Livorno ko col Renate, si fa sentire perfino la società. Aimo: «Basta, serve rispetto dagli arbitri»

In tribuna al Picchi solo l’amministratore delegato e Gherlone, non c’è Heller e anche Lamanna non si vede più  

LIVORNO. Una sconfitta pesante e sfortunata, la quarta nelle ultime sei partite. E stavolta la società amaranto alza la voce contro gli arbitraggi dell’ultimo periodo, a partire dal ko di ieri in cui manca un rigore per una mano sul colpo di testa di Bueno.«La polemica non nasce da questa sconfitta - ha detto l’amministratore delegato Silvio Aimo uscendo dallo stadio dopo lo 0-1 col Renate - sinceramente non sono il tipo a cui piace reagire così dopo una partita, ma a questo punto non posso tirarmi indietro perché le cose sono evidenti. Tre indizi fanno una prova, figuriamoci sei o sette... Io non sono arrabbiato con questa terna in particolare, sono arrabbiato per gli ultimi arbitraggi. Oggi (ieri, ndr) il calcio di rigore era netto, poi non mi è piaciuta la gestione dei cartellini da parte del direttore di gara. L’umore del gruppo? Alla fine della partita sono entrato nello spogliatoio e ho trovato i ragazzi a testa bassa. Quando giochi e non fai risultato, diventa difficile dire qualcosa. Bisogna saper perdere quando gli altri sono più forti, ora invece vedo solo ingiustizie nei confronti del Livorno».

LA NOTA DELL’AD

Aimo ha rilasciato anche un comunicato ufficiale, aggiungendo che «in questa stagione non abbiamo mai commentato le questioni arbitrali» e dicendo che ora «dobbiamo fare alcune osservazioni, perché dall’inizio del girone di ritorno abbiamo notato qualche disattenzione di troppo nei nostri confronti».Sia chiara però una cosa: giusto chiedere rispetto, ma non dimentichiamoci che le difficoltà di questa stagione sono legate solo e soltanto alla società e ai tanti soldi lasciati da pagare della vecchia gestione.Insomma, gli arbitri non c’entrano, poi però si può discutere del singolo episodio. «Il campionato - si legge ancora nella nota dell’amministratore delegato amaranto, anche proprietario del 18% delle quote societarie - è in una fase delicata e noi vogliamo semplicemente più attenzione e più rispetto per il Livorno. Sono molto preoccupato, in senso costruttivo, per quello che ci è capitato nelle ultime partite. Ogni dettaglio è sempre più importante: con il rispetto che abbiamo sempre avuto e che continueremo ad avere, chiediamo una maggiore attenzione dal punto di vista arbitrale nei prossimi impegni».

DAL CANTO NON RISCHIA

Da sottolineare che, nonostante i problemi di questo periodo e il penultimo posto in classifica, la posizione di Alessandro Dal Canto non è a rischio. La società amaranto aveva valutato l’esonero qualche settimana fa, ma poi ha deciso di andare avanti con l’ex tecnico del Siena e ora vuole continuare su questa strada. D’altronde Dal Canto ha lavorato a lungo in mezzo a una serie infinita di problemi, diventando l’unico punto di riferimento della squadra e cercando sempre di tirare fuori il massimo dai giocatori. Ora i risultati mancano, è vero, ma stiamo parlando di una rosa crivoluzionata dal mercato di gennaio. Dal Canto merita quindi fiducia e domenica prossima sarà regolarmente in panchina per la trasferta in casa della Pergolettese.

LA GIORNATA AL PICCHI

Oltre ad Aimo, tra i personaggi più o meno vicini alla società, ieri pomeriggio allo stadio c’era soltanto Pier Paolo Gherlone, il commercialista legato al gruppo dei piemontesi. Assenti tutti gli altri, a cominciare dal presidente Giorgio Heller (non c’era neanche per il match con l’Olbia) e da Roberto Lamanna (fuori dai radar amaranto da diverse settimane, nonostante abbia influito sulle scelte del mercato di gennaio). Così nel palchetto vip al centro della tribuna si sono visti solo il sindaco Luca Salvetti e il direttore generale amaranto Alessandro Bini, mentre fino a qualche settimana fa c’erano file di soci e dirigenti con cariche assurde.

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