«Poche certezze e io non guadagno tanto Lascio per proteggere carriera e famiglia»

Murilo dice addio a Livorno e lancia il suo messaggio ai tifosi. Ha ceduto anche il negozio di barbiere che aveva in città 

Gianni Tacchi

Estate 2013: il Livorno sta preparando quella che sarà l’ultima stagione di serie A, in ritiro arriva un brasiliano appena maggiorenne che segna, fa segnare e sembra convincere tutti. «Ero in prova, feci molto bene ma l’ultimo giorno di mercato mi chiamò il presidente Spinelli e mi disse che come extracomunitario avrebbero tesserato Borja», ricorda Murilo Otávio Mendes, che all’epoca venne parcheggiato ai portoghesi dell'Olhanense prima di essere richiamato a Livorno nell’estate 2016.


Due campionati di serie C con una promozione, altrettanti in B con una salvezza storica e una retrocessione tremenda, poi gli ultimi mesi di agonia per il caos societario. E ora il divorzio. Murilo, esattamente come Agazzi, Marsura e Porcino, ha chiesto e ottenuto lo svincolo dopo il caso della messa in mora e il parziale pagamento dello stipendio a metà novembre.

«Mi dispiace che sia finita così, mi dispiace davvero ma non potevo fare altrimenti», dice l’attaccante brasiliano classe 1995. Quattro anni e mezzo a Livorno, un pezzo di vita. «Livorno resterà per sempre nel mio cuore: qui ho avuto la prima opportunità nel calcio italiano, qui è nata mia figlia. Spero di aver lasciato più ricordi belli che brutti. Purtroppo mi sono ritrovato in un contesto in cui dovevo proteggere la mia carriera e la mia famiglia».

Non sente di aver abbandonato una nave che rischia di affondare?

«Capisco i tifosi che la pensano così, ma solo chi è dentro il Livorno sa veramente qual è la situazione».

Una situazione preoccupante.

«Non ci sono garanzie. Tante parole, zero fatti. Rispetto tantissimo i compagni che hanno deciso di rimanere, ma è difficile credere che le cose cambieranno nel giro di poco tempo».

Come ha vissuto gli ultimi mesi?

«Male. Non si capisce chi comanda, non si capisce chi mette i soldi, non si capisce come poter andare avanti. Io ho una famiglia, i contratti non sono da serie A e senza certezze ho preferito chiudere il rapporto. E credo che anche gli altri (Agazzi, Marsura e Porcino, ndr) siano andati via per questo motivo».

Di chi è la responsabilità?

«Chi è colpevole lo sa. Io lascio Livorno a malincuore, volevo solo fare il mio lavoro ed essere regolarmente pagato».

Lascia dopo quasi 150 presenze, 146 per la precisione.

«È un orgoglio aver giocato così tante partite con questa maglia. Livorno è una piazza unica, storica».

I gol invece sono stati 27, non il massimo per un attaccante…

«Va bene così. Spesso mi è stato chiesto di aiutare la squadra, di rientrare, di dare una mano: l’ho fatto volentieri e lo rifarei».

Qual è il suo ricordo più bello in maglia amaranto?

«Beh, la promozione in serie B. In quella stagione sono cresciuto molto, ho anche sbagliato molto, ma alla fine è stata un’annata straordinaria sotto ogni aspetto».

Forse il ricordo più bello di lei che hanno i tifosi resta è quella tripletta segnata a Pontedera…

«Mamma mia, non so se mi ricapiterà una giornata del genere».

Difficile invece trovare un momento più brutto dell’ultima retrocessione in C.

«Sono ancora senza parole per come sono andate le cose. È mancato tutto, una pagina da cancellare».

C’è un allenatore a cui si sente più legato?

«Ho avuto buoni rapporti con tutti. Dico Sottil perché con lui sono cresciuto molto e insieme abbiamo vinto un campionato, poi mi sono trovato bene con Tramezzani e Lucarelli che sono due ottimi allenatori. Anche Breda mi ha aiutato molto, soprattutto dal punto di vista mentale e nel capire certe situazioni».

E Dal Canto?

«Anche Dal Canto, certo, un grande allenatore. Spero che la società riesca a dargli la materia prima per raggiungere una salvezza che è alla portata della squadra».

Negli ultimi mesi hanno trovato spazio tanti ragazzi del vivaio: su chi scommette per il futuro?

«Haoudi si è già messo in evidenza, è un ragazzo che senza dubbio ottime qualità. Poi ci sono altri giovani come Fremura e Nunziatini che hanno qualità e devono lavorare nel modo giusto per il futuro».

E adesso il futuro di Murilo?

«Non lo so. In questi giorni la Viterbese mi ha fatto un’offerta importante a livello economico, ora devo valutare bene».

E se arrivasse una proposta dal Brasile?

«Voglio capire proprio questo. In Italia comunque sto bene, io e la mia famiglia stiamo bene».

Tornerà presto a Livorno per occuparsi del suo negozio di barbiere in via Montebello?

«Il negozio l’ho appena venduto al mio socio, ma di sicuro continuerò a seguire il Livorno e a fare il tifo per questa maglia. Posso fare un saluto e un ringraziamento?».

Prego

«Voglio ringraziare tutti coloro che sono passati da Livorno in questi anni: allenatori, compagni di squadra, lo staff medico, tutti i tifosi, il presidente Aldo Spinelli. Spero con tutto il cuore che la situazione societaria cambi, Livorno merita stagioni diverse dalle ultime due». —

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