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Darsena Europa, c’è una offerta

L’area delle vasche di colmata dove è prevista la realizzazione della Darsena Europa

Un pool di imprese si fa avanti per la costruzione delle nuove dighe a mare. Ma il passaggio più delicato sarà il secondo round a caccia di investitori privati

LIVORNO. Ancora non è stata nominata la commissione di gara, ancora le buste sono chiuse ma in realtà allo scadere del tempo per farsi avanti di fronte al maxi-bando dell’Authority per la Darsena Europa qualcosa già si può dire. Primo: il bando non è andato deserto. Secondo: si sa già chi si è fatto avanti. Anche perché è stata formalizzata una sola offerta nei tempi e nei modi previsti dalla gara relativa alla realizzazione delle opere a mare, a cominciare dalla diga foranea.

A farsi avanti è stato un pool di imprese che vede in campo la controllata che nella galassia di Fincantieri - colosso pubblico (71% in mano al risparmio postale con Cassa Depositi Prestiti) che ha alle spalle un fatturato da 5,9 miliardi di euro – si occupa di infrastrutture.


Fa parte di un raggruppamento temporaneo d’imprese con Società Italiana Dragaggi spa, Sales spa e Fincosit. La prima è una società romana che ha lavorato di frequente nei dragaggi del porto di Livorno in tutto lo scorso decennio, talvolta insieme alla Sales che ha sì il quartier generale a Roma ma le radici in Val di Cornia (e un curriculum di numerosi lavori fra l’interporto, il porto soprattutto di Piombino però senza dimenticare Livorno). Idem per la Fincosit, che qui da noi ha realizzato ad esempio il molo Italia poco meno di vent’anni fa.

A darne notizia è l’Authority di Palazzo Rosciano, presentandolo come «un altro passo decisivo – queste le parole – verso la realizzazione della Darsena Europa, l’opera di espansione a mare con la quale il porto di Livorno intende traguardate nuovi obiettivi in termine di espansione dei traffici e ottimizzazione degli spazi esistenti».

Beninteso, non è ancora l’aggiudicazione ma intanto si è sgombrato il campo dall’incubo di ritrovarsi ancora alle prese con un flop. Era accaduto nel primo round dei tentativi di far decollare il maxi-progetto infrastrutturale, quando ancora le regole sugli escavi avevano imposto un dimensionamento della Darsena Europa legato alla quantità di materiale dragato da ricollocare nei piazzali (e anche per via del farraginoso ingranaggio sull’avvicendamento fra parte pubblica e parte privata).

Tutto si era messo in moto quando l’allora presidente della Regione Enrico Rossi aveva messo sotto l’abete del Natale 2014 un pacchetto da 180 milioni di euro: erano gli anni in cui all’Authority Giuliano Gallanti e il suo numero due Massimo Provinciali tenevano a battesimo il Prg (atteso da 60 anni) e questo progetto che decollerà fra tante incognite e mille problemi.

Questa prima metà del progetto è in realtà un tradizionale appalto. Anzi, maxi-appalto: una delle più grandi opere pubbliche infrastrutturali in appalto in questa fase nel nostro Paese. Stiamo parlando, lo ricorda l’istituzione portuale, di «lavori per 393 milioni di euro» (con un quadro economico che arriva a 450 milioni). Ma è la seconda parte quella più delicata e esposta ai maggiori rischi: chiamerà gli operatori a metter mano ai propri forzieri per tirar fuori fra 200 e 300 milioni di euro e pagare così buona parte della realizzazione del terminal che avranno poi in concessione.

L’identikit dell’appalto è descritto dai funzionari dell’ente guidato da Luciano Guerrieri, che è anche commissario straordinario per la maxi-Darsena (con Matteo Paroli segretario generale dell’ente, Roberta Macii vicecommissaria affiancata da Enrico Pribaz per la parte tecnica e da Simone Gagliani per quella amministrativa).

C’è da realizzare – è la spiegazione – una diga foranea esterna di 4,6 chilometri: con il nuovo molo di sopraflutto (Diga Nord) e la demolizione della vecchia Diga della Meloria per realizzarne una nuova in sottoflutto. Il porto avrà accesso non più dalla sola imboccatura sud (con l’annoso problema della rotta costretta a piegare di 90 gradi): sarà realizzata una nuova imboccatura portuale a nord, occorrerà costruire il nuovo bacino portuale della Darsena Europa con il canale di accesso, oltre a nuove vasche di contenimento e alle attività di dragaggio ad esse collegate. A ciò si aggiungano ulteriori dighe interne per una lunghezza complessiva di altri 2,3 chilometri per perimetrare le nuove vasche di colmata che, con i loro 90 ettari, raddoppieranno i 70 già esistenti e per le quali c’è un progetto di consolidamento.

È prevista una imponente opera di dragaggio: in tutto 15,7 milioni di metri cubi da escavare dai fondali marini per portarli alla profondità adeguata perché il porto di Livorno possa accogliere navi ben più grandi di adesso, scongiurando il rischio di risultare tagliato fuori dalle grandi rotte internazionali. Ecco perché con tali escavi si punta a consentire l’imbasamento delle nuove banchine a meno 20 metri (così da reggere lavori per raggiungere in futuro profondità maggiori di quelle di progetto).

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