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 Sani: «Per chi non è vaccinato Omicron non è un raffreddore. Ospedale quasi pieno, dovremo aprire altri reparti»

Il primario di Malattie Infettive Spartaco Sani nel suo ufficio al 9° padiglione

Livorno, il primario cauto sulla minor aggressività del virus: «Polmoniti severe, fondamentale fare la terza dose. Senza il vaccino sarebbe stata una tragedia senza precedenti». La nostra intervista

LIVORNO. Ieri 715 contagi in città. Dal 29 dicembre sono 5.184 livornesi che hanno scoperto di essere positivi al Covid. Il tre per cento della popolazione in appena dieci giorni.

Spartaco Sani, primario di Malattie Infettive, cosa sta succedendo?


«Siamo nel caos: la situazione è estremamente impegnativa, tutti gli ospedali si stanno riempiendo di ricoverati. La curva è impressionante, basta guardare su internet, non c’è bisogno che lo dica il Sani: non si è mai visto un tale livello di contagi, guardate quella del marzo 2020, sembra una barzelletta in confronto, così come quella dello scorso ottobre, momento peggiore della pandemia».

E menomale ci sono i vaccini…

«Se non ci fossero stati i vaccini, adesso staremmo vivendo una tragedia senza precedenti. Il vaccino sta proteggendo da complicanze severe della malattia e dalla morte. È fondamentale fare la terza dose, è quella che protegge».

Omicron sta prendendo il sopravvento su Delta?

«Fino a Natale a Livorno si vedeva solo delta. E in ospedale la stragrande maggioranza dei ricoverati più compromessi dal punto di vista respiratorio e di chi è in Rianimazione sono ancora pazienti con la Delta».

E Omicron?

«È apparsa a Livorno dal periodo natalizio, adesso c’è una sovrapposizione di entrambe la varianti, Omicron si sta espandendo in maniera molto forte, a breve diventerà il ceppo prevalente».

Secondo alcuni suoi colleghi è meno aggressiva. È d’accordo?

«Si deve sapere che questa storia che Omicron è più lieve, che è solo un raffreddore è tutta da dimostrare. Omicron si sta diffondendo, come la precedente Delta, in una popolazione vaccinata: è la vaccinazione che fa la differenza».

Sostiene che non è una questione di minor aggressività di questa variante?

«Omicron purtroppo buca il vaccino per l’infezione. Ma quest’ultimo mantiene una elevata protezione sulla malattia grave. Dunque il virus entra in circolo ma trova un sistema immunitario pronto a riconoscerlo e rispondere: è per questo che si dice che Omicron è meno impegnativa. Il resto è da vedere: ho seri dubbi che sia un semplice raffreddore. Dai dati dell’Inghilterra dove hanno avuto un più alto numero di casi di Omicron la sensazione è che ci sia una minor tendenza a dare ospedalizzazione, meno polmoniti, ma anche lì la popolazione è per lo più vaccinata».

Alcuni suoi colleghi sostengono che sia un semplice raffreddore.

«È un messaggio tutto da dimostrare che non risponde alla realtà. Abbiamo visto varianti Omicron che hanno dato polmoniti e problematiche respiratorie importanti: la malattia nei non vaccinati ha un’ampia possibilità di essere molto simile alla Delta, i non vaccinati continuano ad essere la popolazione più esposta alle conseguenze gravi».

In ospedale però arrivano anche vaccinati.

«In Terapia intensiva i non vaccinati sono l’80 per cento, 8 su 10, con variante Delta o Omicron».

E nelle degenze ordinarie?

«Va fatta una distinzione: è vero che qui il rapporto tra non vaccinati e vaccinati è diverso, siamo sul 60 per cento contro il 40. Ma attenzione: nelle aree sub intensive del secondo padiglione primo piano, i pazienti con problemi respiratori trattati con ossigeno, caschi e alti flussi sono la stessa percentuale della Terapia intensiva, dunque 8 su 10».

Siamo nel pieno della quinta ondata. Perché questa differenza nei numeri dei contagi rispetto alla quarta avvenuta in piena estate?

«L’ondata estiva è stata più contenuta a livello di ricoveri e casi gravi, perché si è verificata nel pieno dell’efficacia dei vaccini e in un momento in cui le misure di contenimento come il Green pass erano molto rispettate, oltre al fatto che la stagione fredda favorisce il contagio. Per questo la quarta ondata è stata controllata».

Il vaccino sta perdendo efficacia?

«A dicembre stava ripartendo il contagio anche con la Delta perché l’efficacia del vaccino è limitata nel tempo. Per questo adesso è fondamentale fare la terza dose».

Basterà?

«Lo verificheremo col tempo. Israele sta valutando la quarta dose. Se emerge che serve andrà fatta anche quella. Io credo che alla fine una dose all’anno andrà fatta».

A Livorno ci sono 45mila persone che hanno già maturato i requisiti per la terza dose ma per ora nicchiano. Devono preoccuparsi?

