Amelia e l'impresa impossibile del Livorno: «Non è finita: nel mirino la Pro Sesto»

Il tecnico amaranto svela il suo piano per credere nella salvezza: «Lavoro per l’impossibile: la squadra è viva e fa gioco»

LIVORNO. Nel calcio si parla spesso di imprese, di miracoli, di rimonte da record. Al Livorno serve qualcosa di più, serve allungare questa mini-striscia di vittorie consecutive e allo stesso tempo bisogna sperare nel suicidio di una o più dirette concorrenti, tutto senza dimenticare i ricorsi per le penalizzazioni. «Spero nell’impossibile e lavoro per l’impossibile», è il messaggio di Marco Amelia dopo i cinque gol alla Pistoiese. Nessun calcolo, nessuna tabella di marcia, solo il nome della squadra su cui fare la corsa: «Secondo me è la Pro Sesto. Ai miei collaboratori lo dico da un mese, dobbiamo anche giocarci contro all'ultima giornata. Peccato per qualche punto perso nelle ultime settimane, ma ora guardiamo avanti con fiducia e voglia di tentare l'impossibile».

Cos'ha detto alla squadra dopo il successo con la Pistoiese?


«Di continuare così, di non mollare. L'ho già dichiarato e ora lo ripeto: se potessi, comprerei un po' di tempo per lavorare con questo gruppo e crescere ancora tutti insieme».

La classifica resta drammatica, ma il 5-0 è comunque un segnale di orgoglio.

«Devo fare i complimenti ai ragazzi. Hanno aggredito la Pistoiese fin dall'inizio, non lasciando spazi e interpretando la partita nel migliore dei modi. Ecco, tutto questo ci ha facilitato la vita».

Ed è arrivato il quarto risultato utile di fila.

«Frutto del lavoro quotidiano, della voglia di essere sempre al top. Con la Pistoiese mi è piaciuto soprattutto lo spirito: siamo entrati in campo con il piglio giusto, cercando subito il gol e non pensando a chi c'era davanti. Testa e idee di gioco hanno fatto il resto».

Due nomi su tutti: il 18enne Neri e Castellano.

«Neri è un portiere che seguo fin da quando era un bambino: ha lavorato anche con il preparatore Spinosa, conosco pregi e difetti. Ha avuto un momento di calo ed è stato sostituito in maniera egregia da Stancampiano, ora però sta bene e l'ha dimostrato. Castellano invece è un ottimo giocatore e sta alzando l'asticella: al mio arrivo era in difficoltà dal punto di vista mentale, adesso ha trovato un certo equilibrio ed è diventato importante anche nello spogliatoio».

Come stanno Mazzarani e Sosa?

«Il risultato mi ha permesso di gestire le energie. Mazzarani era un po' acciaccato, Sosa aveva preso una botta nel primo tempo e sul 3-0 ho preferito toglierli».

Quanto è cambiata la squadra dal suo arrivo?

«Molto. Io ho cercato di usare il modulo giusto per sfruttare le caratteristiche dei singoli, ruotando i centrocampisti gara dopo gara e lavorando sulla fiducia nelle conclusioni in porta».

E con la Pistoiese si sono visti i risultati.

«Con la Pistoiese sì, con Alessandria, Giana, Carrarese e Pontedera no».

Ma il grosso cambiamento sembra a livello psicologico.

«Sotto questo aspetto ho lavorato molto. Qui la situazione era difficile, non solo i giocatori ma anche i magazzinieri e i massaggiatori erano giù mentalmente. Bisognava alzare il livello per avere qualche chance in più».

Il problema è che nemmeno vincere le ultime quattro potrebbe bastare per i playout.

«Pensiamo partita per partita, poi faremo i conti». —

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