Dopo 25 anni Vezio Benetti torna a commentare il Livorno: «Il mio calcio è vernacolo, io tifo con il microfono»

Il popolare telecronista nuovamente in prima linea: «Come non avessi mai smesso. Toccafondi mi ha commosso». Video: le sue storiche battute

Calcio, Vezio Benetti torna a raccontare il Livorno. Da "Facci la presa" a "popò di legonata": le storiche battute

Domenica scorsa all’Ardenza il portiere del Fucecchio Tommaso Del Bino ci ha fatto tre volte la presa. Parola di Vezio Benetti che dopo decenni è tornato a commentare le partite del Livorno. Lo ha fatto alla sua maniera, quella che tutti ricordavano: da tifoso innamorato dell’amaranto, da livornese verace, arricchendo il suo quadro naif con pennellate di vernacolo puro, forse desueto, proprio per questo dal valore inestimabile al punto da essere salvaguardato e tramandato ai posteri. Vezio – il nome basta e avanza – ha raccontato con il cuore in mano emozioni e timori del suo ritorno.

«Ha detto bene: timori. Ne avevo, sa”! Quali? “Sarò ancora capace di fare le telecronache? Avrò la solita verve? Sarò capace di creare interesse”? ».

Beh, esame superato a pieni voti…

«In effetti mi sono divertito un monte e in molti mi hanno scritto addirittura da Firenze nella speranza di ascoltare un altro centinaio di mie telecronache e di vedere un Fiorentina-Livorno commentato da me. Troppo buoni». Da quanto tempo non commentava una partita del Livorno? «In campionato da oltre 25 anni. Nel 1995 diventai assessore e mica potevo’sputtanarmi’per le telecronache. Al mio posto le faceva l’amico Franco Ferretti. Però sono sempre venuto allo stadio. A quei tempi del mio impegno amministrativo venivo in compagnia del sindaco Lamberti. Poi in serie A e B non si potevano fare per cui era davvero molto tempo che non mi cimentavo nella telecronaca. Per la verità una partita l’avevo commentata l’anno scorso, ma fu a spot, estemporanea: Livorno-Pro Patria 1-2 di Coppa Italia».

Ha parlato dei timori della vigilia. Adesso ci racconti le sue emozioni…

«Quando ho preso il microfono mi è venuto tutto naturale. È un stato un po’come ricominciare a guidare la macchina dopo un po’di tempo che non mi mettevo al volante. Ma la patente ce l’ho. Certo qualche problema l’ho avuto». Di che tipo?

«Ragazzi, via. Non capivo di che colore fosse la maglia del Fucecchio. Poi ho avuto l’illuminazione: era color mota arzilla. Un altro fatto è che non conosco ancora bene i giocatori. Mi capita di pigliarne uno per un altro. Sono anche mezzo cèo e poi ce ne sono alcuni che giocano al Campo Scuola da quanto sono lontani dalla tribuna. Non hanno nemmeno il nome scritto sulla maglia». .

Aneddoti del giorno dopo?

«A dir la verità ho fatto gli scongiuri parecchie volte».

E perché?

«La gente per la strada mi ha chiesto se Alino Diamanti fosse morto. Il motivo? Quando Gargiulo ha segnato direttamente da calcio d’angolo ho urlato: “Come Alino, buonanima”. Ma io intendevo dire che non gioca più nel Livorno, mica che è morto».

Lo sa che la sintesi della sua telecronaca è stata tra le più viste sui social?

«Me l’hanno detto. Ma io su Facebook sono di uno zero assoluto».

Vezio, grazie alla sua telecronaca è stato come se il tempo non fosse mai passato. Qual è il segreto?

«Faccio le telecronache in stile Curva Nord. Non mi preparo nulla. Vado a braccio. Sono fisicamente sulle poltroncine della tribuna stampa, ma è come se fossi sui gradoni della curva. Ne faccio e ne dico di tutti i colori. Vivo la partita come i tifosi. Non mi piacciono i telecronisti impostati che vogliono spiegare tutto: il tifoso la partita la vede e la capisce da solo. Stesso discorso vale per la pallacanestro. Dovete dirmi di cosa sa il tap in…Pòo meglio il nostro livornesissimo’ce l’ha ribadita’».

C’è un colpo che domenica le è rimasto in canna? Un’espressione che userà nella prossima occasione?

«Certo.’Ego sum: vino acquavite e rum. Lo utilizzerò molto presto non appena un giocatore sbuccia il pallone. Roba da briai.Sono espressioni che non si usano più ma che sono meravigliose. Come le conosco? Devo ringraziare i miei nonni paterni, livornesi purosangue che sono morti anziani. Li ho bazzicati fino ai miei 23 anni. Mi riportavano vecchi detti di tempi remoti. Ecco. Mi piace usare questo vernacolo che è quasi del tutto sparito».

Vezio, il 2021 è stato un anno difficile per lei e per il Livorno. E siete rinati insieme. Che effetto le fa?

«Toccante. A giugno, per via del Covid ho passato un periodo molto delicato. E di certo le vicende del Livorno non mi aiutavano. Poi però è cambiato tutto. Io mi sono ristabilito e il Livorno ha trovato una società sana. Mi ha colpito molto il presidente Toccafondi che mi ha voluto alla presentazione della squadra: ’Vezio – mi disse – sono cresciuto con le tue telecronache’. Ora siamo tutti carichi anche perché è sempre meglio essere primi in un paesino di campagna che secondi a Roma».

E intanto Del Bino ci ha fatto la presa…

«Che portiere! Ha un bel rinvio. E su quello ci hanno fatto gol. E a me una rete subita fa girare l’anima. Per la verità Milianti si è fatto un po’infinocchiare. Volvevo dirgli qualcosa, ma mi son trattenuto. E comunque voglio dire una cosa: l’ Eccellenza è un buon campionato. Altro che partite alla barrocciaia».

Vezio, buon proseguimento di campionato…

«A Cenaia potrei andare in bicicletta. In trasferta col Picchi a piedi, visto che abito in Banditella. Ma faccio le telecronache delle partite interne e la sera Baldi e Fieri. Andare anche fuori sarebbe stato troppo faticoso. E poi non voglio mica morire sotto la scrivania di Granducato Tv. Loro sono stati così gentili a darmi questa possibilità, ma fuori le telecronache sono di Massimo Brachini. Io almeno una domenica su due voglio fare il nonno di Gabriele e Niccolò che di anni ne ha tre».

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