Coach Garelli fa le carte alle livornesi: «Libertas, sei favorita. E la Pielle è da playoff»

L'ex allenatore amaranto era a Faenza per la sfida che valeva le finali di Supercoppa: «Ma il campo di gara ideale per le livornesi era il PalaMacchia»

Francesco Parducci

LIVORNO. Il patto preventivo è di non parlare della sua esperienza livornese, conclusasi un po’ a sorpresa in estate nonostante lui, alla guida della Libertas, sia arrivato a un passo dalla promozione in A2. Per il resto, Gigi Garelli accetta volentieri di parlare di serie B, un campionato del quale è uno dei maggiori conoscitori.


Coach Garelli, domenica era a Faenza. Come ha visto la Unicusano Pielle?

«Bene, tutto sommato. Sono arrivati a pochissimo dalla vittoria, sfumata forse per un difetto di lucidità nel finale. Ma prima mi erano piaciuti, soprattutto da un punto di vista mentale: non è facile rimontare, in trasferta, per tre volte nell’arco della stessa partita».

C’è chi dice che la squadra sia un po’ leggera, specie nel reparto delle guardie.

«È una squadra costruita per giocare in un certo modo, basandosi sull’aggressività e sulla difesa. Dovranno cercare ogni volta di imporre il proprio gioco e non di farsi imporre quello degli altri. Però credo che possano aspirare a un posto nei playoff, nella fascia subito a ridosso delle prime, nella quale si può arrivare quinti o sesti come noni».

Nella Pielle c’è un giocatore che lei conosce molto bene, Pederzini.

«Sì, con Riccardo abbiamo vinto il campionato 5 anni fa, a Forlì. Lui forse non è un grandissimo difensore, ma i difetti finiscono qui. È un giocatore intelligente, che vede bene il gioco. Può giocare in due ruoli, da tre e da quattro e in più ha buone mani e passa molto bene la palla. Negli ultimi due anni ha avuto qualche acciacco fisico, ma se sta bene è un giocatore di primissimo livello. In più sa fare spogliatoio, è un compagno ideale per gli altri».

Parliamo del girone A, che è quello che interessa le squadre di Livorno. Tutti dicevano Omegna e invece a Lignano è andata Vigevano...

«Intanto anche Vigevano, un ambiente che conosco benissimo per avervi allenato 5 anni, è un’ottima squadra, una delle favorite del girone anche se secondo me la favorita numero 1 non è Omegna, ma la Libertas. Nel campionato scorso abbiamo fatto la finale, ora c’è un anno di amalgama in più fra i giocatori, l’inserimento di un giocatore come Morvillo e di alcuni giovani che faranno bene. Quanto a Omegna, hanno cambiato molto e forse, anzi sicuramente, non sono ancora arrivati a quello che sarà il loro livello: non penso proprio che in campionato possa esserci lo scarto che c’è stato in Supercoppa. E poi, vedete, questo sarebbe il tempo delle amichevoli e dei tornei estivi. Invece hanno voluto introdurre questa novità della Supercoppa che può essere anche interessante, ma non può dare risultati da prendere come oro colato, dopo solo tre settimane di preparazione».

Restiamo nel girone A. Libertas, Omegna, Vigevano, abbiamo detto. E alle loro spalle?

«Diciamo Piombino, che nel campionato precedente non ha fatto bene ma è stata una stagione troppo condizionata dal Covid e alcune squadre possono averlo sofferto più di altre. Poi Firenze, con l’inserimento di Castelli in un gruppo esperto e affiatato. E San Miniato, da sempre abituati a stare nei quartieri alti. Dal settimo posto in poi può succedere di tutto, ci sono altri due posti playoff ai quali possono aspirare in tanti, Pielle compresa».

Coach, 64 squadre nel terzo campionato nazionale non sono un po’ troppe? Il calcio, che ha un numero decisamente più alto di praticanti e di spettatori, ne ha meno...

«Forse sì. Siamo arrivati a questo punto dopo una serie infinita di riforme, non tutte condivisibili. Ora succede che, pur non avendo lo status di campionato professionistico, ci sono squadre che hanno tutto il quintetto fatto da giocatori che nella vita non fanno altro e altre che giocano con autentici dilettanti, gente che va all’allenamento dopo il lavoro. E anche a livello di impianti la forbice è enorme: si passa da mega impianti come il Palasport di Livorno o lo stesso PalaCattani di Faenza a altri che sono poco più che palestre. Questo influisce sul fattore campo, nel campionato scorso non ce ne siamo accorti perché si giocava a porte chiuse, in questo che sta per cominciare potrà avere il suo peso».

Le livornesi giocheranno nel tempio del Modigliani.

«Credo che il campo di gara ideale sarebbe stato il PalaMacchia».

La B è l’unico campionato, di tutti, a non poter schierare giocatori non italiani. È d’accordo?

«Sì, è giusto che ci sia almeno un campionato riservato agli italiani. Semmai lo toglierei anche dalla serie C».