Cecina, la faccia giusta per un derby Pielle decimata, il cuore non basta

La gabbia preparata da Russo intorno a Lenti funziona, i livornesi faticano dall’arco e Pistillo trascina i rossoblù

Francesco Parducci

CECINA. Più intenso che bello, lo dice il punteggio. Il derby comunque lo vince Cecina ed è una vittoria che non fa una piega, del tutto legittima alla luce di quelli che erano in campo. Perché la Pielle non può sempre reggere il peso dell’assenza di metà del quintetto base: oltre a Pederzini e Tempestini, assenti proprio, l’apporto di Iardella si limita a poco più di un quarto d’ora di gioco durante il quale, peraltro, l’arciere è bravissimo a dare alla sua squadra l’unico momento di gloria della partita. Ma senza gambe non si può difendere, i falli arrivano uno dietro l’altro e dopo 3 minuti e mezzo dell’ultimo quarto viene alzata bandiera bianca.


Russo comunque era stato attento a preparare la partita su due fronti: inaridire la fonte del gioco livornese e ingabbiare il giocatore che più avrebbe potuto fargli male, Lenti.

Senza Pederzini e Tempestini palloni puliti in area ne arrivano pochi e quando arrivano puntuale scatta la gabbia difensiva rossoblu senza che il pivot piellino trovi il modo per riaprire il gioco con il dentro-fuori. Risultato un inconsueto 1/9 al tiro e tutto il bottino personale che arriva dalla linea della carità.

Una linea di tiro libero, peraltro, frequentatissima da tutti: senza nulla togliere alla limpidezza del successo cecinese (conta chi in campo c’era, non chi avrebbe dovuto esserci) il derby è anche deteriorato da un arbitraggio in costante apnea, aggrappato al fischietto come Linus alla sua coperta. Ne viene fuori una partita da 54 falli fischiati e 65 tiri liberi battuti, roba rara.

La Pielle, vinte le due ultime partite sulla carrozza di percentuali mostruose da tre punti, torna sulla terra (6/26, 23, 1%) accompagnata dalla bravura difensiva di Cecina che risponde presente alle richieste che il suo coach aveva fatto in settimana: intensità, orgoglio, cattiveria agonistica simboleggiata da un Banchi sontuoso, senza rivali in cabina di regia e bravo anche a fatturare in proprio, tre triple e percorso netto dalla linea.

Di orgoglio, e tanto ne ha anche la Pielle (e come si fa a non averne quando ti accompagnano in trasferta non meno di 150 persone, uno spettacolo di canti e colori da qualsiasi parte la si voglia vedere) e dopo il riposo risale faticosamente dal – 10 di poco prima dell’intervallo lungo per mettere la testa avanti due volte su altrettante triple di Iardella, 39-40 e 44-45. Ma una tripla impossibile di Ragagnin proprio sulla penultima sirena è un brutto presagio per chi tifa Livorno. E infatti, toccato un ultimo vantaggio sul 47-49, Livorno incassa quasi senza accorgersene un devastante (a quel punto della partita) parziale di 10-0 in meno di 3 minuti, tutto trainato da Pistillo. Il capitano prima firma la tripla (la sua unica) del controsorpasso e poi arrotonda dalla linea con 3 liberi su 4 conseguenti al quarto fallo di Lemmi sul suo tentativo da 3 e conseguente tecnico all’ala livornese. 6 punti in fila che segnano il derby, mentre i chiodi sulla partita li pianta il preziosissimo Ragagnin che con la tripla 63-53 dice che i giochi sono pressoché chiusi.

La Pielle nei 3’ restanti ha l’orgoglio per non deragliare e rendere il passivo tutto sommato accettabile in ottica differenza punti. E sul 66-60 Lenti trova la mano di Pistillo (ancora lui) a dire di no al meno 4.

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