Libertas-Pielle, il derby visto dal doppio ex: «È tornata basket city. Il tifo? Uno spettacolo»

Con i suoi 212 cm. è stato uno dei giocatori più alti, se non il più alto, ad aver mai giocato a Livorno. Al PalaModì c’era anche Alberto Pietrini: «Da dieci anni non vedevo una partita»

LIVORNO. Con i suoi 212 cm. è stato uno dei giocatori più alti, se non il più alto, ad aver mai giocato a Livorno. Ma non è questa l'unica particolarità di Alberto Pietrini: è anche uno dei pochissimi ad aver vestito entrambe le canotte, quella della Libertas (1986-1990) e quella della PL (2001-2003). Giocatore di rincalzo, chiuso a livello di serie A dalla presenza degli americani ma pochissime squadre cambiate in quasi 20 anni di carriera, soltanto 6, oltre alle due livornesi Modena, Reyer Venezia, Imola e Carrara a fine percorso.

Il perché è molto semplice: anche se non era quello che si dice un fattore, uno il grado di fare reparto da solo, era però un giocatore di una serietà assoluta, con un'etica del lavoro eccezionale e per questo assai benvoluto da allenatori e compagni. A Livorno si è fermato salutando la natìa Valdarno (è nato a Stia, provincia di Arezzo, nel 1966) e a Livorno è nata Elena, la miss della pallavolo italiana, ragazza bellissima e campionessa vera, recente vincitrice degli Europei a Belgrado.


Pietrini, abbiamo visto sua figlia Elena premiata prima del derby. E c’era pure lei al PalaModì...

«Certo che c'ero. Non potevo perdere un'occasione del genere».

Che impressione ne ha avuto?

«Stupenda. Uno spettacolo che non vedevo da anni. Intanto erano 10 anni che non vedevo una partita di basket e anche le partite di Elena l'anno scorso erano a porte chiuse. Quindi entrare in quell'impianto bellissimo, vederci tanta gente dentro, tutto quel calore, è stato emozionante e coinvolgente».

Lei ha giocato tantissimi derby, ma tutti con la maglia della Libertas...

«Si, quando ero alla Pielle la Libertas purtroppo non c'era più. Devo dire che il derby, in fondo, è sempre lo stesso di allora. Il clima, i cori, gli sfottò. È uno spettacolo unico. Ho rivisto a tifare tante gente di allora ma vivendo a Livorno non è che avessi perso di vista nessuno».

Da un punto di vista tecnico, cosa le è sembrato della partita?

«Se vogliamo stare a cercare l'estetica, è chiaro che il derby è venuto troppo presto, con le squadre nel bel mezzo della preparazione e quindi un po' imballate. Ma ce ne saranno altri due e le squadre mostreranno il loro volto migliore. Ma nel derby lo spettacolo è anche sulle tribune e devo dire che i tifosi della Pielle sono stati impressionanti».

Ai tempi della sua prima esperienza livornese si era in piena basketcity. Potranno tornare quegli anni formidabili?

«Non saprei, me lo auguro. So che la Libertas sta investendo molto per raggiungere la serie A, l'anno scorso l'hanno mancata per pochissimo, mi auguro che possano farcela quest'anno anche se mi dicono che il campionato probabilmente sarà più duro. Ma sono certo che farà bene anche la Pielle, anche se forse con meno mezzi a disposizione. Sono due società alle quali voglio bene a entrambe».

Quindi la rivedremo al basket?

«Sicuramente. Quando non sarò a Scandicci a seguire mia figlia (Elena gioca nella Savino Del Bene, ndr) verrò volentierissimo a vedere qualche partita».

Siamo in chiusura. Da 1 a 10, quanta soddisfazione di padre c'è stata, l'altra settimana, nel vedere l'Italvolley vincere l'Europeo a Belgrado?

«12. Io ero sicuro che il risultato delle Olimpiadi era stato bugiardo, sapevo che il loro vero valore non era quello di Tokyo. E ora aspettiamo Parigi 2024...».