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«Danni di immagine all’amministrazione». Il Comune contro l’ex sindaco Nogarin

il sindaco Filippo Nogarin ieri mattina all’interno dell’aula d’assise del tribunale penale di via Falcone e Borsellino

La difesa dell’esponente del M5s si era opposta alla costituzione di parte civile, secondo il giudice per quel reato è possibile

LIVORNO. Il Comune contro l’ex sindaco Filippo Nogarin. L’amministrazione è stata ammessa come parte civile per i danni di immagine nel processo per omicidio colposo plurimo nei confronti dell’esponente del Movimento 5 stelle, ieri mattina in aula davanti al giudice Ottavio Mosti per assistere alla prima udienza per fare luce sulle sue presunte responsabilità dopo le otto morti avvenute nella notte fra il 9 e il 10 settembre del 2017. «Preferisco non dire nulla», sono state le uniche parole al Tirreno dell’allora primo cittadino, che dopo l’assoluzione in rito abbreviato per l’ex capo della protezione civile Riccardo Pucciarelli rimane l’unico imputato nell’inchiesta della procura (il pool è composto dal procuratore Ettore Squillace Greco e dalle sostituto Antonella Tenerani e Sabrina Carmazzi) per le morti di Gianfranco Tampucci, Roberto Vestuti, Martina Bechini, Raimondo Frattali, Glenda Garzelli, Simone, Filippo e Roberto Ramacciotti, i cui familiari si sono costituiti parte civile con gli avvocati Massimo Manfredini, Cristiano Spadoni, Girolamo Adoncecchi, Paola Bernardo e Carlo Golda.

Nogarin – difeso dall’avvocata Sabrina Franzone – vestito in giacca e cravatta si è presentato in aula con largo anticipo, come del resto avvenuto durante tutte le udienze preliminari, assistendo in silenzio alle parole della pm Tenerani e a quelle degli avvocati. La difesa dell’ex sindaco ha chiesto al tribunale di escludere l’amministrazione dalle parti civili, senza esito visto che il giudice Mosti, dopo un’ora di camera consiglio, ha rigettato l’istanza di Franzone che riteneva non possibile la costituzione dell’avvocatura del municipio, rappresentato dalla legale Lucia Macchia, per i danni di immagine. «Originariamente era ipotizzabile per ogni tipo di reato – è un passaggio delle parole di Franzone – ma nel 2009 la norma ha ridotto queste possibilità, delimitando ad alcuni reati la possibilità riconosciuta all’ente di costituirsi parte civile. Poi è entrato in vigore, nel 2016, il codice della giustizia contabile e la situazione si è complicata, creando un problema interpretativo. Questa legge ha modificato il catalogo dei reati sui quali la pubblica amministrazione si può costituire parte civile per danno di immagine?».


Il giudice, per agevolare il calendario dei lavori, ha già programmato le prossime udienze. Si terranno il 26 e il 31 maggio, il 23 e il 30 giugno, il 12 luglio, il 13, il 22 e il 29 settembre, l’11 e il 27 ottobre e l’8, il 24 e il 29 novembre a partire dalle 10.30 e fino alle 17. Una cinquantina i testimoni che dovranno essere ascoltati, con il pubblico ministero e le parti civili che hanno chiesto inoltre l’esame dell’imputato, di ascoltare quindi Nogarin, che comunque nel caso non verrà sentito prima di giugno. La sentenza, quindi, è attesa al più tardi per il 29 novembre di quest’anno.

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