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Livorno, le eredi di Nino Caponi al vertice dell’azienda con il margine più alto. Nomi e cifre delle 100 imprese più performanti

Super utile della società Santo Stefano Livornese in rapporto al fatturato 2020. Immobiliaristi al top. La clasifica completa

LIVORNO. Immobiliaristi e costruttori. Sono i re dei margini fra Livorno e Collesalvetti analizzando i rapporti utili/fatturati delle imprese nell’anno del Covid-19. È ciò che emerge dai dati elaborati dal Tirreno sul sito Reportaziende.it, che mette in fila le ditte più performanti in base agli ultimi bilanci pubblicati, quelli del 2020. La “compravendita di immobili” è il settore più prolifico da questo punto di vista, con la Santo Stefano Livornese di via dei Cordai che ha addirittura un rapporto del 130% fra il profitto e il volume d’affari: 360.658 di fatturato e 469.660 di utile. Un dato senz’altro in controtendenza e piuttosto singolare, che tuttavia testimonia come il mattone sia al top di questa graduatoria. L’azienda fa riferimento a Giovanna Caponi (33,33% delle quote), Chiara Caponi (13,32%), Gaia Caponi (13,32%), Elisa Caponi (8,82%), Michela Pignone (6,68%) e infine a Lorenzo Coli ed Elisa Caponi (12,25%, rispettivamente con usufrutto e nuda proprietà) e ancora a Elisa Caponi ed Elena Coli (12,25%, rispettivamente con nuda proprietà e usufrutto). Sono le eredi del compianto imprenditore livornese Angelo “Nino” Caponi, per decenni al timone della Giorgio Gori di Stagno che nel Dopoguerra rilevò dall’omonima famiglia e che, non a caso, oggi è l’azienda più ricca di Livorno e Collesalvetti con 7.470.000 di profitto annuo (fa parte del colosso tedesco Deutsche Post, che fra gli altri detiene il marchio Dhl).

LA CLASSIFICA


Dopo la Santo Stefano Livornese troviamo la holding Suan di scali Cerere 15 (controllata da Antonio Maneschi per il 98,67% e da Floria Caroti e Susanna Maneschi in egual misura per la restante parte) la Renzo Conti (intermediari nei trasporti) di via Paleocapa 11, la “Ra.Pa.Fa.” di Raul ed Elisabetta Favilli (taglio e piallatura del legno, sede in via Grande) e la Semoter (proprietari Giuseppe Abate all’80%, a capo anche dell’onomina ditta di escavazioni, e Antonella e Valeria Abate col 10% ciascuna) che noleggia macchinari per i lavori edili, di via dello Struggino. Sono tutte al di sopra o ben al di sopra dei 150.000 euro di utile con un rapporto superiore all’80% rispetto al fatturato. Macchine da soldi, di fatto, che consentono di trattenere in cassa una fetta grossissima del volume di affari movimentato. A seguire Habitat 2010, di cui Il Tirreno aveva già parlato nell’ultima pubblicata, visto che è l’impresa che fra Livorno e Collesalvetti ha registrato l’aumento più alto fra il 2020 e il 2019: +77.742,67% di utile, 302.810 nell’anno del Covid e il 71,6% rispetto al fatturato. L’azienda è controllata da Roberto Cecinini (che è anche presidente), Sandro Gori (consigliere delegato), Daniela Gori, Silvia Magliulo, Francesca Gori, Sara Magliulo e Filippo Gori, mentre hanno quote di usufrutto Pierluigi e Simona Cecinini e Luciana Pantani.

SUPER IMMOBILIARE

Le buone performance dell’immobiliare non si fermano certo alla Santo Stefano Livornese della famiglia Caponi. Al nono posto della graduatoria, infatti, troviamo la Ginestra (che gestisce immobili di proprietà o in leasing) con 122.100 di utile (il 64,47 del fatturato) e subito dopo, al 57% e con un profitto di 171.080, la Pamida di Mortaiolo (Collesalvetti) di Fiorella Stizza e Luisa Vita. Sedicesimo posto invece per la Aica-Acam di piazza Cavour (44,7% rapporto 80.450 euro), diciassettesimo per la Fer.Imm (44,6% e 84.920 euro) e ventesimo per l’Immobiliare La Vigna (42,7% e 68.710 euro di utili). Sono ben sei quindi le aziende del settore immobiliare che – secondo il portale Reportaziende.it – compongono la “top 20” fra Livorno e Collesalvetti per quanto riguarda il rapporto utile/fatturato nell’anno del Covid-19. Ramo che quindi, a giudicare dalle cifre, ha consentito i consentito i margini maggiori. Scorrendo la graduatoria troviamo poi la Liburnia (40% di margine, 647.200 euro di profitti), GG srl (stessa percentuale, utile a 420.100), Nicama (37,82 e 110.310), Immobiliare Marina (37,77 e 110.180), Immobil Rad (34,51 e 83.310 euro di profitto), Immobiliare Cerere di via Montegrappa di Patrizia, Francesco e Roberto Petroni, proprietari tra l’altro del Grande (173.920 con un rapporto del 34,39 rispetto al fatturato) e l’Immobiliare I Quattro Mori (57.420, 33,53 di rapporto). Seguono poi l’Immobiliare il Sole di corso Amedeo di Mirco e Stefano Giusti con 150.070 euro di verde (32,63 sul volume d’affari complessivo), Fondiaria Tirrena (85.111 e 30,90 di percentuale sul fatturato) e infine, con un rapporto del 28,70% e un profitto di 121.190 euro, i “Quattro Re” di Umberto, Irene e Aurelio Buonanno e Reginella Pedretti.

