Nel nome del padre, del figlio e del Livorno: «Forza Ale, tieni alto il cognome Gelsi»

Michele fu il grande protagonista della promozione in B con Jaconi, adesso Alessandro è stato scelto da Buglio per la nuova avventura 

LIVORNO. Ricordate Michele Gelsi? Sicuramente sì. Era il mediano dello squadra di Osvaldo Jaconi che ci riportò in B nel 2002 dopo 30 anni. La sua vita in queste settimane è tornata a colorarsi d’amaranto. Anzi per la precisione amaranto è la maglia di suo figlio Alessandro, centrocampista classe 1997 che quest’anno è tornato dove il babbo contribuì a regalarci una gioia indimenticabile.È’ come cerchio che si chiude.

Emozione?

«Tanta, per me e per la famiglia. Livorno per me è una città top. Lì ho molti amici: la famiglia Ganni dei Bagni Lido, il ristoratore Riccardo Novi, il sindaco Luca Salvetti che a quei tempi ci seguiva sempre. E il Livorno, seppure in Eccellenza, ha fascino e modalità da serie A. Pensate che Alessandro aveva 5 anni quando andammo in B. Sono felice che sia venuto nel Livorno, perché questa per lui è una grande opportunità che non devi lasciarsi scappare».

Che giocatore è Alessandro?

«È molto duttile. Può giocare mezzala, esterno nei quattro, trequartista nel 4-2-3-1. È abile in entrambe le fasi: va sul mediano basso avversario, attacca gli spazi, ha i tempi degli inserimenti e infatti ha sempre segnato abbastanza».

Rispetto a lei che differenze ci sono?

«Alessandro ha forza fisica. Ne ha così tanta che neanche lui riesce a quantificarla».

Il suo pregio?

«È’ un ragazzo umile. Sapete che cosa ci inorgoglisce? Che tutti lo elogiano per educazione e dedizione».

Lei, da ex giocatore che tipo di padre è?

«Sono obiettivo. Per me Alessandro è forte, ma non lo dico da padre che stravede. Sono sincero: se non avesse avuto la stoffa, gli avrei detto di venire a lavorare con me. Guardi: non ho neanche mai mosso un dito per agevolargli la carriera. Eppure nel calcio ho molti amici. Lui a volte mi rimprovera per questo, ma sarei andato contro i miei valori, e avrei fatto del male a lui: quello che ha fatto è tutta farina del suo sacco».

Alessandro e Michele in campo: che cosa hanno in comune?

«La tenacia, la voglia di arrivare. Io ero più mediano di costruzione. Ale ha un gran tiro da fuori che gli ha consentito di andare spesso a segno».

Ci racconta la trattativa?

«Mi ero sentito con Igor Protti, che per me è un fratello, per proporgli il 2002 della Ternana. Non avevo fatto accenno a mio figlio. Poi ci siamo risentiti e per scherzo gli dissi: "se vuoi uno forte c’è Alessandro". Poi da cosa è nata cosa: una settimana di prova e la maglia amaranto».

Che consiglio dà al "bimbo"?

«Deve continuare così senza strafare. E deve avere quella che il Vodz Jaconi definiva doppia C».

Cioè?

«Cazzimma continua. Senza quella non si va da nessuna parte: serve in ogni categoria. Se gioca con la doppia C può segnare 7 o 8 gol e fareuna grande stagione. E farla a Livorno vale il doppio» .

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