L'umiliazione di Morganella: «Costretto a spogliarmi davanti a tutti per una svastica tatuata che non ho mai avuto»

L'ex giocatore amaranto ammette il suo flop ma accusa Breda, la società («organizzazione pessima) e svela un episodio che lo ha turbato  

LIVORNO. Sì, ammette che la sua stagione è stata «negativa sotto ogni punto di vista», poi però punta il dito contro la società e parla dei motivi che hanno portato al flop personale e di squadra. «Livorno è una piazza importantissima, ma mi aspettavo molto di più a livello societario», racconta Michel Morganella pochi giorni dopo la risoluzione del contratto. Una società praticamente assente, è vero, ma resta il fatto che il campionato del terzino svizzero non è stato all’altezza della situazione, con una serie di errori in fase difensiva.

«Quest’anno si sono accumulati tanti piccoli problemi - dice Morganella dalla sua casa in Svizzera, dove è tornato qualche settimana fa con la famiglia - io mi sono sentito preso in giro dalla società, mi hanno fatto passare sempre da colpevole. E invece i problemi erano altri. Forse a qualche dirigente non piacevo per i tatuaggi e la barba…».


Morganella, come siamo arrivati alla rescissione?

«Ho passato la quarantena a Tirrenia con la mia famiglia, poi abbiamo preferito tornare in Svizzera. Qui la situazione è più tranquilla, ci sono meno contagi e posso allenarmi nel bosco vicino a casa. Ho deciso di rescindere dopo aver saputo di Agardius e del suo ritorno in Svezia: ero in scadenza a giugno, non aveva senso continuare».

Ma ci sono stati problemi per la risoluzione?

«Assolutamente no, c’era volontà da entrambe le parti».

Cos’è andato storto in questa stagione?

«Tutto. Ci sono stagioni che vanno bene e altre in cui le cose non girano. Pensate che io a Palermo, qualche anno fa, sono retrocesso in B con compagni di squadra come Ilicic, Miccoli e Kurtic. Dipende tutto dalla società alle spalle e da come si muove durante l’anno».

E qui la società ha sbagliato tutto?

«Ho sempre pensato a Livorno come una piazza di primo piano in Italia, e sinceramente lo penso ancora, ma la società non è più all’altezza. Con i campi abbiamo avuto problemi per tutto l’anno: una squadra di serie B costretta a venir via dal Coni per un po’ di pioggia e ad allenarsi nei campettini… Scene mai viste».

Però il suo rendimento è stato insufficiente.

«Ho cercato di dare il massimo, è stata una stagione negativa per tutti. Nessuno si salva, forse solo Marras che ha dimostrato qualità in un contesto molto difficile».

Quali differenze ha trovato fra la gestione Breda e la parentesi Tramezzani?

«Con Tramezzani avevo e ho ancora un ottimo rapporto: è un allenatore che si fa sentire, che cerca il contatto con tutti i giocatori del gruppo. Ecco, sotto questo aspetto Breda è l’opposto, anche se resta una bravissima persona. Il vero problema è che con Breda si cambiava modulo ogni settimana».

Il suo procuratore ha parlato di contrasti con la piazza: a cosa si riferiva?

«Un insulto o un coro in una stagione del genere fa parte del gioco: va accettato, in un certo senso è giusto. Lo ripeto, a qualche dirigente non piacevo».

A chi?

«Niente nomi. Nell’ambiente però circolavano messaggi vocali su di me, storie false sulla mia vita. Qualcuno non mi ha portato rispetto. E ricordo anche un brutto episodio in ritiro»

Quale?

«Il terzo giorno un dirigente si avvicina e mi chiede. “È vero che hai il tatuaggio di una svastica sulla schiena?”. Che affronto… Dovetti togliermi la maglietta davanti a tutti per dimostrare che erano cavolate».

A gennaio sembrava ai margini e in partenza: come sono andate le cose?

«Intanto voglio chiarire che non ero fuori rosa, il problema è che in quel periodo la società non ha voluto comunicare il mio infortunio. E non è stato piacevole».

Cosa pensa della trattativa fra la famiglia Spinelli e l’imprenditore olandese Yousif?

«Mi auguro solo che Aldo Spinelli venda a una persona seria, il Livorno merita di stare in serie A o B».

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