Ciclone Spinelli: io vendo Ma se resto voglio Protti

Sciu Aldo: un errore cambiare tre allenatori, ho sbagliato il mercato di gennaio Panucci? Difficile che resti con la politica dei giovani. Chiamerò Igor come dirigente

LIVORNO. Il loop del presidente. Puntuale come il tuono dopo il lampo ecco il down umorale di Spinelli che all'indomani della disfatta di Pescara – dopo una serata trascorsa a rimuginare sulle decine di occasioni perdute in questo campionato – parla del futuro senza fare sconti a nessuno. Neppure a se stesso. Presidente, iniziamo dall'epilogo: Pescara.

«Eh sì. Quello per noi è un campo maledetto. Sono davvero dispiaciuto. Amareggiato. Siamo stati umiliati e questo mi fa molto male. Credevo proprio di entrare nei playoff e invece siamo qui a rammaricarci».

Dove pensa di aver sbagliato quest'anno?

«Tre allenatori sono troppi. Ho mandato via Gautieri perché la gente non era contenta di come giocavamo. I tifosi mi aspettavano fuori dallo stadio e mi chiedevano di esonerarlo. E la stessa storia si è ripetuta con Gelain. Ecco lì ho sbagliato. Non dovevo ascoltare nessuno e andare dritto per la mia strada ragionando con la mia testa».

Non ci dica però che la responsabilità degli avvicendamenti in panchina è dei tifosi che le mettevano pressione: loro sono quelli che soffrono più di tutti e non la causa del flop.

«No, no. La colpa è mia. Per esempio dopo Gelain mi sono fatto affascinare, condizionare dalle parole di Panucci che stravedeva per questo organico e poi non è riuscito a raggiungere l'ottavo posto».

Sì, ma Panucci ha allenato una squadra molto più debole di quella di Gautieri e Gelain...

«Sì, è vero. A lui sono venuti a mancare anche Siligardi e Bernardini, ma aveva anche altri giocatori, la cui gestione non è stata impeccabile. Avete visto che gol si è mangiato Galabinov a Pescara? Succede quando un giocatore viene utilizzato a pezzi e bocconi. E anche Jefferson l'altra sera ha giocato appena dieci minuti. Poco per poter incidere. E comunque ai playoff non saremmo andati da nessuna parte». Anche se nelle ultime settimane lei sembrava credere nell'impresa, una volta centrato almeno l'ottavo posto...

«Che cosa avrei dovuto dire?»

Parliamo del mercato di gennaio. Suicida il cambio Cutolo-Rivas, gli altri acquisti non ci hanno dato nulla: l'unico che ha lasciato traccia è Appelt Pires...

«E' vero. E sarebbe stato meglio se non l'avesse lasciata. Ha fatto tre assist agli avversari che nelle ultime giornate ci sono costati altrettanti gol».

Si, ma con maggiore intraprendenza a gennaio forse qualcosa sarebbe cambiato. La parsimonia può essere un pregi, ma poi si prendono giocatori che non spostano...

«Ripeto. I cambi di allenatore sono stati determinanti. I giocatori? Il problema è che sono venuti a mancare i titolari, non gli altri. A gennaio abbiamo fatto quello che dovevamo fare. Quest'annata che è finita male era cominciata bene. Io mi ricordo i tempi in cui tutti, a cominciare da me, elogiavano Elio Signorelli per l'ottimo lavoro svolto. Vincevamo 6-0, 4-0, 4-2. Andavamo avanti a suon di gol. Poi la situazione è peggiorata fino all'esclusione dai play-off».

Parliamo del futuro. Cominciamo dall'allenatore. Non pare contento di Panucci...

«Lo so. Intanto per il momento do il rompete le righe a tutti. Voglio che vadano in vacanza, tanto qui non ci stanno a fare nulla dal momento in cui il campionato è finito. Panucci? Credo che abbiamo peccato di inesperienza. Penso che andrà via».

Lo caccia?

«No, no. Credo che rassegnerà le dimissioni».

Glielo ha confidato l'allenatore?

«Macché. Io per ora preferisco non parlare con nessuno». E allora? Perché pensa che Panucci – contratto in essere fino al giugno 2016 – possa decidere di andarsene?

«Questione di programmi. Vede. Se l'anno prossimo rimango a Livorno, punterò su giovani che hanno fame di grande calcio e voglia di emergere».

Quindi con un budget limitato. E lei è dell'idea che Christian a certe condizioni non resti...

«Proprio così. Non credo che lui e il suo staff raccoglieranno la sfida di partire dai giovani».

Già. Anche perché non è dato di sapere se lei riuscirà a vendere la società o no... «Esatto. Adesso stacco per qualche giorno, ma poi qualcosa dovrà pur muoversi».

Facciamo il punto della situazione.

«Volentieri. Se non questa settimana, la prossima sarà stabilito un altro contatto con Anconetani e l'avvocato Nolli di Brescia. Loro sono solo gli intermediari. Ora è il momento che i soggetti interessati all'acquisto del Livorno escano allo scoperto. Voglio vederli in faccia. Mi dicono si trattI di un gruppo inglese».

Sensazioni?

«Anconetani e Nolli sono seri. Vediamo che cosa succede. Io so che la mia gestione è agli sgoccioli. Con il 30 giugno chiudo la mia lunga parentesi da presidente del Livorno. E lo farò senza che nessuno dei miei dipendenti avanzi un centesimo e con i conti a posto». Non è la prima volta che ragiona in questi termini, ma non ha mai ceduto. Perché i tifosi dovrebbero crederle?

«Perché non posso più amareggiarmi come è successo venerdì sera. Anche mio figlio era arrabbiatissimo. Ora vediamo gli sviluppi di questa trattativa. Di certo il Livorno lo lascio a chi può garantire continuità».

Se non riesce a vendere e rimane quale sarà la sua prima mossa?

«Mi piacerebbe che Igor Protti diventasse il team manager. Lui ha la statura morale per fare da trait d'union tra società, squadra e tifosi e sarebbe un bel segnale alla gente». Lo ha già interpellato?

«No. Ci siamo sentiti prima della partita di Pescara. Dopo la sconfitta ho subito pensato a lui e mi è venuta l'idea di coinvolgerlo».

La questione della Darsena Toscana che peso può avere sul futuro del Livorno Calcio? «Nessuno. Sono due situazioni separate. Voglio partecipare alla gara pubblica per la Darsena Toscana alla pari con gli altri. Me la voglio giocare bene e senza essere favorito. Ci mancherebbe altro. Il Livorno non c'entra nulla».