Chiamatelo Renzinho. Il figlio dell’ex premier che rottama le difese

L’ex premier Matteo Renzi, 43 anni, mentre calcia un rigore

Alto, magro ma potente. No, non lento. Come potrebbe esserlo, proprio lui, cresciuto nel culto della velocità, del fraseggio (politico) fast e furious?

Alto, magro ma potente. No, non lento. Come potrebbe esserlo, proprio lui, cresciuto nel culto della velocità, del fraseggio (politico) fast e furious? Piedi buoni, ma senza tocco magico, anche se è stata una stagione da re Mida. «Qualsiasi palla toccata, Francesco l’ha trasformata in oro», dicono al campo dell’Affrico. In gol. Tanto che è il capocannoniere degli Allievi regionali, girone C. Trentuno reti. Il bomber, il trascinatore del gruppo, l’esempio. A suo babbo, Matteo, succedeva fino a un paio di anni fa. Poi ha perso smalto, lucidità. Infortuni, qualche schema andato storto, ha confidato troppo nel suo talento. Ora il babbo arranca, sembra uno di quegli atleti che hanno cannato la preparazione. Appesantito. Il talento è ancora lì, ma sottovuoto. Il figlio invece no, perché ok, ha la grinta iscritta nel cognome che porta, un cognome pesante (Renzi), ma non si fida solo delle sue doti. Così, anche nelle settimane in cui la squadra riposa, lui va dai nonni. Inforca la bici, si alza sui pedali e fa potenziamento sulle salite di Torri e Bombone, le frazioni sulle colline di Rignano. Perché un po’ Francesco somiglia anche a mamma Agnese.

Classe 2001, ruolo: centravanti. Di quelli vecchio stile. Spalle alla porta, faro e punto cardinale per la squadra. Ha fiuto, tanto fiuto, ma è pure paziente, umile, accorto: «un trascinatore», lo racconta un compagno appena uscito dagli spogliatoi. Viale Manfredo Fanti, un passo dallo stadio Franchi. Il campo delle giovanili, il trampolino di Francesco. Da un paio di settimane diventato meta di giornalisti manco fosse Coverciano. Da quando si è allenato per un paio di giorni a Voltri, un provino per le giovanili del Genoa. Lo ha raccontato per primo il Secolo XIX, perché Renzi senior vuole che se ne parli meno possibile. Il senatore Pd segue molto suo figlio, anche la mattina delle elezioni si fece vivo sulle tribune per guardarlo giocare. Ma niente spinte né raccomandazioni, e soprattutto il calcio è calcio. Sport. Solo quello. In casa Renzi, lo studio non si può tralasciare.


«Ci ha fatto un’ottima impressione», ha dichiarato Michele Sbravati, responsabile del settore giovanile del Genoa. «Ha doti fisiche interessanti, è un lottatore generoso. Sembra un attaccante vecchia maniera, ricorda un po’ Pratto, senza però la sua tipica corsa ingobbita». Francesco Renzi ha trascorso due giorni nel convitto delle giovanili rossoblu, al Mediterranee. «Non si è di certo presentato, per così dire, da figlio dell’ex premier bensì da ragazzo come tutti gli altri», ha aggiunto Sbravati. «Abbiamo conosciuto un giovane perbene, umile, con la testa giusta di chi vuole fare il calciatore», ha detto Giorgio Perinetti talent scout e direttore generale del Genoa. A segnalarlo a Perinetti è stato il Matteo Petrachi, che dell’Affrico è il ds. Gol e doti in fondo gli erano già valsi la convocazione nella Nazionale Under 17 e la chiamata al Torneo delle Regioni con la maglia della Toscana. Anche lì, Renzi junior si è fatto notare. Un gol nel 3-0 con la Campania. «Per noi è Francesco – dice il ds del Grifone –, un diciassettenne che gioca abbastanza bene al calcio, che poi di cognome si chiami Renzi è ininfluente. Segna e ha delle qualità, vedremo se sono sufficienti a garantirgli un posto nelle giovanili». Si vedrà. Babbo Matteo sugli spalti, osservi. Ma solo quello. «Da qui in avanti faccio da solo», c’è scritto su un cartello appeso alla porta degli spogliatoi dell’Affrico. Francesco ogni domenica scende in campo, e corre davanti a tutti sempre da solo.