Libertas-PL, l’ultimo derby in serie in B 41 anni fa. E fu un assalto "al Palazzo"

I duelli tra Pironti e Giauro, Fantozzi e Filoni e una passione che portava 6000 spettatori. Torna una sfida che ha regalato pagine entusiasmanti per tanti anni

LIVORNO. Se nella seconda metà degli anni’80 Livorno diventò capitale del basket, con due squadre in A1 per tre anni di fila, la maggior parte del merito va ai derby di serie B che infiammarono la città 10 anni prima. Il Palazzetto dello Sport (l’attuale PalaMacchia, purtroppo oggi quasi fatiscente) inaugurato nel giugno del 1976 e chiamato da alcuni durante la sua costruzione "la cattedrale nel deserto", rivelò ben presto la sua inadeguatezza a contenere tutta la passione dei livornesi, decuplicatasi proprio da allora in poi e proprio grazie alla stracittadine. Fu da allora, e non dieci anni dopo, che il basket a Livorno divenne fenomeno di costume (non moda come qualcuno accusò) , che si cominciò a parlarne anche nei bar, sui bus, nelle scuole e nei luoghi di lavoro e fu grazie a quelle partite che due o, a seconda dei regolamenti, anche quattro volte all’anno, infiammavano l’intera città. Nel giro di pochissimo tempo si passò dalle poche centinaia di persone (a volte meno) che seguivano la pallacanestro nell’attuale PalaCosmelli, alle migliaia.

L’incendio del cinema Statuto di Torino, dopo il quale tutto cambiò in tema di sicurezza e capienza degli impianti, era ancora di là da venire e in un Magniflex-Libertas del 1979 si stimò che gli spettatori presenti fossero oltre 6. 000: non c’erano ancora le poltroncine sulle due tribune centrali, non erano disegnati i posti negli altri settori e al derby ci si stipava come sardine, ai limiti della sofferenza fisica, con qualche centinaio di persone costrette in piedi in almeno due file per tutto il perimetro dell’impianto. Le foto d’epoca sono lì a dimostrarlo. Derby di serie B, come quello di oggi. Giocati solo da italiani e per questo ancora più coinvolgenti. Perché in campo, in sfide giocate tutte fra italiani, accanto ai primi giocatori professionisti venuti da fuori (un’eresia fino alla fine della prima metà degli anni’70) , c’era anche il ragazzo della porta accanto, il compagno di scuola o di divertimenti serali, quello con cui ti potevi ritrovare gomito a gomito al mare o al pub.

Una cosa è certa: se a Livorno si sono visti Jeelani e Addison è perché, prima di loro, ci sono stati Pironti e Giauro, per citare, fra i tanti, quelli che non ci sono più e mandare loro un deferente saluto di ringraziamento e rimpianto per la loro assenza.Quello di stasera (e gli altri due che verranno a cadenza quadrimestrale) è la riedizione dei derby loro, non di quelli di dopo ed è sulla presa che le nuove stracittadine avranno su spettatori, media e sponsor che si potrà giudicare se Livorno è pronta per ritornare a scalare la montagna che la porterebbe ai vertici del panorama cestistico nazionale, al momento ancora troppo distante. Le premesse, a giudicare da quello che questa settimana ci ha fatto vedere, ci sono tutte.

Se i presidenti delle due squadre sono stati invitati, venerdì sera, alla riunione conviviale di un noto club di servizio cittadino per parlare del basket e, più in particolare del derby, vuol dire che forse stiamo di nuovo entrando in una dimensione già vissuta ma da tanto tempo dimenticata. Piaccia o non piaccia la crescita è legata alla compresenza nello stesso campionato di due squadre, "quelle" due squadre. Può essere, a lungo andare, un limite, forse lo è, ma come nel film di Ridley Scott, i Duellanti esistono se sono ancora vivi e vegeti tutti e due, se Keith Carradine ha ancora di fronte Harvey Keitel pronto a sguainare la spada. Soli si muore. L’ultimo derby di serie B giocato a Livorno data 20 aprile 1980, partita di ritorno della poule promozione. Alcuni dei presenti stasera ci saranno stati anche allora, seppure sono passati 41 anni abbondanti.

Di sicuro c’erano, e in campo, Alessandro Fantozzi e Roberto Creati che ritroviamo oggi sotto le insegne di un tempo, l’uno come allenatore l’altro come stratega e guida dietro la scrivania. Sono loro due, più di ogni altro, il simbolo della continuità del derby livornese, ideale trait d’union fra i 6. 000 del 1979 e i 2. 200 di stasera, cifra destinata a salire e non di poco quando l’evoluzione della pandemia consentirà di allentare le norme restrittive sull’accesso agli impianti sportivi.

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