Due discipline, un tetto comune: Zen club e Akiyama a braccetto ed è un ritorno alle origini

livorno. Lo sport non si arrende. Tantomeno se si parla di arti marziali. Ed infatti due storiche società di discipline da combattimento tornano a lavorare sotto lo stesso tetto e creano un nuovo polo delle arti marziali. Si parla dello Zen club e dell’Akiyama e naturalmente dei loro altrettanto “storici” fondatori, Maurizio Silvestri e Patrizio Rizzoli. Il “tetto” è quello di via Pera, ovvero dello Zen club.

«È un ritorno alle origini proiettandosi nel futuro – commentano i due maestri – Le origini risalgono a quando eravamo tutti allo Zen club che aveva sede sul viale Carducci, più di quaranta anni fa. Già all’epoca sognavamo un grosso centro specializzato in arti marziali. Che ora creiamo per lavorare nel presente pensando al futuro”. Tanta strada è stata fatta in tutto questo tempo. Le due società hanno avuto successo e raggiunto i vertici nazionali ed internazionali (si parla di parecchi campionati del mondo conquistati) nelle specialità in cui si sono specializzate: l’Akiyama con lo sport da combattimento in tutte le sue specialità, dal full contact alla più moderna MMA, lo Zen club per il ju jiutsu, la difesa personale, il free style e gli sport estremi che hanno visto in Michele il figlio di Maurizio, uno dei massimi esponenti a livello internazionale. Come del resto grandi risultati li ha ottenuti Nico, figlio di Patrizio. Silvestri e Rizzoli hanno entrambi raggiunto la carica di direttore tecnico nazionale, uno per il ju jitsu e l’altro per la shoot boxe.


«In questi anni le nostre strade si sono spesso incrociate ma mai scontrate: abbiamo sempre gioito l’uno dei successi dell’altro – spiegano i due maestri – Ci eravamo separati solo per motivi di spazi, essendo cresciute le nostre società». Poi è venuta la decisione di creare il grande polo dedicato alle arti marziali sognato tanto tempo fa.

Comunque non si tratta di una fusione. «Zen club e Akiyama hanno una storia che non si deve perdere. E’ importante che si proceda come sempre, insieme ma con la propria identità». Silvestri e Rizzoli ritengono di proseguire quella storia delle arti marziali iniziata quando, negli anni sessanta, ragazzini di buona famiglia, si dovevano barcamenare per le strade di un quartiere non facile come quello della Rosa.

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