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Livorno: il volo di Doctor Jackie, il fiato sospeso e quel tabellone che va in frantumi

L’atttimo in cui Jackie Robinson schiaccia nella partita Rapident Livorno-American Eagle Vigevano: in alto a sinistra si vedono già i grossi frammenti di un tabellone che sta andando in mille pezzi

Nel basket di oggi qualsiasi ragazzo alto 190 cm. dotato di un minimo di atletismo schiaccia senza alcuna difficoltà. Basta andare a vedere il riscaldamento di una partita di serie C o, meglio ancora, un dunk contest di un tre contro tre estivo per vedere un campionario abbondante del gesto più spettacolare che la pallacanestro possa offrire.

Ma quarant'anni fa le “affondate” erano merce rara, riservata agli italiani di due metri e passa (e nemmeno a tutti, chi mai ricorda di aver visto schiacciare, per fare un esempio, il grande e compianto Primone Giauro?) o agli americani, meglio se di colore. Jackie Robinson arrivò a Livorno nell'agosto del 1982. Era un'aletta che non arrivava ai due metri (oggi probabilmente giocherebbe addirittura da guardia) ma dotato di un atletismo eccezionale, come da queste parti non si era mai visto. Proveniva da un ottimo college, Nevada Las Vegas, e aveva alle spalle anche una scarna carriera da “gettonaro” in Nba con 22 partite giocate fra Seattle (con cui vinse il titolo), Chicago e Detroit.


A quell'epoca le squadre pro americane erano soltanto 23 e soltanto i bravissimi riuscivano a sfangarla. Ma per il basket europeo uno come Robinson bastava e avanzava. A Nevada Las Vegas era stato uno dei pupilli di Jerry Tarkanian, The Shark, lo Squalo, per l'abitudine che aveva di mordere un asciugamano durante le partite. “Tark the Shark” è stato una leggenda del basket universitario, 44 anni di carriera come allenatore di college, quasi la metà dei quali alla guida dei Rebels (non quelli della Curva Sud, è il nick name dei giocatori di UNLV) con i quali vinse il titolo Ncaa nel 1990, quando già aveva 60 anni.

A Livorno Robinson giocò 30 partite nella Rapident di Claudio Vandoni, sesta classificata alla fine di quel campionato. Accanto a lui il compassato Larry Gibson, Renzo Tombolato, Paolo Bianchi, Giovanni Diana, Fabrizio Panella, Massimo Casanova e un quasi esordiente Dell'Agnello.

In 30 partite Robinson 16 volte segnò 20 o più punti, 5 volte andò sopra i 30, il tutto senza il tiro da tre che sarebbe stato introdotto solo due anni più tardi. Insomma, un super che però aggiungeva alle doti di grande realizzatore anche una spettacolarità fuori del comune, tale da far innamorare di lui qualsiasi tifoso.

A fine campionato la dirigenza piellina avrebbe fatto carte false per confermarlo, ma il Maccabi Tel Aviv, uno dei club più prestigiosi d'Europa, si fece avanti con un'offerta che Robinson, ovviamente, non potè rifiutare.

Quello che tutti, ma proprio tutti (ovviamente a patto di avere una certa età...) ricordano di lui accadde il 25 novembre del 1982, esattamente quaranta anni fa. Al PalaMacchia era di scena Rapident-American Eagle Vigevano, la squadra allenata dal mitico prof. Dido Guerrieri, partita fin dai primi minuti rivelatasi abbastanza complicata per la Pielle. A un certo punto Robinson si produsse in una terrificante schiacciata sotto la curva Nord e il tabellone esplose in frantumi, letteralmente. Lo stesso Robinson si prese un bello spavento, si accucciò sulle ginocchia per proteggersi dalla pioggia dei frammenti di vetro senza poter impedire, peraltro, che alcune schegge lo ferissero leggermente alla spalla destra.

Pubblico, i soliti 4.000 abbondanti, vedi foto, per un istante ammutolito e poi uscito in un fragoroso applauso. A Livorno una cosa del genere non si era mai vista e non la si sarebbe vista mai più, anche perché di lì a breve (visto che di episodi analoghi ne successero un altro paio da altre parti più o meno nello stesso periodo) venne introdotto l'obbligo dei canestri flessibili, che in caso di schiacciata si piegano all'ingiù senza scaricare sul cristallo tutta la forza del gesto atletico. Quello che non molti, invece, ricorderanno è che una così spettacolare performance non venne nemmeno premiata con i due punti: canestro annullato per passi...

Una buona mezz'ora per sostituire il tabellone e partita ripresa, ma le emozioni non erano ancora finite: a due minuti scarsi dalla fine Rapident sotto di 7 con Robinson (che aveva già segnato 32 punti) in panchina per falli. Vandoni puntò su un quintetto basso e sul pressing a tutto campo e in poco più di 100 secondi ribaltò la partita. Risultato finale 91-90, con Vigevano che nella bolgia (vera) del PalaMacchia proprio in quel frangente fallì numerosi tiri liberi.

Questo (ed altro) era Jackie Robinson, uno degli stranieri più amati e ricordati di sempre dal popolo piellino, nonostante che a Livorno sia rimasto solo per 10 mesi. E, a proposito, domenica prossima la Pielle gioca a Vigevano....