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Picchianti, all’asta il gigante mai finito. Viaggio nel maxi complesso

Il maxi complesso privato avrebbe potuto ospitare anche la sede di Aamps o il nuovo tribunale, invece...

LIVORNO. Per qualche tempo qualcuno ha provato anche a trasformarlo nella nuova sede del tribunale di Livorno. Anzi dei tribunali, penale e civile, da riunire in un unico edificio lontano dal centro e dall’assillo dei parcheggi. L’ipotesi, poi, è tramontata, pare piacesse poco agli stessi addetti ai lavori, compresi avvocati, giudici e magistrati. Ma il gigante fatto di cemento, vetrate blu e impalcature che si trova all’angolo tra via degli Arrotini e via degli Acquaioli, nel cuore del Picchianti, in tribunale c’è finito lo stesso, in modo diverso: l’11 febbraio andrà all’asta. O meglio tornerà all’asta, per 3.194.402 euro. Sarà il settimo tentativo di vendita, con valore praticamente già dimezzato, se si pensa che la stima iniziale fatta dai periti tra il 2017 e il 2018 era di oltre sette milioni di euro (7.706.000).

Ma di chi è o di chi era quell’edificio? Cosa doveva diventare? E che fine farà? Alzi la mano chi non si è fatto almeno una volta queste domande passando dal Picchianti o dalla Variante. Anche perché è impossibile non notarlo. Parliamo di quasi 27.500 metri cubi tirati su ormai una quindicina di anni fa. Tirati su, ma mai completati: i lavori si sono fermati nel 2011, quindi più di dieci anni fa, come raccontano le impalcature senza operai, la facciata e gli interni da finire, i tubi scollegati e i cancelli chiusi. In questo grande triangolo stretto tra due strade, con vista su capannoni, aziende e officine, era prevista la realizzazione di un «polo direzionale per circa 9mila metri quadri utili dedicati al terziario», come si legge nell’inserzione del tribunale che lo ha messo in vendita. Insomma, un mare di uffici, ma non solo.


La relazione firmata dalla custode del bene, l’avvocata Antonella Faucci, incaricata dal giudice di seguire la procedura, racconta che alla fine il fabbricato avrebbe dovuto essere di dieci piani fuori terra: «Dal piano terra al sesto piano – si legge – unità di varie dimensioni destinate alle attività terziarie, al settimo piano un’area dedicata alla ristorazione con ampia terrazza panoramica, al piano ottavo ancora due unità per il terziario, al nono piano locali tecnici». Da aggiungere un piano interrato per i parcheggi e un’altra area da usare come parcheggio scoperto. Un immenso complesso edilizio, insomma, che corre da una parte lungo via degli Acquaioli e dall’altra verso via degli Arrotini, che avrebbe dovuto ospitare uffici, parcheggi, e pure un ristorante e una grande terrazza panoramica.

Basta fermarsi un attimo sotto alle vetrate blu per vedere che molto è stato realizzato: tutto lo scheletro in cemento armato e acciaio, gran parte degli infissi, le scale, i rivestimenti in marmo dei gradini e così via. Ma molto deve ancora essere fatto: sempre secondo quanto riportato nella relazione pubblica per l’esecuzione immobiliare, «i lavori previsti per il completamento dell’opera, secondo i titoli edilizi rilasciati, sono pari a 10.849.095 euro». Tanto per fare un esempio: il piano interrato, quello dove avrebbero dovuto parcheggiare le auto, oggi risulta allagato perché mancano le pompe di sollevamento.

Fin qui i numeri. Ma cosa è successo a questo gigante che ha visto passare almeno quattro sindaci, dagli ultimi mesi dell’era di Gianfranco Lamberti fino all’inizio dell’era Luca Salvetti, senza mai essere finito e riempito davvero? Sgombriamo subito il campo da equivoci: il complesso è privato. Negli anni Ottanta le aree su cui poi è stato costruito erano diventate pubbliche per una serie di espropri decisi dal Comune dopo che, nel 1978, era stato approvato il “Piano per gli insediamenti produttivi del Picchianti”. È quindi dal Comune che a inizio anni 2000 la Edil Etrusca ha comprato i terreni, prima di ottenere la concessione edilizia per realizzare il grande fabbricato a destinazione terziaria (era il marzo del 2005).

Negli anni che sono venuti dopo, di questo maxi blocco è stato detto di tutto, tanto che in pochi forse si sarebbero immaginati che sarebbe finito vuoto e incompleto all’asta. Tanto per cominciare è qui che tra il 2010 e il 2012 si era ipotizzato che potesse finire pure la nuova sede dell’Aamps, l’ex municipalizzata che gestisce il ciclo dei rifiuti e che proprio al Picchianti aveva già l’inceneritore. In pratica la Edil Etrusca, che si era aggiudicata la gara, avrebbe acquistato l’allora sede di via Bandi per oltre quattro milioni di euro e dall’altra parte Aamps avrebbe preso in affitto per nove anni più nove qualcosa come 2.822 metri quadri al piano terra del nuovo blocco in via degli Arrotini, dove avrebbe spostato i suoi uffici, compresi gli sportelli Tia aperti al pubblico. Non solo: le memorie dell’impresa privata raccontano che si lavorò un anno e mezzo alla progettazione, con l’ipotesi di ospitare anche la sede dell’Ato.

Ma quando il sindaco Alessandro Cosimi decise di chiamare Angelo Rosi a rianimare l’azienda dei rifiuti, il manager umbro stoppò l’operazione. Ne nacque un contenzioso da 2 milioni di euro, poi finito in un ginepraio giudiziario, prima che in era Cinque Stelle Aamps imboccasse la strada del concordato. Come tutti sanno gli uffici dell’Aamps hanno comunque poi preso un’altra strada: la sede è sì al Picchianti, ma nell’edificio aziendale che si trova accanto all’inceneritore. Così come è tramontata un’altra ipotesi circolata a lungo in città, mentre nel frattempo era diventato sindaco Filippo Nogarin: realizzare nel blocco in costruzione un unico grande tribunale, spostando le aule che si trovano in via Falcone e Borsellino e in via de Larderel. Una proposta fatta dagli stessi imprenditori-costruttori che alla fine, evidentemente, non ha riscosso sufficiente credito.

Nel mezzo c’è un altro passaggio degno di nota: è in questo fazzoletto del Picchianti che in prima battuta (prima ancora della Torre della Cigna) sarebbe dovuta finire anche l’Agenzia delle Entrate, ma dietro le quinte si racconta che i sindacati posero il veto per questioni ambientali. Oggi la Edil Etrusca è in liquidazione. A dare il La all’esecuzione immobiliare per il Picchianti sono state la Sales Spa e la banca Cr di Firenze, che vantavano un credito importante. «Avevamo investito in questo progetto, ci avevamo creduto e ci dispiace anche per chi aveva investito con noi», è il commento amaro del liquidatore, Roberto Paoletti: «All’inizio avevamo prenotazioni, tra uffici e commerciale, tra affitto e acquisto, per più di 4mila metri su oltre 8mila... Ora quello è un immobile abbandonato da dieci anni, una ferita. Spero che qualcuno lo compri, nell’interesse pubblico».

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