Citracca, un manager pensieroso «A settembre restiamo a piedi?»

Ciclismo: Vini Fantini e Selle Italia, dopo i casi doping di Di Luca e Santambrogio al Giro sembrano decisi a tagliare. «I Mondiali in Toscana? Il nostro Rabottini è adatto al percorso»

Angelo Citracca, manager del team ciclistico professional della Vini Fantini-Selle Italia, sta vivendo un’estate difficile insieme al suo collaudato staff. I casi di doping al Giro d'Italia che hanno visto coinvolti Di Luca e Santambrogio sono una profonda ferita che non si è affatto rimarginata, anche se è doveroso ricordare che ancora non si conoscono i risultati delle controanalisi che riguardano i due atleti della Vini Fantini-Selle Italia, L'ex-professionista laziale che abita a San Baronto e che dal 2009 gestisce il club insieme al diesse Luca Scinto ci ha raccontato in questa intervista la situazione della squadra che nel 2013 ha totalizzato 15 affermazioni.

Quali sono le attuali prospettive del vostro team?

«Vini Fantini e Selle Italia, ad oggi, hanno manifestato l'intenzione di cessare il loro impegno di sponsor. C'è tempo fino a fine settembre, ma credo che la loro decisione sia irrevocabile».

E ciò comporterebbe lo stop definitivo per la vostra squadra?

«Se perdiamo il primo e il secondo sponsor non vedo come poter continuare l'attività. Il 31 luglio abbiamo comunque fatto richiesta all'UCI per ottenere una licenza come squadra professional, ma allo stato attuale ci diamo soltanto il 25% di percentuale di andare avanti».

Di conseguenza avete lasciato liberi i vostri atleti di accasarsi altrove?

«Sì, ad eccezione di Colli, Finetto, Monsalve, Andriato, Pozzo e Miletta che sono sotto contratto con la nostra società di gestione, la Croft Sport, fino al 31 dicembre 2014».

Cosa è stato dell'"affare Benetton"?

«Sì sono dette e scritte molte inesattezze su questa vicenda. La realtà è che la 21 Investimenti del gruppo Benetton ha acquistato il marchio Vini Farnese dal nostro patron Valentino Sciotti, ma l'industriale Benetton, peraltro un grande appassionato di ciclismo, non ha mai manifestato interesse per la sponsorizzazione della nostra squadra. Tutto qui».

Di chi è la colpa di questa situazione di stallo?

«Di Di Luca e Santambrogio, al 100%. Come società le nostre responsabilità sono pari a zero e tutti i controlli possibili li avevamo fatti. Nel nostro caso la crisi economica e la fuga degli sponsor non c'entrano niente, anzi fino al Giro 2013 tutto andava a gonfie vele».

Alla luce di tutto questo cosa suggeriresti di fare?

«Se le controanalisi confermeranno la positività dei nostri due atleti non vedo alternative alla loro radiazione. Serve un esempio efficace per chi ha la testa dura».

Ma anche lo sponsor Sciotti ha sbagliato, caldeggiando l'ingaggio di Di Luca?

«Valentino è un grande sportivo e se ha sbagliato qualcosa lo ha fatto per il troppo attaccamento e rispetto verso un ex-campione come Di Luca. Quindi non è giusto criticarlo per avere teso la mano a Danilo, poiché anche ai carcerati viene spesso prospettata la possibilità della riabilitazione».

I mondiali in Toscana: sperate ancora in una maglia azzurra per Firenze?

«Rabottini mi sembrerebbe il più adatto al percorso, lo seguiremo nelle prossime gare. Mi ha invece irritato l'uscita inopportuna - letta sulla stampa specializzata - del ct Bettini che ha dichiarato di non giudicare idoneo il programma di gare di avvicinamento al mondiale prescelto dal nostro diesse Scinto per Oscar Gatto. Bettini, prima di esprimere pubblicamente le sue opinioni, più correttamente avrebbe dovuto parlarne proprio con Scinto. Non ci si comporta così con una squadra che, non lo dimentichiamo, lo scorso anno ha ottenuto il miglior piazzamento al mondiale grazie ad un suo atleta in azzurro, appunto con Gatto, 13° a Valkenburg».

In definitiva, cosa c'è nel futuro della vostra società?

«L'unica chance sarebbe di poter ripartire da zero. Stiamo studiando il progetto di una squadra italiana al 100% come affiliazione, società di gestione e con sponsor appartenenti possibilmente a una cordata toscana. Servono però almeno 3 milioni di euro per confermare la categoria Professional. Intanto per il 2014 presenteremo una fortissima squadra Juniores sulla scia della proficua collaborazione già esistente con la Fosco Bessi di Calenzano».

E i vostri rapporti con RCS e il Giro d'Italia?

«Chiederemo un incontro con Acquarone per parlare del futuro. Vogliamo far capire a tutti che la nostra società è stata la prima e la più gravemente danneggiata dai due casi di doping al Giro 2013 e che abbiamo pagato e stiamo pagando un prezzo enorme per questa brutta vicenda».

Cosa è necessario fare per debellare definitivamente la piaga del doping?

«Radiare chi sbaglia, senza pietà ed eliminare certi controsensi come le squadre di categoria Continental, che non devono sottostare al passaporto biologico ed alle quali tutto sembra essere permesso. E pensare che noi spendiamo ogni anno 80.000 euro per gli adempimenti medici relativi ai nostri atleti».

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