Il presidente del Livorno e il futuro: «I soldi ci sono: ecco il piano per risorgere»

Scadenze, quote societarie, dirigenti e via libera della Figc: Giorgio Heller spiega quali sono i programmi per il Livorno  

LIVORNO. «Dateci tempo, non possiamo pagare lo scotto per gli errori di chi c’era prima. Io credo che siano i fatti a dare credibilità a un progetto: il primo è stato la fideiussione integrativa in dieci giorni, i prossimi saranno il rispetto delle scadenze di lunedì (domani, ndr) e l’aumento di capitale da 3 milioni di euro».

Giorgio Heller è ancora in isolamento perché positivo, «ma fortunatamente sto meglio rispetto alla scorsa settimana», e interviene per chiarire il caso della messa in mora e raccontare anche quello che succederà nei prossimi giorni a livello societario. «Ma sia chiara una cosa - dice - da presidente del Livorno, rappresento più soci e fin qui ho appurato che qualcuno non intende adempiere alle spese correnti (il riferimento è a Navarra e Ferretti, ndr). In questa fase è ovvio puntare sul Gruppo Carrano, che si è preso degli impegni per portare avanti il Livorno».


Presidente, partiamo dalla messa in mora: cos’è successo?

«Avevamo chiesto all’avvocato dei giocatori di poter dividere il pagamento: il 60% subito, il resto entro 72 ore (scadono domani, ndr). Era un accordo da gentlemen, mica un contratto firmato con l’Associazione italiana calciatori».

Ma non essendo stata rispettata la scadenza di mercoledì scorso, gli undici giocatori protagonisti della messa in mora possono chiedere lo svincolo.

«Siamo tranquilli. Stiamo parlando di una cifra minima (circa 60mila euro, ndr), nulla in confronto alle prossime scadenze».

Appunto, è proprio per questo che molti tifosi sono preoccupati: se ci sono problemi per 60mila euro, come si arriva a fine stagione?

«Questo è un discorso assurdo. Non è un problema di soldi, è un problema di regolamento e tecnicismi. In questo momento il Gruppo Carrano non può finanziare la società, non può immettere liquidità e non può agire in termini di investimento».

Perché?

«Perché non è ancora arrivato l’ok della Figc sui criteri di onorabilità degli acquirenti, un documento che attesti il fatto di non aver ricevuto condanne. Un tecnicismo, appunto. Essendo entrato nella società per ultimo, il Gruppo Carrano ha inviato la documentazione alla Figc per ultimo: l’ha fatto giovedì scorso, contiamo di avere l’ok in queste ore».

E non c’erano altre soluzioni per questi 60mila euro? Stiamo parlando di spiccioli per una società di calcio…

«No, il Gruppo Carrano insieme ad Aimo è l’unico socio disposto ad adempiere agli impegni presi. E se io avessi messo questi soldi nel Livorno, io come qualsiasi non socio del Livorno, il giorno dopo avrei avuto la Finanza a casa. Ci serve tempo, vogliamo fare le cose perbene. Anche quando si parla di cifre minime come queste, ci sono diversi passaggi da fare perché ci sono più soci».

Entro lunedì (domani) servono circa 400mila euro per coprire contributi, F24 e altre spese.

«Ne servono 300mila perché la Lega ha spostato qualche scadenza al 1° dicembre. Pagherà il Gruppo Carrano con la garanzia che questi soldi faranno parte dell’aumento di capitale e avranno quindi un valore nell’eventuale ridistribuzione delle quote, d’altronde non sappiamo cosa faranno Navarra e Ferretti per la ricapitalizzazione».

Come potrebbero essere ridistribuite le quote?

«Il discorso è semplice. Oggi il Livorno ha un capitale sociale di un milione di euro, con la ricapitalizzazione da tre milioni arriverà a quattro. Se il Gruppo Carrano mettesse questi tre milioni e Navarra non partecipasse all’aumento di capitale, le quote di Navarra si ridurrebbero a un quarto (dal 21% al 5%, ndr)».

E Aimo?

«Seguirà Carrano, insieme hanno la maggioranza. C’è un rapporto stretto, c’è collaborazione».

Quando ci sarà la ricapitalizzazione?

«Come per ogni assemblea dei soci, servono due convocazioni: la prima sarà il 20, la seconda il 25. Questa sarà un’assemblea dei soci ordinaria per alcune decisioni e straordinaria per altre, faremo tutto in videoconferenza e ci sarà anche un notaio per l’atto. Già il 20 dovrebbe essere tutto sistemato».

Come sono i rapporti con CereaBanca e con Lamanna?

«Cerea si è tirata indietro già da tempo. Con Lamanna c’è un rapporto di stima e di amicizia: è stato fondamentale nella costruzione della trattativa, ma non è un dirigente della società».

Come replica alla notizia dello sfratto del negozio ufficiale?

«Non è colpa nostra. In ogni caso salderemo anche questa morosità e metteremo un punto a questa storia. Oggi uno store non è strategicamente sostenibile: magari in un altro periodo sì, ma in questo momento l’e-commerce è più efficace. E poi diciamo la verità: quel negozio non batteva uno scontrino da due mesi, l’unico a comprare qualcosa è stato Mariani con un suo collaboratore».

Com’è invece la situazione della sede?

«C’era stata la disdetta dell’affitto da parte della famiglia Spinelli, poi però è stato rifatto un contratto. Ora i proprietari del fondo ci chiedono di fare un nuovo contratto: vogliamo restare lì, la sede è storica e anche il canone richiesto è congruo».
 

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