“Grave rischio ambientale”. Il Comune accelera per rimuovere il relitto del Ca’ Moro

Il conto alla rovescia per la rimozione del relitto del Ca’ Moro è ufficialmente partito. Aspettare ancora sarebbe pericoloso.

livorno. Il conto alla rovescia per la rimozione del relitto del Ca’ Moro è ufficialmente partito. Aspettare ancora sarebbe pericoloso. Il sindaco Luca Salvetti ha firmato l’ordinanza “contingibile ed urgente”, dato il “grave rischio ambientale derivante da una prolungata permanenza dell’imbarcazione nelle acque della banchina”, per dare il via libera alla filiera, tutta livornese, che ai primi di febbraio aprirà il maxi cantiere galleggiante. La parte operativa è infatti affidata – nell’ordine dei lavori – a Subsea Livorno, gruppo Neri, Labromare e Aamps.

Il “piano di battaglia” è stato concordato e approvato in Commissione Accosti fra Capitaneria di Porto, Autorità di sistema portuale del mar Tirreno settentrionale e il gruppo Ormeggiatori, dovendo spostare numerose imbarcazioni ormeggiate in Darsena Vecchia, compresi molti pescherecci e diversi natanti del Roan (il reparto operativo aeronavale della Guardia di Finanza). E, c’è da scommettere, sarà un evento che resterà nella memoria della città, forse al pari dell’affondamento stesso.


I sommozzatori professionisti Massimo Froglia, Alessio Matteini, Alessio Anguillesi e Giuseppe Antuzzi si caleranno nelle acque della Darsena Vecchia per tagliare i punti forti del Ca’ Moro. L’artiglio meccanico alloggiato sul gigantesco pontone galleggiante del gruppo Neri strapperà via intere sezioni della barca e le caricherà a bordo delle imbarcazioni Labromare, attrezzate con appositi cassoni. I cassoni verranno poi trasportati alla calata Bengasi e messi a terra, e quindi movimentati in direzione dell'impianto di gestione rifiuti solidi che l’azienda di bonifiche ambientali e servizi per l'ambiente ha all'interno del varco Galvani.

Qui si procederà alla cernita dei rifiuti da portare al recupero: legname in buone condizioni, metallo, plastiche e quant’altro possa essere portato a nuova vita. Il rimanente verrà triturato e affidato ad Aamps. Il timone, così come altre parti nobili del relitto, è già stato tratto in salvo e degnamente ricollocato. I cancelli del termovalorizzatore dell’azienda ambientale di pubblico servizio, però, saranno chiusi. Il personale Aamps, infatti, è decimato dal Covid. E l’impianto non verrà riacceso prima dell’inizio di aprile. Una soluzione ci sarebbe. Anzi, c’è già, e il dipartimento livornese di Arpat (l’agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana) ha dato il via libera.

Si parla di “stoccaggio provvisorio e temporaneo” nel piazzale Aamps di via Don Minzoni, traversa di via Provinciale Pisana. I rifiuti verranno infatti travasati dentro altri cassoni (che saranno coperti, per evitare una contaminazione ambientale) con dei teli idrorepellenti. Alla ripartenza del termovalorizzatore, ciò che sarà rimasto del Ca’ Moro verrà dato alle fiamme. Grazie alla cospicua generosità dei livornesi (e non solo), però, il sogno di dei ragazzi down della cooperativa Parco Del Mulino, cioè quello di potersi realizzare in autonomia attraverso il lavoro, presto tornerà ad essere una realtà. Procedono infatti i lavori di allestimento del nuovo ristorante, il Ca’ Moro 2, in una località che, per il momento, rimane avvolta nel più assoluto riserbo. Quello che è ormai certo è che, nell’impossibilità di rinvenire un’altra barca già attrezzata e predisposta, l’attività riaprirà i battenti tenendo i piedi ben saldi a terra.

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