Rimane sotto sequestro il forno esploso dentro la raffineria Eni

L'incendio all'Eni

Livorno: il sostituto procuratore Giuseppe Rizzo firma il decreto di convalida per “congelare” l’elemento di prova. Fascicolo aperto per incendio colposo, unico indagato il direttore dello stabilimento

COLLESALVETTI. Resta sotto sequestro il forno della raffineria Eni di Stagno. L’impianto, l’unico attivo in quel momento nell’area lubrificanti della raffineria alla periferia nord della città, è esploso e ha preso fuoco per cause che la procura sta ancora accertando, motivo per il quale è stato nominato come consulente tecnico d’ufficio l’ingegnere marchigiano Gabriele Annovi. Intanto – dopo il sequestro congiunto del nucleo investigativo dei vigili del fuoco di Livorno e dei carabinieri del nucleo operativo ecologico di Grosseto, diretto dal maggiore Umberto Centobuchi, le due polizie giudiziarie delegate nelle indagini – il pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Giuseppe Rizzo, ha firmato il decreto di convalida dell’operazione (si tratta di un sequestro probatorio e non preventivo) per “congelare” l’elemento di prova.

UN INDAGATO

Il fascicolo aperto dalla procura è per incendio colposo, reato racchiuso nell’articolo 449 del codice penale, tecnicamente “delitti colposi di danno”. L’unico indagato – come anticipato dal Tirreno giovedì 2 dicembre – al momento è il direttore dello stabilimento: il livornese Fabrizio Loddo, 59 anni. Ma la procura sta ancora lavorando per appurare, nel caso, eventuali altre responsabilità su quanto accaduto.

LE IPOTESI

La domanda alla quale dovrà rispondere il perito è perché il forno è esploso. Tutto è successo alle 14.04 di martedì 30 novembre, quando un’enorme nuvola nera visibile a decine di chilometri di distanza ha avvolto Livorno e per fortuna nessun dipendente di Eni e dell’indotto della raffineria è rimasto ferito. Fra le ipotesi quella che un gas o un liquido, per un malfunzionamento del forno utilizzato per riscaldare il bitume, sia venuto a contatto con gli oli ad altissime temperature. Ma al momento, la procura, non ha una risposta definitiva.

lNQUINAMENTO

Delle indagini ambientali, per stabilire le eventuali ripercussioni sull’inquinamento, stanno invece procedendo i carabinieri del Noe. Verranno effettuati prelievi sul sottosuolo e analisi sulla qualità dell’aria e dell’acqua, anche se per quanto riguarda l’aria l’Arpat – già dalle prime verifiche – aveva escluso impatti importanti. «Effetti trascurabili», questo il report diramato dall’Agenzia per la protezione ambientale della Toscana la sera stessa dell’incidente.