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Teatro Lazzeri, un altro “addio”: 100.000 euro di Imu da pagare e per l'asta servirà almeno un anno e mezzo

Il Tribunale di Livorno ha certificato il fallimento della Primerose. Ecco cosa succede ora

LIVORNO. L’ennesima pagina della storia infinita del teatro Lazzeri si chiude con un foglio in formato A4 affisso alla vetrina del bar che affacciava su via Buontalenti. Il Tribunale di Livorno ha infatti certificato, lo scorso 23 dicembre, il fallimento della Primerose srl dei soci Roberto Mei, Enrico Baracchino e famiglia Buselli. La società, proprietaria della struttura e artefice della rinascita targata 2008, chiude i battenti lasciando l’immobile e circa 100 mila euro di Imu da pagare. Denaro che – quasi certamente – il Comune (e i contribuenti livornesi) non vedranno mai.

Primerose, infatti, ha dichiarato fallimento improprio. Questo vuol dire che non ci sono creditori a presentare istanza di fallimento, ma sono stati piuttosto i soci ad alzare le mani, rimettendo tutto in mano al curatore perché non in grado di liquidare il bene. Fallimento improprio vuol dire, inoltre, che – non essendoci attivo patrimoniale – la liquidazione avverrà in base al ricavato della vendita, prima della quale sarà necessario effettuare la perizia.

I locali, nel frattempo, sono stati interamente svuotati. Gli ultimi arredi, quelli del bar, sono stati portati via nelle ultime settimane. Caricati su un camion dei traslochi tra lo sconforto di commercianti e passanti.

Era il 10 dicembre 2008. L’ex Lazzeri, cinema tra i più antichi della città, inaugurato l’8 dicembre 1923, sopravvissuto ai bombardamenti e caduto sotto i colpi del degrado e di trent’anni di proiezioni a luci rosse, era appena resuscitato grazie ad un restauro costato alcuni milioni di euro. All’interno, trasformato salvando l’anima di teatro (con le ariose volumetrie rimaste intatte, la platea, la galleria, i boccascena), inaugurava la Edison.
Nel 2012 la libreria finì in liquidazione, ma a dicembre dello stesso anno l’attrice Isabella Cecchi e il marito Gianmarco Carracoi rilevarono il ristorante-caffetteria aprendo Madame Sitrì. L’evento fu salutato come un buon auspicio, tanto che – poche settimane dopo – la società Colorado Gulliver riuscì a portare all’ex teatro anche Mondadori.

Col passare dei mesi, però, i clienti a passeggio tra gli scaffali diminuivano di pari passo con le iniziative artistiche, culturali e musicali. E a dicembre 2014 Madame Sitrì chiuse i battenti, e – appena un mese dopo – il 17 gennaio 2015 calò il sipario. Un lustro più tardi, a gennaio 2020, il nuovo annuncio: all’interno dei mille e 800 metri quadrati dell’immobile di piazza Guerrazzi sbarca Ubik (la terza libreria) affiancata da una sala convegni e da un caffè letterario. Anche in questo caso, però, il sogno dura poco; e il 31 dicembre anche il franchising milanese abbandona. Il Covid arriva a marzo. Nei mesi successivi, in pieno lockdown, l’ingresso della struttura si apre ancora. Ma è solo un’illusione: l’ex cinema, infatti, si è prestato ad ospitare riunioni di condominio.

Dicembre 2021. Il Tribunale assegna “a creditori e terzi che vantano diritti reali e mobiliari su cose in possesso del fallito il termine perentorio di 30 giorni prima dell’adunanza, per la presentazione delle domande di insinuazione”. Il termine per il deposito ammissione allo stato passivo è fissato per il 7 marzo. E il terzo mese dell’anno sembra quasi fuori posto nel ciclo meraviglioso e terribile del Lazzeri, con aperture e chiusure che si sono sempre concentrate, nella storia recente, fra dicembre e gennaio. A conferma si aggiunge un’indiscrezione di questi giorni, che vede il curatore fallimentare (un noto studio livornese di commercialisti) impegnato in sopralluoghi allo scopo di allettare nuovi compratori per l’ex cinema.

L’esame dello stato passivo di fronte al giudice delegato Franco Pastorelli è stabilito, invece, per il 6 aprile (alle ore 9). Ci sarebbe lì lì un altro dicembre pronto per un altro grande annuncio. Ma non sarà questo, e forse neanche il prossimo. Per la vendita all’incanto (cioè all’asta), la stima è di almeno un anno e mezzo. Almeno fino a metà 2023, quindi, le luci all’ex teatro Lazzeri rimarranno spente, e l’interno avvolto nel silenzio. In paziente vigile attesa, fantasticando di una nuova, ennesima rinascita.

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