Livorno saluta il suo timoniere: «Addio Massimo, eri unico»

Dolore, commozione e cordoglio al cimitero dei Lupi per l’ultimo saluto a Massimo De Giulli  I vogatori del Labrone hanno portato in spalla la bara del loro amico e allenatore

Livorno. Gli amici di una vita aspettano al freddo, guardandosi increduli in una mattinata di gennaio più fredda che mai. C’è anche il pastore tedesco Jack, che annusa l’aria con gli orecchi bassi. Sente che qualcosa non va. Lo sa. E per le braccia dei vogatori questa volta c’è la fatica più grande. Issare la bara del loro grande amico, accompagnandolo per l’ultima volta. Massimo De Giulli non c’è più. È morto lunedì sera, stroncato da un malore nella sua casa alla Guglia. Timoniere di lungo corso, De Giulli da qualche anno vestiva i colori del Labrone.

E i ragazzi del Labrone ieri erano tutti lì, ai Lupi, con la divisa della cantina. Salutando per sempre il Maestro dei gozzi livornesi. Lo hanno preso sulle spalle e hanno trasportato la salma verso la cremazione. Probabilmente le ceneri di De Giulli saranno sparse in mare, tra quelle onde che erano il senso della sua vita. Non sono servite parole, ieri. Il silenzio della camera ardente urlava la disperazione di chi ha perso un amico, un allenatore, un padre. L’ha detto Dario Senzacqua, presidente del Labrone.


«Massimo era un timoniere, un allenatore e un grande amico. Era una persona eccezionale, sempre pronto ad aiutarci in tutto e per tutto. Abbiamo perso una grande persona». Aveva anche contribuito al restauro delle barche, non molto tempo fa. E dopo lo stop per i l Covid è di nuovo salito sul gozzo da timoniere. Voleva esserci. Voleva sedere accanto ai suoi ragazzi, per farli volare sul pelo dell’acqua.

Anche se da un po’ di tempo De Giulli aveva mollato la presa sul timone, non si era mai allontanato dai gozzi. Era sempre lì, fuori e dentro la cantina. Per allenare i ragazzi. E per aiutare quando ce n’era bisogno. Sempre con il suo Jack al seguito. «Massimo arrivava in cantina la mattina – racconta Senzacqua – sempre accompagnato dal suo pastore tedesco. Organizzava il programma per i bambini e allenava gli atleti. Il Labrone era la sua casa». E Jack c’era anche ieri. Ha seguito la salma del suo padrone. E ha seguito sul viale il lungo corteo partito dalla camera ardente. Con la bara sulle spalle dei ragazzi del Labrone. Per dire addio a un caro amico. Al vogatore gentile che aveva fatto della sua vita il sogno di una gara remiera. Illuminando la strada dei gozzi livornesi.

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