«La protezione dalla malattia severa rimane elevata con due dosi. Ma con la terza c’è un rimbalzo importante di anticorpi che rende molto più protetti. Per questo va fatta».

Qualcuno vede la luce in fondo al tunnel…

«Le premesse lasciano intendere che arriverà una bella botta. Leggo che il picco è atteso a fine gennaio, speriamo, prima arriva e meglio è. Io sono un infettivologo, non uno scienziato, vedo ciò che accade intorno a me e ne prendo atto: nel giro di un anno abbiamo avuto tre varianti preponderanti, Inglese, Delta e Omicron tutte più contagiose e preoccupanti, senza dimenticare la Brasiliana che non si è affermata sull’Inglese. Si può dire che non ce ne saranno altre? Chi lo può dire? Il problema è che se non si vaccina tutto il mondo non se ne esce, è inutile pensare di chiudere le frontiere».

Col virus sembra che dovremo convivere a lungo...

«Ma bisogna trovare corrette modalità di convivenza che non portino ogni poco a prendere botte come questa e riempire gli ospedali. Vi sembra convivere col virus avere 100mila contagi e 230 morti al giorno?».

Dunque cosa fare?

«Vaccinarsi e usare le mascherine Ffp2 che eliminano gran parte dei rischi di infezione».

Intanto riaprono le scuole...

«Capisco il senso che non si vogliano chiuderle, soprattutto se non si chiude altro e magari i bambini possano infettano altrove. Ma io da questa apertura sono preoccupato».

Lei non avrebbe fatto ripartire le lezioni in presenza?

«Sarebbe stato ragionevole aprire in ritardo. La riapertura potrebbe essere premessa di una chiusura successiva. Le regole sono abbastanza larghe e porteranno a tanta didattica a distanza».

Anche lo sport si sta interrogando sul da farsi: molti campionati sono stati fermati, altri vanno avanti. Oggi doveva esserci il derby di basket a Livorno che è stato rinviato poiché una squadra, la Libertas, è in quarantena. E lei la scorsa estate consigliò vivamente la sospensione della coppa Barontini.

«Se dico che bisogna chiudere le scuole, figuriamoci lo sport. Sono tifoso dell’Empoli, non mi sono nemmeno goduto nemmeno questo momento magico. All’interno delle squadre, in tutte le situazioni di gruppo in cui ci siano contagiati, bisogna che partano le quarantene. Serve per evitare che fra 15 giorni la situazione peggiori ancora».

In ospedale i ricoverati sono saliti di trenta unità nel giro di due settimane: ora sono 89...

«La Rianimazione è piena. Dovremo aprire altri letti di terapia intensiva al secondo primo. A Malattie infettive c’è solo Covid e siamo pieni, i nostri malati sono stati appoggiati a Nefrologia, ma quando arriveranno le tubercolosi sarà un problema. Il secondo secondo quasi pieno. Siamo vicini al limite della saturazione».

E con tutti questi contagi la necessità di ricovero aumenterà.

«Apriremo al Covid altri reparti, sarà inevitabile. Se aumentano i malati non li possiamo certo lasciare per strada e questo può capitare in tempi molto rapidi. Purtroppo non c’è nulla che faccia pensare che si migliori. Con tutte le ricadute sull’attività ordinaria dell’ospedale».

L’obbligo vaccinale aiuterà a proteggere più persone.

«Io sono favorevole all’obbligo, in questo modo si proteggono i non vaccinati. Ma per chi si vaccina ora ci vuole più di un mese per avere una risposta anticorpale completa».

La novità è che si stanno verificando tanti casi di contagi in persone che già erano guarite.

«La differenza fondamentale di Omicron rispetto alle varianti precedenti è che la frequenza di reinfezioni è molto, molto più elevata. Nell’Inglese e nella Delta era molto rara. Tuttavia chi l’ha presa ed è vaccinato ha il massimo della protezione verso la malattia: è la situazione più favorevole».

Le nuove pillole contro il Covid della Merck funzionano?

«Ci stiamo organizzando per metterle a disposizione nei prossimi giorni. È un farmaco che va preso a domicilio e riduce di circa il 30 per cento nei soggetti a rischio la possibilità che la malattia evolva verso l’ospedalizzazione».

Non è molto.

«È un’arma in più. Va preso nei primi 3-5 giorni dall’inizio dei sintomi. Il farmaco della Pfizer invece, il Paxlovid, che dovrebbe essere a disposizione da fine febbraio, ha dati più significativi, l’80 per cento di riduzione del rischio di malattia grave. Speriamo che vengano confermati sul campo. Ci conto molto».

Chi può prescrivere queste pillole, il medico di famiglia?

«Si sta lavorando proprio su chi deve fare le prescrizioni, ad ora è l’infettivologo, lo specialista. Ma l’azienda sta organizzando un percorso. Le farmacie dell’ospedale sono già fornite, ora saranno distribuite sul territorio».

A chi possono essere somministrate?

«A chi ha fattori di rischio: obesi, cardiopatici, pazienti con problemi cardiovascolari, immunodificenze, tumori».