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Livorno, spaventoso incidente sulla Variante. Il racconto: «Temevo di morire carbonizzato»

ciò che rimane della Toyota Avensis di Marcello Bardi dopo l’incidente sulla Variante

Marcello Bardi, insieme alla compagna, dopo essere stato tamponato è finito con l'auto ribaltata nel fosso: «L'acceleratore era premuto, pensavo di andare a fuoco»

LIVORNO. «Dopo l’incidente, mentre io e la mia compagna eravamo nell’auto ribaltata nel fosso, il motore continuava ad accelerare. Non riuscivo a far niente, il quadro era rimasto acceso e ho avuto paura che da un momento all’altro andassimo a fuoco. Lei urlava “Amore, amore, amore”. Allora ho capito che stava bene: appena me ne sono reso conto mi sono sporto fuori dall’abitacolo, urlando aiuto, e dalla strada sono arrivati due ragazzi che ci hanno soccorso. Sono i nostri angeli, è incredibile riuscire a raccontarlo».

Marcello Bardi, 50 anni, è appena uscito dall’ospedale. Insieme alla compagna trentasettenne Cristina Luciani, poco dopo le 17.30 di sabato scorso, è rimasto coinvolto in uno spaventoso incidente stradale sulla Variante, poco dopo l’uscita di Stagno nord, mentre con la sua Toyota Avensis stava tornando a casa da due giorni trascorsi in una spa di Montecatini. Ciò che resta della sua macchina, fuori dalla carreggiata, è un cumulo informe di lamiere. E loro erano lì dentro. Salvi. Bardi – ex panettiere, storico atleta del Palio marinaro e dal 1988 fino all’anno scorso ininterrottamente allenatore di canottaggio proprio sui gozzi – sa di essere miracolato. E non ne fa mistero.


Bardi, la sua auto era irriconoscibile dopo l’incidente.

«Me l’hanno detto anche i miei figli, perché sono arrivati subito sul luogo dell’incidente. Sul momento pensavano che fossimo morti».

Invece stavate tutto sommato bene.

«Sì, stento a crederci, ma è così. Stamani (ieri per chi legge ndr) mi sono alzato dal letto pieno di dolori, ma penso che sia normale dopo quello che è accaduto. La mia compagna sta un po’ peggio: ha una mano fratturata e una lussazione al femore, che per fortuna non è rotto come credevamo all’inizio».

Cosa ricorda dell’incidente?

«Di aver pagato il pedaggio al casello e poi di essere stato tamponato. All’improvviso mi sono ritrovato nel fosso senza capire il motivo».

E poi?

«Una volta cappottati pensavo solo a Cristina. Le ho domandato come stesse, mi ha risposto “Bene”. Ci siamo dati forza l’un l’altro, avevamo paura che andasse tutto a fuoco perché l’acceleratore continuava ad andare e il quadro era rimasto acceso.

È riuscito a liberarsi da solo?

«No, era a testa in giù e da solo non riuscivo ad aprire la portiera. Appena ripresa la lucidità, mi sono affacciato fuori dalla macchina per urlare aiuto. E sono arrivati due ragazzi, i nostri angeli».

Vi hanno aiutato loro.

«Sì, Cristina è uscita dalla macchina grazie a loro. Poi anche io ho raggiunto la strada. Con il cellulare mi sono subito messo in contatto con i miei figli, lei con suo padre. Abbiamo subito raccontato loro che stavamo bene nonostante il terribile incidente».

Tantissimi atleti e appassionati del Palio marinaro, nelle ultime ore, le hanno scritto su Facebook. Un’ondata di affetto importante.

«Sì, alleno nel canottaggio dal 1988 e solo quest’anno ho preso una pausa per ricaricarmi. Fino al marzo scorso seguivo le ragazze del Salviano, è un mondo di cui faccio ancora parte. Ho voluto tranquillizzare tutti perché nonostante lo spaventoso incidente sia io che Cristina stavamo bene».

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