Contenuto riservato agli abbonati

Medico livornese salva una bimba di 3 mesi: «Che emozione il sorriso della sua mamma»

Il neurologo pediatrico Alessandro Orsini (al centro) con l’équipe medica dell’ospedale Santa Chiara di Pisa che ha seguito e curato la bambina ucraina di 3 mesi

La piccola era arrivata dall’Ucraina con un tumore al cuore e crisi epilettiche. A 39 anni Alessandro Orsini è già un punto di riferimento della neurologia pediatrica: «Ma questo è un gran lavoro di squadra» 

LIVORNO. Un tumore al cuore e gravi problemi di epilessia. Nel frattempo la guerra a pochi chilometri da casa, al confine tra l’Ucraina e la Bielorussia, e la fuga in Italia per una nuova speranza. È la storia di una bambina di 3 mesi, nata con un destino che sembrava già segnato. La piccola è arrivata nelle scorse settimane in Toscana insieme alla madre ed è stata salvata grazie alla collaborazione tra l’Ospedale pediatrico apuano di Massa e l’Azienda ospedaliero-universitaria pisana, in particolare il reparto di Neurologia Pediatrica.

Se oggi la neonata ha un futuro tanta parte del merito è della terapia polifarmacologica introdotta dal medico livornese Alessandro Orsini, 39 anni, neurologo dell’ospedale Santa Chiara di Pisa che ha seguito la bambina dall’arrivo alle dimissioni.


«Adesso sta bene - racconta il medico - la bimba era affetta da una rara malattia genetica, la sclerosi tuberosa, che è stata curata con successo all’Opa di Massa. Inoltre aveva sviluppato dei tumori cardiaci benigni e soffriva anche di un’encefalopatia epilettica con spasmi infantili. Dopo le cure tra Massa e Pisa, è stata dimessa e per il momento potrà proseguire le cure a domicilio, ma naturalmente ci saranno altri controlli per monitorare la situazione e valutare nuove terapie».

DA LIVORNO A OXFORD E RITORNO

Il medico livornese ha seguito la neonata con la collega Alice Bonuccelli e con l’equipe medica della neurologia pediatrica che ha sede all’ospedale Santa Chiara di Pisa, dove è rimasta in cura per una ventina di giorni dopo una settimana all’Ospedale pediatrico apuano di Massa. Inoltre c’è stato il contributo di una dottoressa ucraina in organico proprio al nosocomio pisano, Nina Tyutyusheva, che ha stabilito subito un contatto con la madre ed è stata fondamentale anche nella comunicazione con la famiglia.

A 39 anni Orsini è già un punto di riferimento della neurologia pediatrica: si è laureato all’Università di Pisa e ha ottenuto la specializzazione proprio al Santa Chiara, ma nel suo curriculum ci sono esperienze anche all’ospedale pediatrico di Oxford, al Meyer di Firenze e al Gaslini di Genova, senza dimenticare numerose pubblicazioni di rilievo internazionale. «Per tutto il reparto è stata un’emozione unica – prosegue il neurologo livornese, che non vuol parlare di sè ma del lavoro di squadra –. Chiaramente la madre della bambina era molto spaventata, ma grazie alla collega ucraina siamo riusciti ad affrontare la situazione con tatto e delicatezza. Voglio ringraziare anche l’associazione regionale Sclerosi tuberosa, che ha fatto un lavoro importantissimo per poter gestire questo caso nel migliore dei modi. È stato davvero un lavoro di squadra».

IL SORRISO DELLA MAMMA

Nei prossimi giorni la mamma porterà la bambina in Polonia, al confine con l’Ucraina, per incontrare il padre che è rimasto a combattere con il suo popolo. Poi torneranno in Toscana anche per permettere alla piccola di proseguire le cure. «L’abbiamo dimessa libera da crisi epilettiche e a breve vedremo se aggiungere altri farmaci», racconta Alessandro Orsini.

Resta il fatto che difficilmente, in Ucraina, avrebbe potuto accedere a terapie specifiche di questo tipo, a maggior ragione in un periodo di conflitti e tensioni come questo. E grazie al nostro sistema sanitario e alla bravura dei nostri medici non solo si è salvata, ma adesso ha una prospettiva di qualità della vita impensabile fino a un mese fa. «Venendo in Italia ha avuto una seconda opportunità - sorride il medico livornese - noi abbiamo la fortuna di avere una direzione sanitaria che ci ha messo a disposizione un servizio di monitoraggio continuo h12 dell’elettroencefalogramma, fondamentale in casi del genere e non solo. Vedere il sollievo sul volto di sua mamma è stato un’emozione e la soddisfazione più bella».