Contenuto riservato agli abbonati

Alluvione a Livorno, la difesa di Nogarin dopo il rinvio a giudizio: «Di questo passo nessuno in Italia farà più il sindaco»

L’ex sindaco di Livorno Filippo Nogarin ieri pomeriggio all’ingresso in tribunale prima della sentenza (foto stefanini/silvi)

L’ingegnere: «Speravo nel contrario». La sua avvocata: «Cosa poteva fare?». Pucciarelli soddisfatto sceglie il silenzio: «Non proferisco parola per rispetto»

LIVORNO. «Mi aspettavo il rinvio a giudizio, anche se francamente speravo esattamente nel contrario. Sono fiducioso nella magistratura, come sempre, e porterò avanti le mie ragioni durante il dibattimento». L’ex sindaco di Livorno, Filippo Nogarin, esce a passo svelto dal tribunale di via Falcone e Borsellino dopo la lettura del dispositivo da parte del giudice dell’udienza preliminare Marco Sacquegna, che per lui ha fissato l’inizio del dibattimento il 12 maggio, alle 10, davanti al giudice Ottavio Mosti. «Non ho altri commenti da fare», aggiunge. Poca voglia di parlare, ma molto attento a ogni passaggio dell’ultima udienza preliminare, l’ingegnere aerospaziale e amministratore delegato di Metropark – la società che gestisce i parcheggi delle stazioni del Gruppo Ferrovie dello Stato – anche ieri mattina ha seguito le conclusioni dell’avvocato Giuseppe Di Vetta, che difendeva l’ex capo della protezione civile Riccardo Pucciarelli, in silenzio dal fondo dell’aula.

AVVOCATA SORPRESA


A parlare per lui è però l’avvocata Sabrina Franzone, che ieri non era in aula (sostituita dal legale Giuseppe Batini) ma lo ha difeso fin dall’inizio: «Il giudice evidentemente ha ritenuto di voler approfondire alcuni temi – spiega – ed è la sua opinione, non la mia. Certo, in Italia il sindaco di questo passo non lo farà più nessuno e fa effetto pensare che il capo della protezione civile non abbia alcuna responsabile e che invece, un primo cittadino, possa averla...». E articola il suo pensiero, dicendosi appunto sorpresa della contemporanea assoluzione di Pucciarelli, «che da un certo punto di vista quasi mi conforta»: «Che cos’è che Nogarin avrebbe dovuto fare nelle nove ore dall’ultimo contatto con Luca Soriani (il tecnico reperibile quella notte per la protezione civile ndr) per impedire queste morti? Forse il giudice ha ritenuto che si dovesse approfondire questo, ma chiaramente per capire dovrò leggere le motivazioni. Avrebbe dovuto sollecitare l’approvazione di un piano di protezione civile che i consulenti della procura reputano inadeguato? Avrebbe dovuto aprire il centro operativo comunale? Non avrebbe dovuto sostituire Gonnelli con Pucciarelli e non avrebbe dovuto depotenziare la protezione civile? Ma la protezione civile non è un ufficio: è un sistema. È per definizione interdisciplinare – prosegue la legale genovese – e deve avere un piano adeguato al territorio, dove tutti sanno ciò che devono fare, in un impianto che possiamo definire, per così dire, quasi militare. I consulenti, che sono dei veri esperti, hanno scritto nero su bianco che questo piano era inadeguato e che ancora peggio sarebbe stato il piano che avrebbe dovuto essere approvato». Per Franzone «le nostre imputazioni, diverse da quelle di Pucciarelli – prosegue – rimangono sempre quelle e nel processo risponderemo di quelle». L’avvocata, così come Nogarin, «conserva la fiducia» nella magistratura ed è speranzosa in un esito favorevole del processo per l’esponente del Movimento 5 Stelle. «Più che altro – conclude – spero che sia il mio assistito a mantenere la sua fiducia verso la magistratura».

CONTENTO PUCCIARELLI

È invece soddisfatto Riccardo Pucciarelli. Che fuori dal tribunale, insieme al legale Di Vetta che lo ha assistito insieme alla collega Anna Francini dello studio Padovani di Pisa, dà immediatamente la notizia dell’assoluzione ai familiari, chiamandoli al cellulare. «Mi darete atto che non ho mai proferito parola – sono le sue uniche parole – ed è ciò che continuerò a fare nel rispetto di tutti. Mi sembra giusto così», ripete due volte. «Siamo soddisfatti perché abbiamo lavorato duramente per arrivare a questo risultato – prosegue Di Vetta – e rinfrancati dal fatto che il giudice abbia accolto le nostre argomentazioni. Si tratta di un’assoluzione con formula piena dalle accuse di omicidio colposo plurimo: noi, come difesa, abbiamo sempre sostenuto che Pucciarelli avesse fatto tutto ciò che dovesse fare nella situazione concreta in cui si è trovato a operare la notte dell’alluvione. Detto questo, chiaramente, leggeremo la sentenza con grande attenzione e rispetto. Ma la carriera stessa di Pucciarelli parla per lui». Per l’ex dirigente del Comune, ora in pensione, il pool della procura che ha coordinato l’inchiesta (il procuratore Ettore Squillace Greco e le pubblico ministero Antonella Tenerani e Sabrina Carmazzi) aveva chiesto la condanna a un anno e otto mesi di reclusione. Viceversa, gli avvocati, ne avevano chiesto l’assoluzione, confermata dal giudice dell’udienza preliminare.

IL PROCESSO

Il 12 maggio, alle 10, davanti al giudice Ottavio Mosti si aprirà quindi il processo di primo grado per il solo Filippo Nogarin. L’accusa resta quella di omicidio colposo plurimo e le udienze – avendo lui scelto il rito ordinario, a differenza degli avvocati di Pucciarelli che hanno optato per l’abbreviato – saranno celebrate a porte aperte, con la comparsa di testimoni. Per l’ex responsabile comunale della protezione civile, la procura, una volta che il gup Marco Sacquegna depositerà le motivazioni – attese entro i prossimi 90 giorni – potrà nel caso decidere di presentare appello contro l’assoluzione.



© RIPRODUZIONE RISERVATA