Edoardo, dal sogno viola al calcio “made in Usa”: da Livorno vola al college nello Iowa

LIVORNO. Ogni anno la città di Livorno sforna qualche talento che riesce a farsi luce nel mondo del calcio. Per tanti anni una delle migliori promesse del football labronico, l’ha rappresentata Edoardo Degl’Innocenti, classe 1998. Sin da bambino nel settore giovanile amaranto, poi il passaggio a 13 anni alla Fiorentina dove rimarrà fino alla Primavera, condividendo lo spogliatoio con giocatori del calibro di Chiesa e toccando spesso e volentieri la Nazionale di categoria, assieme a talenti come Locatelli.

Successivamente le parentesi in Serie D con Rezzato e Savona e quella in Eccellenza con il Montecatini.


Un percorso che centinaia di ragazzi sognerebbero, ma che per il talento, puro e cristallino di Edoardo, avrebbe potuto regalare anche qualcosa di più.

«A Firenze ho fatto qualche errore dal punto di vista comportamentale che mi ha precluso alcuni palcoscenici più importanti – ammette il fantasista – poi negli anni successivi mi sono rilanciato a Savona, ma sul momento più bello l’estate successiva saltò il trasferimento nei professionisti per una ripicca di un dirigente. Cose che nel calcio capitano, e di cui però sono anche un po’ stanco».

E siccome la vita è una questione di capitoli, alcuni da chiudere ed analizzare, per aprirne di nuovi, altrettanto ambiziosi e con una consapevolezza diversa, l’ex viola ha immediatamente guardato avanti, con il suo sogno sempre all’orizzonte. «Due anni fa fui contattato dalla Yes We College per fare un provino e andò molto bene visto che dopo le partite di valutazione, fui selezionato da ben cinque college Usa».

«Al tempo però rifiutai, perché non avevo ancora la mentalità giusta per capire l’opportunità che avevo davanti. Oggi, a distanza di due anni, si è presentata nuovamente questa chance e non ci ho pensato due volte. Ho fatto una conversazione via Skype con coach Brown, uno dei responsabili del progetto e un corso di inglese per essere completamente idoneo».

Una scelta di vita, quella dell’addio all’Italia, in direzione Stati Uniti, in particolare nell’Iowa, nel centro del paese a stelle e strisce, tra il Missouri ed il Mississippi. Nella parte più rurale, più selvaggia e meno urbana degli States.

«Avevo l’opportunità di scegliere tra quella e un college di New York, ma ho scelto l’Iowa perché preferisco un posto tranquillo, che non mi crei troppe distrazioni e mi permetta di restare concentrato sui miei obiettivi. Sulla mia decisione ha influito molto Giorgio Robo, un ragazzo italiano che già da un anno fa parte del medesimo college e me ne ha parlato benissimo. La sua testimonianza è stata decisiva. E si tratta comunque di uno tra i migliori community college degli USA, un posto dove vengono abbinati alla perfezione sport e cultura».

Perché oltre al percorso sportivo, ovviamente, di pari passo andrà quello scolastico, in pieno stile americano. Con le infinite possibilità che solo gli Stati Uniti sanno offrire, anche a livello di carriera lavorativa. Di sogni e di ambizioni. Di speranze e di progetti.

«Il mio obiettivo è quello di poter diventare un calciatore professionistico negli Stati Uniti e rilanciarmi completamente come giocatore, ma ciò che mi piace di più di quest’esperienza è proprio il fatto che mi apra più strade. Studiare in un college ti permette di accrescere il tuo bagaglio culturale e quindi di poter avere occasioni anche fuori dal rettangolo verde. Da ragazzo, alla Fiorentina, vissi il calcio un po’ come un’ossessione e invece avere un’alternativa, una strada parallela, altrettanto valida, è sempre importante».

Una decisione non da tutti quella di cambiare vita così drasticamente ed inseguire il proprio sogno al di là dell’oceano. Lasciando la comodità del proprio habitat. Le abitudini, gli amici di sempre e soprattutto la famiglia, i genitori Massimo e Ombretta e Giorgia, la sorella.

«Hanno immediatamente appoggiato la mia scelta, consapevoli della mia attitudine a esplorare il mondo, a guardare oltre il proprio orticello. Lascio un posto fisso in un’azienda per un’esperienza che mi rimarrà per tutta la vita. Faccio questa scelta per cercare di esprimere al meglio la mia personalità e trovare una realizzazione personale, una maturazione interiore. E la mia famiglia ha capito che ho scelto per la mia felicità, che è stata poi anche la loro».

E conclude così: «Nel bel mezzo della campagna americana però il mare di Livorno mi mancherà, ne sono sicuro. Ma quello si sa, come noi non lo ha nessuno». —

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