La rabbia dei tifosi del Livorno: «Basta, questo è un incubo senza fine»

La replica della Curva Nord all’appello dei piemontesi: «Così la società non può pretendere di avere lo stadio Picchi»

LIVORNO. Pier Paolo Gherlone, liquidatore uscente del Livorno calcio nel momento più incerto della sua storia recente, aveva teso la mano ai tifosi amaranto: «Seguirò il consiglio del sindaco: ci parleremo». Anche perché passi – sperando che sia una situazione transitoria – una società senza stadio e con una rosa da allestire, ma è ovvio che una squadra senza tifosi è il paradosso della passione calcistica.

Ma in attesa che i piemontesi presentino – mancano quattro giorni – la documentazione necessaria per l’iscrizione al campionato di serie D, quella mano tesa rischia di non incontrare nessuno. La posizione di una parte della tifoseria amaranto, infatti, può essere riassunta nelle ultime parole della Curva Nord Fabino Bettinetti: «Meglio una fine spaventosa – scrivono – che uno spavento senza fine». Questa porzione di tifoseria infatti è chiaro che vorrebbe un altro futuro (esiste?) per gli amaranto.


«Per l’ennesima volta – scrivono – la situazione che si è venuta a creare intorno al Livorno calcio è davvero paradossale. Spinelli, che ricordiamo dovrebbe essere come ama ripetere “fuori dai giochi”, continua a manipolare l’opinione dei tifosi a proprio piacimento. Il sindaco, legittimamente, dopo i debiti contratti dalla società ha dovuto revocare la concessione ed escutere la fideiussione per avere quanto la società deve al comune, di conseguenza alla città. Ci sembra ovvio che il Livorno calcio, fosse anche una situazione normale e non logorata come è da tempo, non può pretendere lo stadio Armando Picchi, tanto più se non ha neppure revocato lo stato di liquidazione e chiarito cosa vuol fare. Ricordiamo che la società si è negata più volte a potenziali compratori, che ha disertato incontri col sindaco e con i tifosi, e oggi, per tentare di alzare polvere e nascondere» gli errori degli questi ultimi anni.

«Non siamo più disposti – aggiungono – a tollerare la nostra amata maglia in ostaggio di una famiglia che, se prima vantava “almeno” di avere i conti in verde, adesso nemmeno più quelli può vantare». Le critiche riguardano soprattutto l’operato di Aldo Spinelli. «Via lui – è la richiesta e chi per lui, costasse anche ripartire dall’eccellenza, tanto, la serie D con questi personaggi, significherebbe l’ennesimo anno di oblio, di buio, di morte della passione e dell’appartenenza. Al contrario, dalle ceneri siamo sicuri che i livornesi sapranno stringersi attorno alla squadra e rialzare la testa». —



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