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Livorno in D, al fischio finale sono già tutti scappati via. Heller: «La colpe della società sono enormi»

La tribuna autorità con il solo Heller presente, a destra si vede anche il sindaco Luca Salvetti, mentre Aimo si trovava in tribuna coperta

Nessuno dei soci va dalla squadra o si presenza in sala stampa dopo la retrocessione tra i dilettanti 

Quando l’arbitro fischia tre volte e certifica il ritorno del Livorno tra i dilettanti, il presidente Giorgio Heller, l’amministratore delegato Silvio Aimo e il commercialista dei piemontesi Pier Paolo Gherlone stanno già lasciando lo stadio. Si fanno aprire i cancelli, salgono in auto e vanno via in fretta. Sì, il Livorno retrocede in serie D dopo una stagione terrificante a livello societario e nessun socio o dirigente si presenta in sala stampa davanti ai giornalisti.

Chiariamolo subito: non sarebbe uscita fuori la formula magica per ripartire, ma è una questione di rispetto nei confronti della piazza. Ancora una volta, nessuno interviene e prova a ricostruire quanto accaduto da settembre a oggi. Figuriamoci Aldo e Roberto Spinelli, i primi colpevoli di questo disastro, coloro che hanno messo la società in mano a personaggi con altri interessi e che durante la stagione hanno deciso quando e come intervenire economicamente. Un piano perfetto per arrivare alla morte.


A intervenire in serata è Heller, che risponde al telefono e parla prima di «una stagione disgraziata e paurosa a livello societario» e poi di «una giornata no che ci condanna alla retrocessione». «Le responsabilità della società sono enormi, sono accadute cose che spero non si ripeteranno - prosegue Heller - la stagione è iniziata male ed è finita nel peggiore dei modi. Nelle ultime settimane la squadra ha dimostrato di voler raggiungere la salvezza, ma con la Pro Sesto non c'è stata la giusta verve. E gli episodi non ci hanno aiutato: il palo, i miracoli del portiere avversario... Il futuro? Mi preoccupa l'immobilismo. Ancora non ci si rende conto dello stato economico e finanziario della società. Oggi, anche abbattendo il debito, non ci sarebbe la forza per rilanciare il Livorno Calcio. Chi ha creato il debito, ed è evidente chi l'ha creato (Spinelli, ndr), deve aiutare a ripianarlo e deve cogliere l'occasione che ha davanti».

E il riferimento è all'imprenditore Franco Favilla. «Favilla è stato chiaro, vuole investire in questa società, ma i debiti pregressi vanno sistemati. Se qualche socio si aspetta invece di vendere le quote per avere qualche utile, allora siamo alla follia totale».

In serata risponde anche l'ad Aimo, punto di riferimento della società da gennaio a oggi. «Mi prendo tutte le responsabilità del caso come ho sempre fatto in questi mesi - le sue parole - ma questa era una partita da giocare alla morte e la squadra non l'ha giocata così». Chiara la delusione per l'atteggiamento degli amaranto nel match con la Pro Sesto, una partita da dentro o fuori che doveva essere affrontata con un altro spirito. Resta il fatto che le responsabilità principali di questa retrocessione sono all'interno della società, dalla famiglia Spinelli fino a personaggi come Rosario Carrano e il mondo Cerea. —



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