Logistica, la sfida tecnologica richiede nuove competenze

Specializzazione dei servizi e digitalizzazione costringono le aziende a cambiare dentro

È quella della logistica la quinta filiera di cui ci occupiamo nel progetto “Filiere e Territorio” organizzato insieme a Confindustria Livorno Massa Carrara (contenuti tratti dall’Atlante dei Fabbisogni Professionali dell’Irpet).
        
La filiera della logistica sta vivendo una fase di forte ristrutturazione per rispondere ai cambiamenti del commercio globale e della produzione manifatturiera: l’introduzione dei sistemi di Information Technology impone adattamenti strutturali modificando le figure professionali richieste.

Nel caso toscano, il porto di Livorno e il retroporto fungono da hub logistico per la maggioranza degli attori economici della filiera, rendendo questa parte della costa un’area strategica per il funzionamento del sistema produttivo regionale. Le imprese logistiche svolgono una gamma sempre più vasta di servizi, che spaziano da prelievo merci, etichettatura e cross docking, gestione bolle e documenti, a tutte le attività collegate all’import/export come il transito doganale, il deposito fiscale delle merci ai fini IVA, i controlli fito-sanitari. Un’importanza crescente stanno acquisendo la capacità di gestire i resi e le merci danneggiate, nonché la logistica urbana e i servizi per la distribuzione. Un’interessante prospettiva di sviluppo è inoltre quella che allunga la filiera produttiva di riferimento all’interno della logistica specializzata, fornendo lavorazioni industriali soft, relative ad esempio all’imballaggio e all’assemblaggio finale.

Indispensabile per accompagnare la fase di progettazione di nuovi servizi e formare operatori di nuova generazione in grado di gestirli è l’aggiornamento delle figure professionali e l’attivazione di percorsi formativi strutturati nel medio e lungo periodo.

Le trasformazioni in atto nel sistema logistico hanno ricadute evidenti sui fabbisogni formativi delle imprese. Si tratta in primo luogo di figure con alta formazione, necessarie per supportare i processi di organizzazione e cambiamento, in particolare nelle aree del controllo di gestione, dell’approvvigionamento, del controllo qualità e della sostenibilità ambientale. Le figure individuate dovrebbero possedere competenze trasversali nell’ambito dell’ingegneria gestionale e dell’informatica, dell’economia e del management, del diritto dei trasporti (con particolare attenzione alla normativa doganale).
Sui livelli di formazione più operativi, le aziende si sono poste il problema della formazione continua oltre che dell’immissione di nuovi addetti. La modalità individuata è quella dell’addestramento professionale, inteso come la possibilità di svolgere in azienda periodi di affiancamento in grado di trasmettere le conoscenze direttamente sul luogo di lavoro: le figure interessate sono tecnico-operative come gruisti, carrellisti, smarcatori, deckmen, autisti, che rispetto al passato devono possedere una maggiore familiarità con i mezzi tecnologi utilizzati per trasmettere le informazioni ed evadere gli ordini. Troviamo inoltre figure della produzione legate ai servizi aggiuntivi forniti dalle imprese logistiche, che variano a seconda della specializzazione: nel caso dell’import-export di automezzi, per esempio, esiste una domanda di meccanici e carrozzieri.

La riorganizzazione delle imprese e l’estrema specializzazione dei servizi offerti ha fatto crescere l’esigenza di figure intermedie, capaci di gestire i passaggi grazie a competenze trasversali applicabili all’intero processo logistico. Tra queste si individua il capo intermedio, o line manager, inteso come un responsabile operativo formato su tutta la gestione del processo: dalle risorse umane, ai carichi di lavoro, agli indici economici di commessa. Un’altra figura richiesta è quella dell’addetto allo stock, o addetto al magazzino, per incentivare un controllo più puntuale della merce in entrata e in uscita e delle sue condizioni in modo da minimizzare le contestazioni relative a eventuali danni. In questi casi sarebbe sufficiente una formazione di tipo tecnico-professionale, che preveda esperienze dirette in azienda e accompagni i processi di innovazione organizzativa in atto nelle imprese più dinamiche (nuove tecnologie). Per quanto riguarda gli aspetti amministrativo-gestionali, alcune imprese ricorrono a corsi di formazione esterni alla regione per aggiornare i propri dipendenti e i neo-assunti nell’utilizzo di programmi per l’organizzazione e l’analisi dei dati come Excel e Access oppure di specifici software gestionali come RFID e BARCODE.