Il canestro più bello di capitan Forti: «Il Covid è alle spalle ho voglia di parquet»

I giorni più difficili sembrano passati per il nuovo arrivato: «Ho avuto febbre alta e forti dolori, adesso sto meglio»

LIVORNO. Non c’è Covid che tenga: Francesco Forti - il capitano della Opus Libertas 1947 e figlio d’arte di Andrea, bandiera della Libertas Livorno - non vede l’ora di buttarsi alle spalle le ultime settimane e tornare sul parquet. Un virus maledetto che ha bloccato la sua quotidianità (e di altre tre compagni di squadra), oltre a stravolgere il mondo dello sport, pallacanestro compresa, attraverso protocolli, rinvii, date incerte e tutta una serie di modifiche ai regolamenti che hanno fatto slittare l’inizio del campionato di Serie B Old Wild West al 29 novembre, con i nuovi calendari ufficializzati nella serata di ieri.

Adesso, però, Forti è alla fine del tunnel, nella speranza che il tampone di controllo da svolgere nelle prossime ore dia finalmente esito negativo.


Francesco, anzitutto qual è il suo attuale stato di salute?

«Va molto meglio; nel momento in cui sono risultato positivo al Coronavirus ho avuto sintomi per tre giorni, con febbre molto alta e forti dolori, ma ad oggi, salvo non sentire ancora bene odori e sapori, la situazione è assai migliorata. Diciamo che sono in via di guarigione…».

Il Covid-19 sta condizionando la vita di un intero pianeta: lei come sta vivendo questo periodo così difficile?

«Ogni giorno sentiamo parlare di aziende che chiudono, persone che rimangono senza lavoro e la pallacanestro sicuramente non fa eccezione! La nostra fortuna è quella di far parte di una società seria e solida, che in questo momento sta facendo il massimo per farci stare sereni e permetterci di svolgere il nostro lavoro nel migliore dei modi, “dettaglio” di non poco conto al giorno d’oggi e posso tranquillamente dirlo perché ho ricevuto dei feedback da giocatori di altre società. Per un giocatore di pallacanestro, dopo il blocco vissuto la passata stagione, non è semplice scendere in campo, sapendo che in giro brancolano un sacco di incertezze, sfide rinviate e via discorrendo. Quindi ci tengo a ringraziare la società per la vicinanza e la serenità che trasmettendo alla squadra».

Molto ovviamente dipenderà dal conto delle assenze, ma secondo il suo punto di vista quale potrebbe essere il segreto per disputare un buon campionato?

«Nell’ultimo mese e mezzo la Libertas 1947 ha disputato tre partite ufficiali di Supercoppa del Centenario, di cui solo una al completo e due senza ben quattro elementi positivi al Covid. Ciò implica pure svolgere allenamenti spesso in 6-7 persone e questo senza dubbio non ha giovato alle prestazioni. La pandemia ha colpito noi e a mio modo di vedere colpirà tutti, chi più chi meno. E di conseguenza reputo che il segreto per fare bene sarà avere un po’ di fortuna dal punto di vista di eventuali contagi, il saper reagire ai momenti di difficoltà e mantenere bene a mente il nostro obiettivo. La Opus è un gruppo di persone fantastiche, sono sicuro che faremo bene e che da questo momento ne usciremo tutti più forti».

Quanto le manca la palla a spicchi, l’allenamento, il pre partita e l’adrenalina della domenica?

«La pallacanestro è tutto per me, figuriamoci avere la possibilità di giocare per la mia città e con i colori che sognavo fin da bambino. Rimanere fermo un mese, dopo due mesi di preparazione, sicuramente non mi rende felice, ma ho cercato comunque di essere partecipe con i ragazzi. Posso raccontare una cosa?»

Prego

«Ho visto le partite contro Cecina e San Miniato su YouTube e dopo mi sono dovuto buttare sotto la doccia da quanto ero sudato per la tensione. Battute a parte, con il Covid non c’è assolutamente da scherzare e tutti noi dobbiamo rispettare le varie misure per combatterlo».

Che idea si è fatto su un potenziale utilizzo delle mascherine Sherpa, testate proprio in questi giorni da alcune squadre di Serie A tra le quali la Reyer Venezia del coach livornese Walter De Raffaele?

Ho letto qualcosa in qua e in là su internet, ascoltando anche un po’ di recensioni da parte di alcuni giocatori. Personalmente sono contrario, sia per quel che riguarda l’allenamento e a maggior ragione per le partite. La vedo una soluzione incompatibile con lo sport in generale e non solo con il basket». —
 

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