopo la sconfitta»

LIVORNO. Quindici gol segnati nella prima parte della stagione. Un contributo costante sul campo e fondamentale nello spogliatoio. Questo è Andrea Ferretti, il bomber del Livorno. E quando il Ferro è caldo, sono dolori per tutti. Eppure fa esercizio di modestia: «Quando ho accettato di venire a Livorno non pensavo che avremmo ricreato tutto questo entusiasmo. Pensai: ‘Ok, andiamo a dare una mano a questa rinascita”. Ma un impatto così è andato oltre ogni previsione».

Riavvolgiamo il nastro. Ricorda il momento del primo contatto con il Livorno?


«E chi se lo scorda? Ero sulla spiaggia a Marina di Cecina. Ricevetti la telefonata del ds Pinzani con il quale sono in ottimi rapporti da anni. Mi disse: “Andrea, c’è un’opportunità”. Senza porre tempo in mezzo risposi che avrebbe potuto contare su di me. Poi chiesi: “Si tratta di Livorno”? Pinzani non rispose. E io capii».

E da allora è cambiato tutto. Di questi primi mesi quale immagine si porta nel cuore?

«La prima giornata di campionato a Castelfiorentino. Sapete…quando eravamo nello spogliatoio nessuno poteva sapere che cosa c’era là fuori. E là fuori c’era un muro amaranto. Ci rendiamo conto? Un muro amaranto. Avevo seguito le vicende del Livorno. Sapevo che c’era stato un fuggi fuggi generale nel momento peggiore della storia recente del club. Non avrei mai pensato di assistere a quello spettacolo. Ricordo l’emozione quando andammo a fare il sopralluogo sul campo».

E quel giorno lei la sbloccò entrando di diritti nella storia, perché il suo gol fu il primo della rinascita…

«Non ci sono solo io. Ci siamo tutti. C’è la squadra. Questa consapevolezza fa piacere. E comunque ci saremo in modo definitivo solo quando questo campionato sarà finito nel modo in cui tutti pensiamo».

Sì, ma quel gol la consegna agli annali: accadde a Cardinali 30 anni fa quando segnò al debutto in Eccellenza…

«Se ripenso adesso - dopo quasi tre mesi – a quel momento mi vengono i brividi. Quel giorno, nella conferenza stampa dopo partita mi sono commosso. Avevo il nodo alla gola. Ho un solo cruccio».

Quale?

«La carta d’identità. Purtroppo non sono più un ragazzino. Ho 36 anni»…

Sì. È del 1985, ma gioca come se fosse del 1995…

«Sì, questo è vero, ma gli anni ci sono. Di certo lavoro molto su me stesso. Seguo un regime alimentare corretto, arrivo al campo 40’-50’ prima dell’inizio, perché poi quando Buglio fischia bisogna andare a mille. Quando si è giovani invece certi dettagli vengono trascurati. Alla mia età sto attendo – diciamo così - alla prevenzione. Voglio allungare il più possibile la mia carriera. Con questa maglia poi…Insomma: fin quando ne avrò sarò qui a lottare».

In questi mesi non tutto è stato facile. C’è stato un passaggio a vuoto da cui vi siete ripresi. Come avete fatto?

«Trovo che l’eliminazione dalla Coppa sia figlia di un regolamento assurdo. Pareggi e vai fuori dopo i supplementari senza la possibilità di calciare i rigori. Poi c’è stato il pareggio con il Perignano, l’espulsione di Vantaggiato e la relativa maxisqualifica. A seguire ci fu il 3-3 in 11 contro 9 con la Cuoiopelli. Infine lo 0-2 con il San Miniato. Dopo quella sconfitta ci siamo ritrovati nello spogliatoio. Abbiamo stipulato un patto d’acciaio tra di noi: dovevamo essere come i nostri tifosi. Orgogliosi e carichi come se in campo scendessero loro e non noi. E’ stata una decisiva assunzione di responsabilità. Ecco. Sì. In quel momento abbiamo svoltato».

Andrea, è tempo di auguri. Di buoni propositi. Il patto prosegue nel 2022…

«Ci mancherebbe altro. Faccio gli auguri di buon anno ai nostri tifosi nella convinzione che l’anno nuovo ci porterà ciò che aspettiamo». Parola di Andrea Ferretti, parola di bomber.