Santagata, testa e cuore

«Io tifoso del Livorno ho dato un dispiacere al nonno»

LIVORNO. Nel San Miniato Basso che domenica ha trionfato al Picchi c’erano anche alcuni livornesi. Uno di questi è Leonardo Santagata, centrocampista classe 2002, studente di Scienze Linguistiche per le relazioni internazionali all’Università Cattolica di Milano. Il giovane labronico che veste la maglia giallorossa dopo essere passato da Cenaia, PLS e dal settore giovanile amaranto, ha contribuito alla vittoria dei suoi con un bell’impatto sulla gara dopo essere entrato ad inizio ripresa. «Giocare all’Armando Picchi è stata un’emozione indescrivibile – dice – sono sempre andato allo stadio con babbo e nonno».

Il primo ricordo da tifoso del Livorno?


«Se ne devo scegliere uno dico la finale playoff contro il Brescia. Avevo sette anni e mi ricordo che a fine partita esultai come un pazzo per la promozione. Poi anche negli anni successivi ho sempre seguito la squadra».

Ha una foto da piccolo con Vantaggiato: le è dispiaciuto non affrontarlo?

«E’ un giocatore che non ha niente a che vedere con l’Eccellenza. Nella sua prima parte a Livorno sono stato un suo tifoso sfegatato e quindi mi sarebbe piaciuto trovarmelo di fronte. Certo, per noi però è stato meglio che non ci fosse».

Cosa le ha detto Collacchioni all’ingresso in campo nella ripresa?

«Sono entrato insieme a Khtella e il mister ci ha chiesto di alzare il baricentro, cercando di sostenere maggiormente gli attaccanti e di pressare alto non appena il Livorno prendeva palla. Sentivamo che potevamo fare il colpaccio».

Come ha visto il Livorno? «Ha giocatori di categoria superiore e nel primo tempo ha tenuto bene il pallino del gioco. Siamo stati bravi a non subire gol ed uscire nel secondo tempo. Ma sono sicuro che riusciranno a mostrare tutto il loro valore».

C’è qualche amico che da livornese le ha fatto pesare la vittoria?

«Uno dei miei migliori amici è un ultrà della Nord che segue la squadra in casa e in trasferta e non appena finita la partita mi ha inondato di messaggi. Ma fa parte del gioco ed è anche bello così. E poi c’era mio nonno Gino con il cuore diviso a metà. Segue sempre il Livorno, però quando mi ha visto in campo contro la squadra della città, nello stadio dove mi portava da bambino si è emozionato. Del resto al cuor non si comanda. E credo non ci sia niente di più bello».

E’ studente universitario a Milano, come riesce a conciliare i due impegni?

«Seguo le lezioni online e quando le perdo riesco a recuperarle nel corso della giornata. Salgo a Milano solo il lunedì dopo la partita e poi faccio tutto da casa».