Il calcio si mette l’abito da sera per Genova musica, cena e asta: raccolti 115mila euro

A Milano la serata organizzata da Alessandro Moggi: con l’assegno il Comune realizzerà un giardino sotto al nuovo ponte Morandi 

la buona causa

Guido fiorini


«A Lotì, non mi fa’ scherzi giovedì con l’Empoli eh»: fra un sigaro e l’altro Enrico Preziosi parla con Claudio Lotito al telefono. Il mercato è chiuso, non c’è più nessuno da vendere per far arrabbiare i tifosi, e il presidente del Genoa si preoccupa del campionato. Chissà se poi il giovedì avrà richiamato per ringraziare la Lazio per l’1-0.

È la sera di lunedì 4 febbraio, a Milano, hotel Principe di Savoia. Il calcio in abito da sera si ritrova per una buona causa, raccogliere fondi per la ricostruzione del ponte Morandi: gli oltre 250 invitati pagano cinquecento euro a testa solo per la cena (tartare di gamberi, risotto alla milanese un po’ troppo arancione, filetto di vitello con senape e dolce al cioccolato con lamponi), poi va in scena un’asta “calcistica” a colpi di migliaia di euro. Alla fine l’assegno consegnato al sindaco di Genova Marco Bucci è di 115mila euro, sarà utilizzato per realizzare un giardino sotto al nuovo ponte.

Alessandro Moggi, Riccardo Calleri, Chiara Geronzi: sono tutti figli d’arte i tre membri del comitato #Unitedforgenova che ha organizzato la piacevole serata. Altre simili verranno più avanti, l’associazione ha molte idee. Conduce Carlo Conti, con la splendida Raffaella Fico, che di Moggi junior è la fidanzata, beato lui.

Lo spettacolo è assicurato da Cristiano Militello, Mario Biondi e da Luca e Paolo, nel ruolo di battitori all’asta. C’è anche l’attore Edoardo Leo, il Cosimo di Perfetti sconosciuti. E ci sono i vertici dello sport e del calcio, Malagò, Miccichè, Ghirelli e Gravina, ci sono gli allenatori Spalletti, Gattuso e D’Aversa, i presidenti delle formazioni liguri (Ferrero e Preziosi) e poi i dirigenti Marotta, Osti, Faggiano. E tanti giocatori, da Skriniar a Keità, da Kucka a Biraschi e poi ancora Sturaro, Colley, Scozzarella, Sala, Marchetti, Barillà. Anche la Juventus aveva prenotato un tavolo, pagando per dodici (“una squadra più l’arbitro”, la battuta della serata...), ma non si è presentato nessuno: forse le sei reti in due gare prese con Atalanta e Parma hanno consigliato di stare con il profilo basso.

E dove ci sono i calciatori ci sono anche le belle donne, tutte più o meno uguali a dire il vero, tutte fra 20 e 25. Tanto che nell’omologazione della “compagna tipo” o aspirante tale, a spiccare sono due splendide quarantenni, entrambe madri: Martina Colombari, elegantissima accanto al suo Billy Costacurta e Eleonora Abbagnato, classe e grazia da ballerina con il marito Federico Balzaretti che, assicura lei, risposerebbe altre dieci volte. E crediamo anche lui.

Lo champagne scorre a fiumi nell’aperitivo in piedi, ma Marotta spende parole toccanti per Genova: «Non potevo non esserci, sono stato molti anni alla Sampdoria, conosco tante persone che hanno sofferto. A Genova sono nati i miei figli. Il calcio deve fare anche questo». Con lui c’è anche Alessandro Antonello, ad dell’Inter, entrambi quasi in marcatura sul tecnico di Certaldo. Poco più in là “Ringhio” Gattuso, che dispensa pacche sulle spalle e si concede ai “selfie”: «Siete toscani eh? Vi si riconosce ovunque».

Poi l’asta. Luca e Paolo fanno i battitori, Carlo Conti il motivatore: “mano ai portafogli!”. Ci sono le scarpine di Totti, che si aggiudica Antonio Romei, vicepresidente della Samp, strappandoli a Keità: seimila euro, ma sono firmate. 4500 per la maglia di Ronaldo, firmata anche questa. Non arriva a mille invece la maglia della nazionale di Mancini... Poi Keità si prende la rivincita, chiamiamola così, battendo Preziosi nel duello all’arma bianca per un Rolex del valore di 10mila euro, offerto da uno sponsor: il senegalese stacca un assegno da 32mila euro, ma la causa è benefica, non dimentichiamolo.

Poi Mario Biondi, voce che pare Barry White, chiude la serata mentre il mondo del calcio pian piano torna verso casa: «Rientro a Forte dei Marmi - dice ancora Preziosi - ormai vivo lì. A Genova i tifosi non mi vogliono più tanto bene». E chissà perché. —

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