Livorno, spuntano creditori della gestione Spinelli. I dipendenti della sede in cassa integrazione

Diversi i fornitori che in questi giorni si sono fatti vivi: la società resta in una crisi grave nonostante l’abbassamento dei costi di gestione 

Da qualunque parti ti giri, sono schiaffoni. Oggi non c’è proprio niente che ti porta ad essere orgoglioso del Livorno Calcio, se non la storia, la maglia, ciò che insomma ci appartiene nel cuore e non ha padroni. Ma il resto è un pianto. Costretti a sperare in un mezzo miracolo per evitare la serie D e costretti ogni giorno ad assistere a problemi societari. Il guaio è che ci piacerebbe tanto essere ottimisti ma oggi non si vedono spiragli di luce.

Già da qualche settimana stanno infatti piovendo nella sede del Livorno tutta una serie di richieste di pagamento di creditori, richieste del periodo gennaio-giugno 2020, dunque della gestione Spinelli. Dentro c’è davvero di tutto: si va da hotel a affitti delle case dei ragazzi del settore giovanile, da semplici fornitori di materiale, fino ai campi da gioco. Cifre magari non enormi, ma che si sommano ogni giorno. In più ci sono tutta una serie di collaboratori (compresi allenatori del settore giovanile) che ancora aspettano soldi sempre del periodo della gestione-Spinelli.


Soldi su soldi che non consentono neanche di rimettere un minimo in ordine i bilanci. Tra imposte, fornitori e rateizzazioni si andrà a breve verso i 2 milioni di euro. E se oggi qualcuno con buona volontà cerca di mettere pezze a destra e sinistra, resta il fatto che senza il supporto economico di Spinelli non si va da nessuna parte.

Insomma, oggi il Livorno è vittima delle ultime azioni di Spinelli (soldi lasciati da pagare e cessione scellerata) e contemporaneamente è schiavo del supporto economico di Spinelli. La potete rigirare come volete, ma questa è la situazione.

Spinelli non vuole che il Livorno fallisca ma contemporaneamente non sembra che si strappi i capelli in caso di retrocessione in serie D. Anzi. Pensateci. Il 16 dicembre Spinelli mette 400mila euro per pagare gli stipendi ed evitare l’esclusione dal campionato e dunque il fallimento, ma il 16 novembre non mette 60mila euro che avrebbero evitato la fuga gratis di Agazzi, Porcino, Marsura e Murilo. Guarda caso quattro dei contratti più pesanti in essere. Ci fossero stati pure loro, Spinelli il 16 dicembre non avrebbe dovuto pagare 400mila euro per evitare il crac del Livorno ma ancora di più. Idem i mesi successivi.

Per carità, poi nessuno nega che siano pienamente colpevoli anche tutti gli altri che non hanno messo insieme neanche 60mila euro per tenere in rosa quattro giocatori (tra i quali uno, Agazzi, in serie C era giocatore che da solo teneva in piedi un reparto). Gente che ha comprato il Livorno senza avere la possibilità di mantenerlo e portarlo avanti. Ma il problema è alla radice, e questa pseudo-cessione estiva è solo una ramificazione.

In questi giorni Aimo e Presta stanno cercando di tenere a galla la barca. Aver abbassato i costi di gestione consente almeno di non affogare ma ogni giorno salta roba nuova da pagare e la situazione non è facile.

E intanto la società ha anche avvertito i dipendenti della sede che c’è in arrivo per loro (o almeno per una parte di loro) una nuova cassa integrazione. Sarà fatta sfruttando le leggi legate al Covid.

Il tutto in attesa del 16 marzo, data entro la quale ci saranno da saldare ancora mensilità e contributi. Va detto che le ultime due scadenze sono state rispettate sia nelle cifre che nei tempi: quella del 16 dicembre e quella del 16 febbraio. Quindi si spera che in futuro non arrivino altri deferimenti, visto che la classifica è già abbastanza drammatica.

Ma questo, a nostro parere, non è vivere. Questo è sopravvivere. Quasi come dei vegetali. Costretti a elemosinare ogni volta l’ossigeno che arriva da Genova. Concesso a sua totale discrezione proprio da chi ci ha portati in queste condizioni. —

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