BENE LE COSTRUZIONI

Non c’è solo la Habitat 2010 al top del settore costruzioni. Nelle cento aziende con più margini figurano anche altre imprese del settore, come la Manin Parking (73.570 di utile e 52,86 di rapporto profitto/fatturato), la Palma (58.160 e 49%) e scendendo più giù la Società edificatrice Il Paradiso (109.390 euro e 30,63 di margine).

I RISTORANTI

Nell’anno del Covid ci sono ristoranti che nonostante i mesi di chiusura e di asporto forzato sono andati ben oltre le aspettative, difendendosi nel periodo forse più nero di sempre per la ristorazione. Il Tirreno aveva già parlato di loro nella seconda puntata delle aziende con più utili. E sono “Oscar” di via Franchini di Marco e Walter Mantovani (cinquantatreesimo posto, 122.590 di profitto e 24,65 rispetto al fatturato), la Cantina Senese di Fabio Sanna (104.640 e 19,71), Labronica Foods (137.450 e 19,3), “Via di Guinceri” di Fabrizio Moccia a Vicarello (89.640 di profitto, il 16,24 rispetto al volume d’affari) e Seamoon, sede legale in piazza Benamozegh, con 59.370 di utile e un margine secondo Reportaziende.it del 14,14%.

I COLOSSI

Tra i “big” – le aziende che superano il milione di utile – troviamo oltre a Renzo Conti (1.100.000 euro di profitto, l’87,2% rispetto al fatturato), anche High Vacuum Maintenance (4.060.000, con un margine del 22,61), Costieri D’Alesio (2.790.000, il 21,4%), Livorno terminal marittimo (2.200.000, il 19,64), Neri Depositi Costieri (2.380.000, il 18,45), l’Interporto toscano “Amerigo Vespucci” (4.310.000, il 15,37), Erredue (1.070.000, il 15,10%), la Svs Gestione servizi (1.580.000, margine del 14%), le Grafiche Favillini (1.730.000 e 13,18%) e Trinseo Italia (4.500.000 e 11,16%). Quest’ultima, fra l’altro, è la terza impresa livornese a livello di utile complessivo visto che, con profitti superiori, vi sono solo la Giorgio Gori con 7.470.000 euro (il gigante mondiale della logistica del vino fondato da Angelo “Nino” Caponi) e l’azienda di spedizioni internazionali Del Corona & Scardigli di proprietà al 66% della Delcofin di Umberto e Luigi Del Corona e per il 34% della Fratelli Scardigli (Fulvio D’Angelo, Francesca e Giulia Scardigli, Carla Bondi, Antonietta D’Angelo e Paola Falleni).

UNA SOCIETÀ PUBBLICA

Il polo logistico di Guasticce, l’Interporto toscano “Amerigo Vespucci”, è anche l’unica società della graduatoria a partecipazione pubblica. Presieduta da Rocco Guido Nastasi (vicepresidente Angelo Roma e amministratore delegato Raffaello Cioni, con gli altri membri del consiglio di amministrazione in scadenza nel 2023 che sono Pierluigi Giuntoli e Tiziana Stefania De Quattro) è controllato dalla società per azioni del ministero dell’Economia e delle finanze Amco (31,48%), dall’Autorità portuale (30,28%), dalla Regione (18,17%) e con quote minori, da Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno (4,5%), Comuni e Province di Livorno (rispettivamente 3,96% e 1%), Pisa (2,15% e 1%) e Lucca (0,04% ciascuno) e dall’amministrazione colligiana (0,71%). Mentre fra i privati detentori di quote della grande struttura che campeggia accanto alla Fi-Pi-Li figurano, fra gli altri, Banco Bpm (1,06%), la Compagnia lavoratori portuali (0,58%), Unipol Sai (0,53%), Mercitalia Rail (0,44%), Ecofuel (0,35%), Ubi Banca (0,27%), Salt (stessa percentuale), Finpass (0,2%), Società autostrada tirrenica, Associazione industriali Livorno e Toscana Aeroporti (0,17% ciascuno), Fintecna, Sirti e Carlo Alberto Dringoli (0,09% ognuno), Ecomar Italia (0,07%), Navicelli di Pisa e Andrea Balleggi (0,04% ciascuno) e, infine, Confartigianato Toscana (con quattro azioni, lo 0,01% del totale).



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