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La flotta di Moby ormai a un passo dal salvataggio, si dividerà in due

Uno dei traghetti della flotta Moby in partenza dal porto di Livorno

In tribunale il piano-bis per convincere i creditori a dire sì. Quattro colpi di scena più il rebus di commissari e ministero

LIVORNO. Potrebbe benissimo essere l’ennesimo episodio di una serie tv anziché la cronaca giudiziaria dei guai di un (ex) potentato economico nel segno di una dynasty armatoriale della famiglia di Vincenzo Onorato, ora sul proscenio con i figli Achille e Alessandro: in ballo la sopravvivenza di una delle flotte principali del Paese. Siamo a un passo dal finale di stagione – quasi un thriller fra Palazzo di Giustizia e templi della finanza – e l’ultimo poker di colpi di scena arriva nel round che ha visto la compagnia depositare un piano-bis per pagare i creditori.

I QUATTRO TASSELLI


Il primo: a quanto è dato sapere, il gruppo armatoriale arriverebbe a saldare dal 70 al 100% a seconda dell’andamento del piano e dell’apporto di nuove risorse finanziarie.

Il piano – e questo è il secondo tassello del puzzle – ha raccolto l’adesione dei creditori, cioè non solo delle banche ma anche del fronte dei fondi che, avendo buona parte delle quote del bond da 300 milioni di euro al 7,75% scadenza 2023 targato Borsa del Lussemburgo, nell’ottobre di tre anni fa erano andati all’attacco chiedendo al tribunale di Milano il fallimento.

Quanto alla terza tessera del mosaico, vale la pemna di mettere l’accento sul fatto che proprio gli operatori di questa trincea finanziaria – in passato così diffidente e ostile nei riguardi della Balena Blu degli Onorato – si sono detti disponibili a diventare partner di una Moby 2.0 che nascerà dal piano che cambia l’identikit della società, a cominciare dal vertice.

E il quarto? La Procura tramite il pm Roberto Fontana, di sicuro tutt’altro che tenero nei riguardi della compagnia, nell’aprile scorso aveva esplicitamente chiesto il fallimento: adesso invece ha mostrato segnali di apprezzamento del piano per una nuova compagnia rifondata daccapo. Anzi, ha chiesto che si esprimano entro fine mese i commissari dell’ex Tirrenia, la “bad company” che ha ereditato quel che resta del vecchio carrozzone pubblico e deve ancora riscuotere dagli Onorato gran parte del prezzo della privatizzazione.

IL SEGNO DELLA SVOLTA

Può essere il segnale di quel che cambiamento che si è registrato in questa vicenda. E non solo perché c’è da tener presente che solo il lunedì dopo Natale è stato nominato il nuovo team di commissari dopo la morte del principale fra essi, il prof. Beniamino Caravita di Toritto (ora Stanislao Chimenti Caracciolo di Nicastro affianca Stefano Ambrosini e Gerardo Longobardi).

Resta il fatto che il fronte dei creditori che avevano scommesso sul fallimento sembra essersi sfaldato: a guidare le operazioni il nuovo corso degli Onorato, incardinato attorno alla figura della nuova generazione con il figlio di Vincenzo, Achille, nei panni di numero uno (in tandem con il fratello Alessandro). Ma se gli Onorato non vengono spogliati della compagnia, è pur vero che il gruppo apre la plancia di comando a consiglieri indipendenti, che acquisiscono un ruolo fondamentale. In Moby nel nuovo consiglio d’amministrazione il nuovo presidente, al postro di Vincenzo Onorato, è da fine autunno Gualtiero Brugger, in una “squadra” che, oltre a Achille Onorato, vede Lanfranco Senn, Roberta Casali e Beniamino Carnevale. In Tirrenia la presidenza è stata affidata nel luglio scorso a Pietro Maria Putti con Massimo Mura amministratore delegato e come consigliere Matteo Savelli più i due indipendenti Giuliano Lemme e. Andrea Maria Azzaro.

Non è da escludere che sia stato proprio questo a convincere le banche (Unicredit, Intesa San Paolo, Prelios, Mps e Banco Bpm) e i principali detentori del bond. Non è chiaro come ma dovrebbero entrare nella nuova Moby che sarà sdoppiata fra due società: l’una avrà in mano la flotta (anche come garanzia dei creditori), l’altra avrà la gestione operativa dei trasporti ottenendo in affitto la flotta (tranne cinque navi che verranno messe in vendita); sulla flotta la società operativa avrà l’opzione per ricomprare le navi nel 2025.

IN MANO A GIORGETTI

La “grana” dell’ex Tirrenia dei commissari? La decisione politica è nelle mani del ministro leghista Giancarlo Giorgetti. Da dire che gli Onorato hanno messo sul tavolo la proposta di un pagamento dell’80% del debito, aumentandone le garanzie che attualmente non sono così granitiche in caso di patatrac. Fra i colpi di scena ce n’è anche uno extra: è saltata fuori l’esistenza di un lodo parziale che ridurrebbe di 21 milioni di euro la cifra (dunque da 180 a 159 milioni di euro). In tal caso, la percentuale di pagamento arriverebbe all’88%, decisamente al di sopra degli standard dei crediti chirografari. Ma c’è tempo fino a fine mese, fra commissari ex Tirrenia e famiglia Onorato non sono mancate in passato scambi da ring: stavolta però sono anche (in parte) cambiati i protagonisti. Cosa sarà il prossimo colpo di teatro del copione di questa Moby-story?

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