Fernandez e il marchio Us «Noi ci siamo, serve un progetto»

Il presidente del club magnozzi sul futuro del calcio in città 

Fabrizio Pucci

LIVORNO. Quattro i passaggi necessari per arrivare alla resurrezione del calcio a Livorno. Primo: l’estromissione (ormai quasi certa) di questa società dalla D. Secondo: la lettera del sindaco (inviata ieri) al presidente Federale Gravina e a quello della Lega Nazionale Dilettanti Sibilia, con cui il primo cittadino chiede l’iscrizione del Livorno al campionato di D o di Eccellenza per non disperderne il patrimonio storico-calcistico. Terzo: il parere favorevole degli stessi Gravina e Sibilia all’iscrizione degli amaranto in sovrannumero a una delle due categorie dilettantistiche. Ovviamente alla base di tutti questi movimenti deve esserci l’insediamento di una società nuova di zecca. A quel punto. Anzi: prima o contemporaneamente servirà rimettere il circolo il marchio registrato U. S. Livorrno attualmente nella disponibilità del Club Magnozzi. Il suo presidente Enrico Fernandez Affricano ieri dapprima è stato cauto, poi chiarissimo: «Prima di tutto – ha esordito – bisogna vedere che cosa succede all’A. S. Livorno Calcio perché la situazione non è affatto chiara”. Sì, ma quella società è clinicamente morta… «Se il Livorno attuale non dovesse andare avanti parleremo con tante persone per fare qualcosa e rimettere in moto il calcio a Livorno. Personalmente ho una certa età, ma vicino a me c’è chi desidera che il calcio a Livorno non muoia. Io sono esaurito moralmente. Sto soffrendo molto. Per me l’amaranto è una questione di famiglia. Mio padre era dirigente dell’Unione quando ero giovaneA. Presidente siete disposti a concedere il marchio?


«È chiaro che dobbiamo confrontarci col sindaco. Il marchio da solo non dice nulla. Ci vuole una società seria che sia iscritta alla D o all’Eccellenza. Con presupposti ben precisi si può fare. Qui a Livorno, in questa fase così difficile abbiamo almeno tre elementi che mi danno speranza: un sindaco che si sta industriando per dare un futuro al club, la stampa attenta e precisa e una tifoseria numerosa e appassionata che non deve essere tradita. Anche per questo non sto fermo e farò l’impossibile per contribuire a trovare una soluzione per rilanciare il calcio a Livorno». —

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