Livorno di nuovo con l’acqua alla gola: in tre minuti il Venezia lo fa affondare

Due gol a metà del primo tempo decidono il match. Con Filippini squalificato è amaro l’esordio in panchina di Balleri

LIVORNO. Possiamo parlare dei mille errori sul mercato, possiamo tirare fuori la vecchia storia Diamanti-Breda, possiamo discutere della condizione fisica e dei tre mesi e mezzo di stop del campionato, ma una squadra che perde dieci volte in casa è una vergogna per la nostra storia. Sì, peggio anche dell’imbarazzo di qualche anno fa con Fedato, Vergara e Vajushi.I numeri sono più tristi di questo calcio d’estate con mascherine e porte chiuse: 20 sconfitte su 31, meno di un gol a partita, 240 giorni esatti dall’ultima vittoria in casa (2 novembre 2019, otto mesi fa, 2-1 alla Juve Stabia).Stavolta a passeggiare sul verde dell’Armando Picchi è il Venezia, squadra mediocre che con uno spirito diverso si sta conquistando la salvezza. Loro sempre in partita per tre punti che potrebbero valere un altro anno di serie B, noi spaesati nonostante la carica di Castellammare di Stabia. E alla fine è l’ennesimo pianto in uno stadio deserto.Finisce 0-2 e probabilmente finisce anche l’avventura amaranto di Marras, visto che il contratto scade oggi: sostituito a inizio ripresa, sembra difficile che il migliore di questa stagione possa accettare il rinnovo di un mese per chiudere un campionato già compromesso.

VERSO LA SERIE C

A guidare la squadra c’è David Balleri al posto dello squalificato Antonio Filippini, che segue la partita dalla tribuna e urla impotente durante i 90 minuti.Le scelte sono quasi obbligate: si riparte dal 4-3-3 del secondo tempo con la Juve Stabia, il modulo della svolta e dell’ultima speranza, ma in panchina non ci sono difensori né centrocampisti per un cambio all’altezza della situazione. Di fatto si guarda già alla prossima stagione, tanto che ormai è inutile guardare i risultati delle altre, ma era così anche prima del lockdown. La "matematica" della retrocessione arriva dalle scelte di Filippini con il Venezia, non ancora dai numeri e dalla classifica: in attacco parte Braken, giocatore di proprietà da valutare in ottica serie C, al posto di Ferrari, in prestito dal Napoli e probabilmente in partenza a fine stagione perché sotto contratto ci sono anche Raicevic e Mazzeo, poi nella ripresa arriverà anche il debutto in serie B del gigante Coppola, vent’anni, al centro della difesa.Curiosità: in panchina trova spazio anche Alain Fremura, terzino sinistro classe 2001 della Primavera di Cannarsa, discendente della nota famiglia livornese impegnata nel settore marittimo, figlio di Cesare e nipote del defunto Marcello.

L’UNO-DUE DEL VENEZIA

A colpire il Livorno sono i gol di Longo e Capello nel giro di tre minuti, fra il 19’ e il 22’ del primo tempo, dopo un paio di tentativi del Livorno con Awua e Braken: Longo beffa le statue Boben e Bogdan su un lancio di Lollo da centrocampo, Capello anticipa invece il disastroso Boben con un colpo di testa che supera Plizzari. Una mezz’ora che segna gli amaranto, tanto che Balleri è costretto a cambiare tutto prima dell’intervallo: bocciato Braken, fuori anche Seck, così il Livorno passa al 3-5-2 con gli ingressi di Ruggiero e Ferrari, oltre allo spostamento di Marsura sulla sinistra del centrocampo.Ma la partita è già finita. Certo, il Livorno prova a combinare qualcosa, vedi le occasioni di Agazzi e Ferrari all’inizio del secondo tempo, ma l’impressione non è quella di una squadra in grado di cambiare in qualche modo il destino. E finisce con la solita sconfitta in casa.