Processo alluvione a Livorno: in tribunale la parola alle difese

Riccardo Pucciarelli

Livorno: secondo i difensori di Pucciarelli "non compete al dirigente la valutazione di adeguatezza nella struttura, ma si esaurisce in un potere di segnalare all’autorità locale l’inadeguatezza di organico"

LIVORNO. Penultima udienza, prima della sentenza di primo grado, ieri in tribunale per il processo dell’alluvione che nella notte fra il 9 e il 10 settembre del 2017 sconvolse la città, provocando otto vittime. Sono Gianfranco Tampucci, Roberto Vetusti, Martina Bechini, Raimondo Frattali, Glenda Garzelli, Simone, Filippo e Roberto Ramacciotti.

A parlare davanti al giudice sono stati i difensori dei due indagati per omicidio colposo plurimo (siamo ancora nella fasi preliminari): Sabrina Franzone, che assiste l’ex sindaco di Livorno Filippo Nogarin, e Anna Francini e Giuseppe Di Vetta per l’ex comandante della protezione civile, Riccardo Pucciarelli. Per l’esponente pentastellato la legale ha chiesto il non luogo a procedere (ha scelto il rito ordinario), mentre la procura vuole il rinvio a giudizio. Per Pucciarelli, invece, i pubblici ministeri Sabrina Carmazzi e Antonella Tenerani hanno chiesto un anno e otto mesi di reclusione in rito abbreviato – scelto dalla difesa – e gli avvocati ultimeranno la discussione nella prossima udienza.


In aula, la difesa dell’ex dipendente pubblico ora in pensione, ha spiegato come Pucciarelli «fosse privo di deleghe» sulla programmazione e la pianificazione della protezione civile. «La posizione di garanzia del dirigente di protezione civile – hanno spiegato i legali – non comporta di disporre dell’organico comunale, ma del personale attributo alla struttura. Quindi le microstrutture funzionali. Non compete al dirigente la valutazione di adeguatezza nella struttura, ma si esaurisce in un potere di segnalare all’autorità locale l’inadeguatezza di organico. Un cosiddetto potere timido: è il perimetro della sfera di responsabilità del dirigente».