Canessa, il primo gol nel Livorno del bimbo di Colline: «I miei genitori si sono messi a piangere...»

Ventuno anni compiuti a settembre. Sangue amaranto nelle vene. Con quel magico colpo di testa  aveva rimesso in sesto la partita con il Novara, poi sfuggita maledettamente di mano. "Vi racconto quell'emozione..."

LIVORNO. Ventuno anni compiuti a settembre. Sangue amaranto nelle vene. Livornese del quartiere Colline: Alessio Canessa con quel magico colpo di testa a una manciata di secondi dalla fine aveva rimesso in sesto la partita con il Novara, poi sfuggita maledettamente di mano. Il giorno dopo il giovane bomber ha ancora l’adrenalina in circolo: «Che emozione è stata! Peccato sia stata strozzata perché non abbiamo nemmeno avuto il tempo di esultare che abbiamo dovuto rimettere il pallone a metà campo per il loro terzo gol. Peccato perché non abbiamo gioito per il pari e nemmeno per l’1-0 di Haoudi perché hanno pareggiato subito. L’emozione, però è stata indescrivibile. E’ stato il mio primo gol da professionista e con la maglia del Livorno».

Tra l’altro ha segnato sotto la Curva nord…


«Sì. L’istinto era stato di correre verso la curva, ma poi era vuota e sul momento non sapevo dove andare».

Quante volte ha ripensato all’azione del gol?

«Tante. Haoudi da centrocampo ha allargato per Murilo. Quando è partito il suo cross, non appena il pallone ha scavalcato il primo difensore ho avuto la sensazione che se avessi colpito bene, avrei potuto segnare. Poi in effetti non l’ho preso bene perché mi ha rimbalzato pure sulla spalla, però il gol è arrivato lo stesso».

I suoi genitori erano allo stadio?

«Macché: vengono sempre e invece l’altra sera erano a casa. Hanno visto la partita in tv».

E…

«Hanno pianto tutti. Si sono commossi babbo David, mamma Concetta, mia sorella Asia e mio fratello Andrea».

Qual è la sua caratteristica migliore?

«Il gioco in area di rigore. So smarcarmi bene e attaccare la porta. Devo migliorare fuori area per aiutare la manovra dei miei compagni».

Ci racconta la sua giovane carriera?

«Ho dato primi calci nel Sorgenti Labrone, ora Pro Livorno Sorgenti. A 11 anni sono arrivato al Livorno dove ho fatto tutta la trafila nelle giovanili. Sono andato in prestito all’Armando Picchi l’anno degli Allievi Nazionali. Segnai 40 gol nel campionato regionale. A quel punto ripreso dal Livorno e con la Berretti di Marco Nappi abbiamo vinto lo scudetto. Infine un anno in D al Ponsacco, il debutto in nel Livorno contro il Foggia all’Ardenza, la Pergolettese e ora di nuovo Livorno».

Un allenatore a cui dire grazie?

«Due. Il primo è Daniele Grossi: mi ha cresciuto nei primi anni del Livorno e mi ha avuto al Picchi. Quando mi allena lui sono fortunato perché segno sempre 49 gol. L’altro è Marco Nappi: mi ha insegnato attaccare la porta e la cattiveria in area».

Chi è Alessio Canessa fuori dal campo ?

«Un ragazzo molto tranquillo a cui piace uscire con gli amici. Discoteca? Quasi mai: andare a ballare non è la mia serata ideale».

Torniamo al Livorno. Ci svela il segreto di Dal Canto che sta spremendo il massimo da tutti voi in condizioni di emergenza?

«È un allenatore preparatissimo che meriterebbe categorie superiori. Studia molto bene le partite e lo si vede da come si gioca e dal nostro atteggiamento. E poi è vero: ottiene il massimo da tutti noi».
 

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