Carera e Forti tra i tifosi Libertas e Bernareggio diventa Milano: «Questo è solo l’inizio...»

Il popolo LL in Brianza come negli anni d’oro a notte fonda la festa al pullman dei giocatori: «Non abbiamo ancora fatto nulla. C’è da vincere un’altra partita»

LIVORNO. Che strana la prima domenica di giugno in Brianza. Il meteo mette il bavaglio al cielo che accoglie la truppa di 50 tifosi libertassini col broncio. È tutto grigio, c’è qualche rovescio di pioggia. Tuoni in lontananza. Normale: che senso ha l’estate senza il mare, qui in mezzo ad alti condomini a schiera che interrompono filari di alberi ad alto fusto piantumati per dare un tocco di verde a questa cittadina di 11mila anime?

Quasi l’80% degli abitanti di Bernareggio potrebbero stare comodamente seduti al Modigliani Forum, capienza 8033 spettatori. Qui no. Nella cintura brianzola, vicini, ma per certi versi lontanissimi da Milano, il campo di gioco è la palestra comunale. La chiamano PalaReds. Nome buono per incutere timore. Qui i ragazzi di coach Cardani – molti dei quali provenienti dalla cantèra dell’Olimpia, sì proprio quella dello scudetto rubato nel 1989 – quest’anno sono stati battuti una sola volta. E nel loro bunker attendono la Libertas per piazzare il colpo del ko definitivo dopo il break di gara-2 e il 91-87 della prima sfida sul loro legno consunto.


Dentro lo spazio è quel che è. La palestra è una mezza fornace adesso che è vuota. Figuriamoci con il pubblico. Meglio star fuori, nel dehor del bar della angusta struttura e attendere l’orario della palla a due là dove almeno l’aria è più respirabile. Boccali di birra accomunano le due tifoserie che fraternizzano. Si scambiano sensazioni, timore, impressioni. Complimenti reciproci perché tutto si potrà dire tranne che Vaporart e Libertas non siano ottime squadre che hanno onorato la serie di semifinale.

Magliette glalloblu. E amaranto. E’ la griffe libertassina. Occhi che hanno visto espugnare il PalaTrussardi in gara-4 di semifinale scudetto 1989 adesso sono pronti a scrutare oltre l’orizzonte della palestra di Bernareggio in cerca di una agognatissima gara-5. Tra loro spuntano due colonne della grandeur LL: Flavio Carera e Andrea Forti. Il primo – mascherina dell’Atalanta – ha percorso in un amen i 30 chilometri che dividono Bergamo da Bernareggio. È una presenza-amuleto. Con lui in tribuna la squadra di Garelli chiuse la serie in gara-4 di semifinale a Pavia. Occhiali da vista sulla criniera grigia. Si intrattiene con il compagno di mille battaglie qui in triplice veste: padre di Francesco, il capitano della Libertas, tifoso e agente di alcuni giocatori in campo. La pantera rosa seguirà la partita da una posizione defilata, mentre Carera la vivrà accanto ai tifosi, un gradino sopra il presidente Roberto Consigli che pochi minuti prima aveva confidato: «Se perdiamo a fine partite corro comunque ad abbracciare i ragazzi, perché questo è solo l’inizio».



Transita il grande assente, il tatuatissimo tronista Laudoni, giocatore simbolo di Bernareggio. Sorride ai tifosi livornesi: «Qui con me non se passa». Già, ma è squalificato. E allora senza di lui la Libertas potrebbe passare. Si tratta solo di far filare il sillogismo. Chissà se Riccardo Castelli ha studiato Aristotele. Forse le gesta di Achille sì. Il tuo tendine infatti fa le bizze da mesi. Non gioca da una vita, ma ha gettato via le stampelle per presenziare nel giorno più importante. E lui, in campo anche se debilitato, sposta eccome. La Libertas parte bene: tripla di Ammannato. Poi 5-12, ma Bernareggio è squadra vera: 10-0 e 15-12. Nel PalaReds non si respira. Ricci in sottomano firma il sorpasso definitivo: 19-20. Da quel momento Livorno non mollerà più il comando delle operazioni. 34-44 all’intervallo lungo: tutti fuori a commentare e a respirare. Carera è fiducioso: «I ragazzi stanno giocando bene. Mi è piaciuto molto Leo Salvadori». Ma è l’atteggiamento ad essere convincente. La Libertas sa di avere le spalle al muro e gioca con la determinazione di chi si scala una montagna e che non può voltarsi indietro perché vedere il precipizio metterebbe paura e sarebbe forse l’inizio della caduta. Nei successivi 10’ i padroni di casa recuperano la miseria di un solo punto: 54-63 al 30’, ma non è mica finita. Si rompe il lungo Tsetserukou, sembra fatta e invece Bernareggio, costretta a un gioco più perimetrale rientra in partita.

Il finale è uno stillicidio. La Libertas è tosta, resiste, vince e riporta la serie a Livorno. Le tifoserie lasciano il PalaReds insieme. Una tifosa di Livorno chiama il 4 brianzolo Aromando, un signor giocatore: «Vieni a Livorno, la città è bella, il clima ottimo, ci vivresti bene». Lui è gentile. Sorride. Un tifoso di Bernareggio lo scongiura: «Non ascoltarla, resta con noi». È ora di pensare allo spareggio. La squadra di Garelli arriva a Porta a Terra all’una. Ad attenderla un gruppo di tifosi. È un ritorno all’antico e ancora una volta si riaccende quel ricordo di 32 anni fa, la notte dopo gara-4 di finale e il blitz a Milano. Il coach ripete il suo mantra: «Non abbiamo ancora fatto nulla. C’è da vincere un’altra partita». Una partita da dedicare a due tifosi livornesi che abitano a Monza e a Milano: «Abito qui dal 1971», dice uno. «Io da oltre 40 anni», dice l’altro che ha un passato da arbitro e per questo interpreta con occhio clinico ogni fischio della coppia di direttori di gara. Una vita qui in Brianza, ma l’accento livornese come se non se ne fossero mai andati. Magia del salmastro e di questa Libertas che ha colorato di amaranto e gialloblu la grigia cintura monzese di questo inizio giugno.

Giuseppe Arrabito, uno dei Soci Fondatori, guarda a domani: «Sabato avevo messaggiato a coach e giocatori che ero certo avremmo vinto questa battaglia e saremmo venuti a sostenerli; questo è un gruppo pazzesco che merita tutto il nostro amore e rispetto. Spero che mercoledì tutti i libertassini accorrano al Pala Modigliani: sarà un'altra battaglia epica».

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