Sarah Fahr, più forte dell’infortunio «Sono serena e lavoro per tornare»

La piombinese ha dovuto abbandonare l’Europeo per la rottura del legamento del ginocchio destro, e ha visto il trionfo delle azzurre in televisione 

Francesca Lenzi

piombino. Che impresa l’Italvolley, con le azzurre campionesse d’Europa contro la Serbia padrona di casa e bestia nera per le italiane. È una vittoria fantastica che arriva dopo la cocente delusione delle olimpiadi.


La piombinese Sarah Fahr (19 anni appena) quella finale da batticuore l’ha vista da lontano, seduta su una poltrona, a una manciata di metri di distanza dal televisore. Con le mani sul viso, fra il sorriso e le lacrime.

Avrebbe dovuto esserci anche lei a festeggiare con le compagne. E c’era. Fino a pochi giorni fa, quando un infortunio l’ha costretta a rientrare in Italia.

È la partita contro la Croazia e le azzurre giocano bene. Anche Sarah, pedina importantissima per la nazionale. Poi un salto, la discesa e il ginocchio destro che si distorce in modo innaturale. L’uscita dal campo, l’addio agli europei e il ritorno in Italia per operarsi: ricostruzione del legamento crociato anteriore del ginocchio destro. L’intervento è filato liscio e Sarah adesso è già al lavoro per rientrare il prima possibile in campo.

«Sto bene, sono in palestra – le prime parole di Fahr, cresciuta a Piombino dai genitori tedeschi, innamorati di questo angolo di costa di fronte all’Isola d’Elba – Sto facendo fisioterapia e mi sto impegnando per tornare pian piano in forma. Sarà lunga, ma prima o poi riuscirò a rientrare. Sono stata operata il 1° settembre e adesso mi trovo a Roma, al centro Villa Stuart del professor Pier Paolo Mariani. Starò qui un mesetto e poi conto di raggiungere Conegliano (l’Imoco Volley è la società di serie A nella quale milita la piombinese, ndr). I tempi? Di base, per tornare a giocare con questo tipo di lesione che ho avuto io, occorrono sei mesi. Quindi fino a febbraio sarò fuori dai giochi».

Chiunque impazzirebbe nei suoi panni. Trovarsi agli europei, a un passo da una vittoria storica, con uno stato di forma eccellente, e poi beccarsi fra capo e collo un infortunio pesante che le farà saltare anche un pezzo di stagione.

Sarah, però, no. Lei non impazzisce. Non strepita. Non si arrabbia. Dimostrando, oltre a formidabili qualità tecniche, anche una maturità invidiabile e una forte tenuta mentale.

«Non sono incavolata né rassegnata – dice Fahr – Sono tranquilla e serena e sto lavorando per tornare. Sono dell’idea che le cose accadano sempre per un motivo. E sono sicura che da questa esperienza imparerò tanto su di me. Magari non so ancora cosa, ma sono positiva e, l’ho scritto anche su Instragram, resterò sempre me stessa. Non ha senso buttarsi giù per una roba che è successa. Certo, dopo l’olimpiade, eravamo arrivate all’europeo per riscattarci, dando il meglio di noi. Ci tenevamo per la squadra, per tutta Italia, per chi ci aveva sempre sostenuto, e anche per quelli che ci avevano sempre criticato. Io ero contenta. Di più, contentissima e mi è dispiaciuto molto abbandonare. Ho seguito la finale in televisione, iniziando a piangere come una disperata già prima della fine. Ho vissuto un mix di emozioni bellissimo, tanto che dopo non riuscivo neppure ad addormentarmi».

Le azzurre hanno festeggiato, mostrando sul podio anche le maglie delle giocatrici infortunate, Caterina Bosetti e, appunto, Sarah Fahr,

«Hanno detto che questa medaglia è anche nostra, ed è vero – afferma la piombinese – Ero nel gruppo fino a una settimana fa. E avrei voluto essere con le mie compagne. Mi ha fatto molto piacere che abbiano mostrato la mia maglia. Non vedo l’ora di tornare a giocare, sia in campionato che con la nazionale. Ho ricevuto tantissimi messaggi di vicinanza e non me l’aspettavo. Alla fine sono diventata anche un po’ famosa con questo infortunio (ride, ndr). È emozionante ricevere questo affetto. Molte persone mi stanno scrivendo anche in questi giorni. È bello, vuol dire che ho trasmesso qualcosa. Come impiego il mio tempo ora? Beh, in realtà sono sempre in palestra per la riabilitazione. E a casa ho una macchina per lavorare il ginocchio. Per il resto, studio, chiamo amici e parenti, e leggo».

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